L'ultimo incontro con il creatore dei famosi "Amoureux", che tornano ad ogni San Valentino

Scritto da Claudio Nobbio |    Febbraio 2005    |    Pag.

Giornalista Nato in Francia, vissuto a Sanremo, lavora a Venezia, abita a Firenze, gira l'Europa. Direttore d'albergo da sempre, è laureato in Scienze politiche. Ha trascorso all'estero lunghi periodi della sua vita: in Germania dove ha frequentato l'Università di Muenster Westfalia, in Svezia dove collabora con Fritidsresor, e in Francia, sviluppando un'ottima conoscenza delle lingue di questi Paesi. E' direttore della rivista "Hotel managers. Business and leisure", organo ufficiale dell'Associazione Direttori d'Albergo. Ha curato l'edizione italiana di "Lezioni dal Titanic", un volume di Henry Lang che trae spunto dagli errori commessi durante il viaggio inaugurale del famoso transatlantico. Il volume "Appunti di Hotellerie", edito da Next Italia, di cui è autore, è una guida pratica per chi è interessato al mestiere di albergatore. Ha partecipato per alcuni anni con Federico Fazzuoli alla trasmissione Linea verde, della Rai. In collaborazione con Davide Riondino ha scritto la storia "Il trombettiere di Custer", opera teatrale, che racconta dell'unico sopravvissuto alla battaglia di Little Big Horn. Autore del libro di poesie "La battaglia delle lucertole" (in inglese) illustrato da Karel Appel ed edito da Laurence Ferlinghetti in San Francisco. E' del 2004 l'esordio come romanziere in "Bucare la luna", edito da Polistampa.

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Anche fra cento anni,
effetto serra o devastante glaciazione permettendo, Raymond Peynet sarà ricordato come il cantore dell'amore tenero, apparentemente ingenuo e innocente. Ha contribuito di più Peynet alla memoria e alla gloria di San Valentino che alcune celebri industrie dolciarie.

I "fidanzatini", esili quanto basta, dall'aspetto sparuto e spaventato, abbigliati nello stesso modo per decenni, hanno attraversato - sopravvivendo - grandi mutamenti di costume, uragani come il sessantotto o il femminismo.
Lui vestito di scuro, il cappello a melone dimezzato, il colletto duro coperto da una zazzera irsuta.
Lei ingenua, gli occhi spalancati, la vita sottile, il petto rotondo e la pettinatura a coda di cavallo.
Se ne stanno seduti ai giardini pubblici, sfiorati da angioletti che rasentano il prato.
Didascalia: "Gli amorini volano bassi, domani pioverà".
Lui e Lei sventolano dalla finestra un lenzuolo da cui cade sulla testa dell'inquilina del piano di sotto una manciata di cuori. Protesta quest'ultima, col naso all'insù: "potreste adoperare l'aspirapolvere".
Mentre due amiche conversano in salotto, un cuore lanciato dalla strada come un sasso infrange il vetro della finestra.
Didascalia: "Oh, lui è proprio pazzo di me". Lezione in classe mista, la maestra dice a Lui, rosso di vergogna: "Ah, non sai che amore rima con cuore? Allora mi sfoglierai cento margherite".

Questo è il tenero umorismo di Raymond Peynet, l'artista francese che per quasi 60 anni ha predicato con la matita il candore e l'ottimismo, i valori del tanto disprezzato sentimento in un mondo sconvolto dalla violenza, e risolve in poesia - visto che le "autorità competenti" non ce la fanno - anche i problemi del vivere quotidiano.
Il "Colosseo" è pieno di buchi? I suoi "amoureux", cioè i fidanzatini, li coprono con altrettante tendine.
Minaccia di crollare la Torre di Pisa? Lui disegna un angelo che l'assicura saldamente ad una nube, mediante una fune.
Parma, città bifronte tra melodramma e gastronomia, gli ha suggerito una vignetta in cui si vedono pendere dal soffitto d'una salumeria prosciutti a forma di violini e mandole.

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L'intervista

Eravamo seduti da "Chez Louis", in corso Italia a Bordighera, nel 1995, punto d'incontro dei cartoonist di tutto il mondo durante il Festival dell'umorismo, io, Peynet e Cesare Perfetto, patron del festival.

Signor Peynet, può dare una definizione dell'umorismo?
«Direi che è un passaporto».

Verso il regno dell'onirico e della felicità?
«No, un passaporto in senso letterale. Senta questa. Nel 1952, quando vinsi il Trofeo di Palma d'Oro al Salone dell'umorismo, partii da Antibes per venire in Italia a ritirare il premio. Arrivato alla frontiera mi accorsi di non avere il passaporto. "Chi ci assicura che lei è Raymond Peynet?", obiettò giustamente la guardia alla dogana di
Ventimiglia. "Se vuole glielo dimostro - risposi - mi dia un foglio di carta". Presi una matita e feci un disegno con i miei fidanzatini e la sbarra si alzò. Il disegno è ancora lì, sotto vetro negli uffici della dogana, forse a ricordare che già da allora era nato il "passaporto dell'umorismo" e, infatti, l'umorismo cancella le frontiere».

Per Raymond Peynet l'amore era eterno, gli angeli esistevano davvero, gli uccellini cantavano tra fiori che non appassivano mai, alle stelle erano appesi i desideri degli amanti. I suoi fidanzatini un po' trasognati sono famosi nel mondo, quasi come Giulietta e Romeo.

Qual è la loro età?
«Hanno sempre vent'anni, ma in realtà sono nati nel 1942, per caso. Durante la guerra mi trovavo alla stazione di Valence e là, in attesa della coincidenza, andai a fare due passi finché arrivai in un giardino, al cui centro vidi un "kiosque à musique". Fu qui che mi venne l'ispirazione per un disegno. Rappresentai un gruppo di suonatori che al termine d'una esecuzione andavano via con gli strumenti nelle custodie, e uno solo continuava imperterrito a suonare il violino, dicendo al penultimo, già dietro agli altri: potete andare tranquilli, finisco da solo. Titolo del mio disegno: Sinfonia incompiuta. Spedii il disegno a Ric e Rac, un giornale per gli inglesi che si stampava a Parigi, ma l'impaginatore traendo lo spunto da una sola ragazza che ascoltava la musica, mise un altro titolo, Les amoureux de Peynet, e mi dissero che bisognava continuare: ecco come nacquero il poeta e la fidanzata. Giunti in Italia Cesare Perfetto li chiamò Valentino e Valentina».

Nacquero in anni duri e desolati. La guerra pareva non finire mai, la gente non sorrideva più, non sapeva sorridere, sempre con la paura dell'indomani. Soltanto i fidanzatini erano pieni di candore e di speranza. Un soffio di poesia in una cupa realtà. Arrivarono puntuali, dappertutto, ogni settimana, come angeli di ottimismo nelle case e negli uffici. Finita la guerra, andarono per le strade del mondo, tra i casi della vita quotidiana, sempre tenendosi per mano. Perenni sognatori, i piedi sfiorano appena la terra, la testa tra le nuvole. Eterni fidanzati, non si sposano perché non ce n'è bisogno.

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Ma questo amore romantico dei fidanzatini, signor Peynet, ha ancora un senso oggi?
«Voglio crederlo, perché è il contro-veleno della violenza. La società è egoista e se grido "al ladro" nessuno corre in aiuto. Tutto questo fa molta tristezza. Ma poi vedo due ragazzi che, oggi come ieri e come sempre, si abbracciano sulla panchina di un parco, strappano un fiore da una siepe e se lo offrono come se fosse un cuore di diamanti. Sono innamorati, e quando ci si ama la luce naturale della vita colora giocosamente tutto ciò che vede, che trova, che le viene incontro».

LA VITA
Denise, la sua musa

Raymond Peynet nasce il 16 novembre del 1908 a Parigi. E' l'ultimo giovane ammesso al Germain Pilon, il futuro Istituto di arte applicata all'industria. Ne esce con il massimo dei voti ed è uno dei fratelli Lumière a consegnargli il diploma. Nel 1930 si sposa con Denise Damour («un cognome che era tutto un programma», amava ripetere): hanno una figlia, Annie.

La creazione dei celeberrimi "Les Amoureux" avviene durante la guerra, a Valence: i "fidanzatini" diventano subito il simbolo della festa di San Valentino. Peynet è il primo vincitore del Premio internazionale dell'umorismo di Bordighera, nel lontano 1952. A lui la cittadina ligure ha intitolato il Chiosco sul Lungomare Argentina, così simile alle romantiche ambientazioni delle sue dolcissime vignette. Ci lascia il 14 gennaio 1999, a 90 anni.

Raymond Peynet era soave e candido come il suo Valentino, lavorava molte ore al giorno, in una divertente casa di Antibes, immersa nel verde e nel silenzio, con la moglie che è sempre stata la sua ispiratrice.
Dopo un po' si capiva che "les amoureux" in fondo erano proprio loro.

Lo scorso anno "le kiosque à musique" di Valence stava per essere demolito per far posto ad un padiglione espositivo. I giornali protestarono, la città si ribellò, e al consiglio comunale non restò che revocare la decisione. Oggi il chiosco è monumento nazionale.


MOSTRA
Cuori Infranti

Ironia e divertimento intorno al tema dell'amore. E la mostra inizia proprio il 14 febbraio, San Valentino, per concludersi il 24, alla Tuscany Painting Studio Gallery di Firenze, in via Ghibellina 113/r. Si intitola "Cuori Infranti - Broken Hearts" e sono esposti quadri, fotografie e disegni. Cinque gli artisti che esporranno le proprie opere: Silvia Silvestri, Angie Brooksby e Alessandro Reggioli pittori, Stefano Giraldi fotografo e Massimo Cavezzali disegnatore.

Orario 14,30 - 19,30 tutti i giorni, chiuso la domenica. Inaugurazione 14 febbraio dalle 18,30 alle 21,30.

Info: Tuscany Painting Studio Gallery, tel. 055 283949


Il disegno, ispirato a Les Amoureux di Peynet, è di Viola Mura