Intervista a Marco Innocenti

Scritto da Silvia Gigli |    Luglio 2001    |    Pag.

Giornalista E' nata e vive a Firenze ma è per metà senese. Ha iniziato a frequentare il mondo del giornalismo giovanissima, collaborando con quotidiani come La Città, Paese Sera e numerosi mensili toscani. Ha lavorato al quotidiano Mattina, allegato toscano dell'Unità, fino al '99, poi al Corriere di Firenze, infine caposervizio delle pagine dell'Unità in Toscana. Scrive sull'Informatore dal 1990.

Epopea di un pubblicitario
Ha creato un personaggio letterario che in pratica è il suo alter ego e si è talmente affezionato alla sua creatura da non volersene più liberare. Marco Innocenti, pisano, 35 anni, lavora a Firenze in un'agenzia pubblicitaria e con il suo primo manoscritto ha vinto il premio Euroclub Linus. Quella storia, che raccontava le gesta esilaranti di un Woody Allen di periferia, l'imbranato Paolo Tarantini, è diventata un libro pubblicato nell'ottobre dello scorso anno dalla Baldini & Castoldi. "Contro il resto del mondo", la prima opera letteraria dell'estroso pubblicitario pisano, è stato appena tradotto e pubblicato in Germania. E Innocenti ha già pronto il suo seguito.
«Lo confesso, Paolo Tarantini è in pratica la mia metà - racconta Marco Innocenti -. Mi assomiglia molto, non a caso fa il mio stesso lavoro: pubblicitario aspirante scrittore. Ho appena finito il mio secondo romanzo e il protagonista è ancora lui». A spingere definitivamente Innocenti verso la scrittura è stato un libro, "Chiedi alla polvere", di John Fante.
«Arturo Bandini ha acceso una lampadina nel mio cervello. Me ne sono innamorato e ho cominciato a leggere tutto su di lui. Poi, ad un certo punto, è nato Paolo Tarantini». A dire il vero Innocenti ha iniziato a scrivere prestissimo ma ad un certo punto ha scoperto il fumetto e per un po' di tempo, dal '95 al '98, ne ha addirittura pubblicato uno tutto suo che si chiamava "Lenin". Innocenti, che racconta di scrivere «di notte, durante i fine settimana, nelle feste comandate e quando sono a letto con l'influenza», è anche un lettore accanito dei grandi autori americani. Da Hemingway a Raymond Carver, J.D. Salinger e Richard Ford. Con una concessione al Sudamerica di Osvaldo Soriano. E gli italiani? «Ne amo uno praticamente sconosciuto: Umberto Simonetta. La sua Ballata dei Cerutti è fantastica». Per uno che ha inventato la trascinante epopea di uno sfigato è un'indicazione preziosa.