La voce degli internati in Germania nel libro "Arbeiten!" di Fabrizio Silei

Scritto da Silvia Gigli |    Aprile 2007    |    Pag.

Giornalista E' nata e vive a Firenze ma è per metà senese. Ha iniziato a frequentare il mondo del giornalismo giovanissima, collaborando con quotidiani come La Città, Paese Sera e numerosi mensili toscani. Ha lavorato al quotidiano Mattina, allegato toscano dell'Unità, fino al '99, poi al Corriere di Firenze, infine caposervizio delle pagine dell'Unità in Toscana. Scrive sull'Informatore dal 1990.

Eroi silenziosi
Silenziose e determinate,
nel rigido inverno del 1944 le donne di Vienna sfidarono la neve e i nazisti per regalare la vita ai prigionieri italiani. Tozzi di pane abbandonati casualmente sui muretti di un giardino pubblico, buoni per il pane nascosti in una palla di neve, e poi pezzi di torta al cioccolato e vettovaglie di ogni genere sottratte alla famiglia per aiutare il "nemico". Grazie a quelle donne e ad un sorvegliante ceco di manica particolarmente larga, un manipolo di prigionieri italiani visse in maniera diversa il Natale del '44 e poté sopravvivere alla fame e ai rigori di quell'inverno ghiacciato.

"Le donne di Vienna" è una storia vera. Lo scrittore fiorentino Fabrizio Silei l'ha strappata all'oblio della storia per trasformarla in un breve e toccante racconto. Silei, che ha lavorato per anni sulla seconda guerra mondiale raccogliendo testimonianze di ex internati, partigiani, soldati e delle loro famiglie, ha scelto alcune di queste storie per realizzare una serie di racconti che sono confluiti in "Arbeiten!", volume pubblicato da Polistampa (85 pp., 9 euro) nel quale la memoria torna a bussare alle nostre coscienze con un tocco fresco e originale. Dalla tragedia di Cefalonia raccontata dalla voce di Amos Pampaloni ai piccoli grandi eroismi di umili contadini catapultati loro malgrado al fronte, Silei dà voce a quella parte d'Italia che non ha mai potuto esprimersi. E così la grande storia si arricchisce delle esperienze straordinarie di uomini semplici, spesso analfabeti, carichi di un bagaglio di vita che dà una nuova luce a fatti che sembrerebbero ormai arcinoti.

Nei racconti di Silei si scopre che non tutto è bianco o nero, che il nemico può essere anche buono, che soprattutto in tempo di guerra è l'uomo che si trova di fronte all'uomo, nel bene e nel male. E che in mezzo ad immani tragedie possono far capolino grandi gesti di umanità.
«Ascoltando questi uomini ho capito che è più miracoloso e degno di essere tramandato il gesto delle donne di Vienna o del dottore tedesco che rischia la vita per salvare i prigionieri italiani dalle SS piuttosto che il ripiegamento morboso sull'orrore», spiega oggi lo scrittore. E siccome le passioni hanno il vizio di germogliare, ecco che Silei ha attinto ancora dalla seconda guerra mondiale per scrivere un nuovo romanzo per ragazzi, "Alice e i nibelunghi" (in corso di pubblicazione da Salani), nel quale si affronta il tema spinoso del negazionismo storico della Shoah. Un libro importante, soprattutto per il pubblico al quale è rivolto, spesso indifeso nei confronti di certe manipolazioni della storia. Dagli ex internati ai ragazzini del 2007, perché il filo rosso della memoria non si spezzi mai.