Aumentano le vendite, ma le percentuali restano basse. L'impegno di Coop

Scritto da Letizia Coppetti |    Novembre 2001    |    Pag.

Giornalista Fiorentina, laureata in lingue e letterature straniere, ha lavorato per tredici anni alla redazione di Firenze dell'Agenzia Ansa, occupandosi sia di cronaca nera che di bianca. Collabora dal 1990 con l'Informatore e dal giugno 2001 a dicembre 2002 si è occupata dei contenuti del sito di Unicoop Firenze. E' stata anche direttore del periodico Celiachia Notizie, house organ dell'Associazione Italiana Celiachia. E' stata coordinatore redazionale dell'Informatore fino al giugno 2006, la rivista dedicata ai soci.

Chi compra questi prodotti, non si porta a casa solo un buon caffè o dell'ottimo succo d'arancia: contribuisce anche a garantire ai piccoli produttori del sud del mondo e ai loro figli condizioni economiche e di vita più dignitose. Sono i prodotti per la solidarietà - caffè, tè, cacao, cioccolata, miele, succo d'arancia - commercializzati in Italia con il marchio TransFair (un'associazione senza scopo di lucro costituita da organizzazioni che operano nel campo della solidarietà, della cooperazione internazionale, dell'educazione allo sviluppo), in vendita in 800 supermercati e ipermercati Coop, nella rete delle Botteghe del mondo, e da poco anche in altre grandi catene commerciali. I prodotti equi e solidali sono ormai disponibili in circa il 35% della distribuzione italiana. Eppure, le quote di mercato raggiunte da questi prodotti sono ancora minime: 0,3% è la media italiana, mentre nella rete di vendita di Coop, in tutta Italia, questa cifra raddoppia. Ma si resta ancora lontani dai risultati raggiunti in Germania (2%) dove però la vendita dei prodotti equi e solidali avviene da molto più tempo che in Italia.
Equi ma pochi
Di tutto questo si è parlato a Firenze durante il convegno "Globalizzazione solidale - La sfida del Fair Trade", organizzato dall'Associazione Nazionale Cooperative Consumatori e da TransFair Italia. Obiettivo dell'iniziativa, fare il punto sulla situazione del settore e promuovere il rilancio del commercio equo e solidale. «Da quando siamo partiti, cinque anni fa - ha detto Roberto Cavallini, responsabile dei progetti di solidarietà di Ancc-Coop - abbiamo ottenuto risultati apprezzabili nelle vendite, ma oggi notiamo che ulteriori incrementi si ottengono solo se vengono introdotti nuovi prodotti (recentemente, ad esempio, il succo d'arancia), mentre le vendite delle singole referenze si sono stabilizzate». Perché? «La scelta di procedere all'acquisto dei prodotti per la solidarietà - spiega Cavallini - è per i consumatori ancora episodica. Occorre quindi lavorare su questo, con campagne di sensibilizzazione che coinvolgeranno soci, giovani e dipendenti. Sarà anche migliorata la visibilità nei punti vendita». Un altro fronte su cui lavorare sarà quello di trovare nuove referenze da introdurre sul mercato, come altri tipi di caffè o di tè, zucchero e marmellate. TransFair pensa inoltre di ripetere iniziative che hanno avuto successo, come quella della vendita del pallone equo, estendendola ad altri prodotti del settore manifatturiero, vestiti e calzature. Coop si è posta un obiettivo: incrementare le quote di vendita di questi prodotti fino a raggiungere l'1%. Questa quota potrebbe però lievitare se Coop procederà ad un ulteriore passo, che è stato preannunciato da Cavallini proprio in occasione del convegno fiorentino: sperimentare un percorso comune tra i prodotti della solidarietà e quelli a marchio Coop. Questo significa che alcuni prodotti equi e solidali potrebbero essere venduti con il marchio Coop. Conoscendo il grado di affezione ("anzi, di amore", ha detto Cavallini) che i consumatori hanno verso i prodotti a marchio Coop, ai quali viene riconosciuto un ottimo rapporto qualità/prezzo, si può ipotizzare un grosso incremento nelle vendite. E questo si tradurrebbe immediatamente in grandi benefici per i piccoli produttori del Sud del mondo.


Buoni e biologici
I prodotti per la solidarietà certificati TransFair sono acquistati a condizioni eque nei paesi poveri del sud del mondo. Tè, caffè, miele, cacao e gli altri prodotti vengono acquistati da Coop direttamente dai fornitori - sudamericani, indiani e africani -, a un prezzo più alto di circa il 20 per cento. Una parte di questo sovraprezzo viene investita in progetti di sviluppo per le comunità locali: formazione professionale, ambulatori, acquedotti, scuole, trasporti pubblici. I pagamenti sono anticipati di circa sei mesi rispetto alla consegna, per cercare di combattere il fenomeno dell'usura, e i contratti sono di lunga durata, in modo da garantire una certa continuità. Recentemente il prezzo del caffè è crollato (oggi è al di sotto della metà della quota minima garantita da TransFair), rovinando migliaia di piccoli produttori, ma non quelli che aderiscono a TransFair. Sono prodotti di alta qualità; hanno caratteristiche assimilabili a quelle dei prodotti biologici (sono coltivati con metodi tradizionali che riducono al minimo o non usano affatto pesticidi e concimi chimici), ma non sono certificati come tali perché i costi derivanti dalla certificazione ne farebbero lievitare i prezzi.