“Prodotto nel rispetto dei valori cooperativi”. Le bugie di 'SOS Rosarno'

Scritto da La Redazione |    Febbraio 2014    |    Pag. 16

Nella zona di Rosarno, nella Piana di Gioia Tauro, la Coop non acquista nemmeno un clementino o un’arancia, né a proprio marchio, né del fornitore. Nella zona, Coop aiuta le cooperative di giovani che lavorano e producono nelle terre sequestrate alla ‘ndrangheta.

In più a Polistena è stato inaugurato nel luglio scorso un poliambulatorio di Emergency costruito grazie agli sforzi congiunti di Libera, Emergency, cooperativa Valle del Marro, Parrocchia Santa Maria Vergine e la Fondazione Il Cuore si scioglie, la Onlus promossa da Unicoop Firenze per sostenere progetti di solidarietà.

Il poliambulatorio si rivolge proprio ai più deboli, a coloro che sono sfruttati e tenuti ai margini della società. E l’impegno in questa direzione continua, per realizzare a Polistena centri di aggregazione e numerose altre iniziative negli immobili confiscati alla ‘ndrangheta. Ciò significa che siamo attivamente vicini (e da sempre) a coloro che si oppongono a pratiche di sfruttamento e operiamo sul territorio con politiche commerciali coerenti con questi principi.

Insomma un impegno reale e concreto anche per quei lavoratori extracomunitari che, da quelle parti in particolare, sono trattati come schiavi: salari ridicoli, alloggi indecenti, nessuna tutela. In loro difesa, sabato 11 gennaio, si sono sollevate, giustamente, le proteste con presidi davanti a vari supermercati in tutta Italia promossi da “SOS Rosarno”. Anche in questo caso si è voluto in tutti i modi fare di ogni erba un fascio e associare la Coop alle altre catene di distribuzione.

Tutti accusati di imporre il prezzo di acquisto ai produttori, “un prezzo che i piccoli sono costretti a subire e le medie-grandi imprese sostengono grazie all’abbattimento dei costi di manodopera e appaltando il lavoro a cooperative che hanno istituito un sistema di vero e proprio “caporalato legalizzato” che impiega per lo più manodopera a basso costo immigrata”.

Ispezioni oltre quota mille

Coop Italia acquista agrumi da altre zone della Calabria, con grande attenzione verso gli aspetti etici e qualitativi delle produzioni, e a prezzi ben più alti di quanto viene scritto su internet.

Il tema dello sfruttamento di migliaia di lavoratori stranieri, in gran parte clandestini, che sono impegnati nelle campagne del sud per effettuare la raccolta stagionale di frutta e verdura, è infatti da anni all’attenzione del movimento cooperativo.

Il punto di partenza dell’azione di Coop per combattere sfruttamento e lavoro nero è stata la decisione nel 1998 di certificarsi secondo lo schema SA8000, impegnandosi affinché le produzioni a marchio Coop siano realizzate nel rispetto dei diritti umani, il rispetto dei diritti dei lavoratori comprensivi dell’equo salario, il rispetto della sicurezza e della salubrità sul posto di lavoro.

Questo implica che questi standard sono previsti nei capitolati di acquisto e negli anni Coop ha fatto effettuare oltre 1.100 ispezioni sulle proprie filiere per verificarne il rispetto.  Anche sui prodotti non a proprio marchio, Coop pretende garanzie etiche ai propri fornitori.

A fronte di questi impegni nel 2010 Coop è stata giudicata la migliore catena distributiva in Europa per responsabilità sociale da parte di Consumers International, un’organizzazione che raggruppa oltre 220 associazioni di consumatori di 155 nazioni; nel 2013 anche Altroconsumo ha giudicato Coop di gran lunga la migliore catena distributiva in Italia per gli impegni etici.