Legna da ardere, cippato e pellet: riscaldamento ecologico e a buon mercato

Scritto da Francesco Giannoni |    Febbraio 2017    |    Pag. 40, 41

Fiorentino da una vita, anche se con sangue maremmano e lombardo, laureato in lettere, è sposato con due figli. Si occupa di editoria dal 1991, prima come dipendente di una nota casa editrice della sua città, ora come fotografo e articolista free-lance. Collabora a riviste quali Informatore, Toscana Oggi, Calabria7, e a importanti case editrici.

legna da ardere

Foto F. Giannoni

Ambiente

«Il potenziale produttivo dei boschi toscani è enorme e sottoutilizzato: ha una superficie forestale di oltre un milione di ettari, la metà della superficie regionale, con una dotazione stimata in 130 milioni di metri cubi di legno. Ogni anno cresce di cinque milioni di metri cubi; se ne usano solo due: potremmo raddoppiare l’uso del legno senza intaccare il patrimonio boschivo». Chi parla è Carlo Franceschi, referente per il centro Italia di Aiel, Associazione italiana energie agroforestali, associazione di filiera per le tecnologie di riscaldamento con alti rendimenti e basse emissioni.

Quindi l’uso sostenibile delle foreste tutela l’ambiente e il territorio e potrebbe essere una risorsa economica importante per la Toscana. «La difesa idrogeologica del territorio, infatti, - prosegue Franceschi - è garantita da una gestione sostenibile del patrimonio forestale, rispetto all’abbandono in cui versano la maggior parte dei nostri boschi. Un esempio lo abbiamo visto quando, alcuni anni fa, tempeste di vento flagellarono le foreste toscane: ci furono più danni nei boschi abbandonati rispetto a quelli gestiti».


Tagliare fa bene

«I tagli boschivi eseguiti con le dovute regole conservano la superficie forestale: ad esempio, il bosco ceduo tagliato selezionando i tronchi da abbattere e cadenzando il taglio negli anni, - spiega Franceschi – lo si rinnova perché si stimolano le ceppaie a ricacciare nuovi polloni, così si ricostituisce e ringiovanisce il bosco». Oltre che per evitare frane e alluvioni, l’uso razionale del bosco serve allo sviluppo economico. Franceschi: «Bruciare legna contribuisce a sostituire combustibili come gas e cherosene, causa di effetto serra e cambiamenti climatici. Consideriamo anche che il legno ce l’abbiamo in casa: questo ridurrebbe l’importazione di combustibili fossili e l’impatto legato ai trasporti». Ma con i recenti sfondamenti dei livelli di inquinanti nell’aria, obiettiamo, è stato limitato o addirittura vietato l’uso di camini e stufe. «La nostra Associazione è impegnata a promuovere tecnologie con alti rendimenti e basse emissioni. Rispetto al vecchio caminetto a fiamma aperta o alla vecchia stufa, abbiamo moderni generatori a legno che consentono risultati più che positivi. Per questo siamo per la “rottamazione” dei vecchi apparecchi con quelli più moderni». Del resto il futuro delle energie rinnovabili passa attraverso l’integrazione fra le varie tipologie. Fotovoltaico, solare termico, eolico, geotermia, biomasse: sono fonti rinnovabili da promuovere e diffondere sulla base delle condizioni particolari che si presentano nel contesto del proprio territorio. A volte sono da combinare fra loro: ottima per esempio l’integrazione fra apparecchi a combustibili legnosi e pannelli solari per produrre acqua calda.

Domandiamo a Franceschi: pensa che il bosco sia una risorsa economica solo dal punto di vista energetico e solo per le zone montane e rurali? «La produzione e il consumo di combustibili legnosi rappresenta un’importante risorsa per quanto riguarda l'occupazione e lo sviluppo delle imprese forestali, ma anche per tutti gli altri settori della filiera, come imprese termoidrauliche e i produttori e distributori di apparecchi termici. Inoltre la presenza d’imprese forestali qualificate che operano sul territorio garantisce il controllo dell’ambiente sull'assetto idrogeologico delle zone collinari e montane e delle pianure a valle». Le imprese forestali professionali in Toscana sono circa 1400. In più ci sono imprese che lavorano il bosco come attività secondaria e per l’autoconsumo.


Cippato e pellet

Dopo la teoria, la pratica. La Toscana è ai primi posti in Italia per l’uso di combustibili legnosi, in particolare legna da ardere, ma anche pellet e cippato. Della prima abbiamo già visto. Veniamo agli altri due. Il pellet, segatura pressata in cilindri di legno di circa 2 cm di lunghezza e 6 mm di diametro, è adatto sia per apparecchi domestici che per caldaie. Per garantirne la qualità, il pellet deve avere la certificazione internazionale ENplus che controlla la filiera produttiva. Il cippato, legno ridotto in scaglie di dimensioni variabili, è usato in caldaie di piccola, media e grande potenza. «C’è da precisare - conclude Franceschi - che i combustibili legnosi convengono rispetto a Gpl e gasolio, mentre nel caso del metano il vantaggio è più risicato. Cioè: se il gasolio da riscaldamento costa 119 euro per ogni mega watt/ora, il cippato ne costa 27; ma per dare energia quanto un litro di gasolio occorrono tre chili di cippato, quindi si risparmiano 38 euro. A seconda del tipo di apparecchio (stufa o caldaia), si riscaldano singole stanze, interi appartamenti, condomini, ed edifici pubblici. Esistono esperienze positive di caldaie a cippato per edifici pubblici, in diverse realtà della Toscana».


L'intervistato

CarloFranceschi

Referente Aiel per il centro Italia

Carbonella senza carbonari

Il carbone da legno deriva dalla combustione di legna in carenza di ossigeno: la legna non si consuma, ma, semplificando, subisce un processo di cottura. La carbonaie tradizionali erano allestite nei boschi soprattutto della Maremma. Rifare la carbonella con questi metodi oggi, inquina e costa tanta fatica per gli operatori. La Regione Toscana ha finanziato il progetto per una “carbonaia mobile”, progetto seguito dall’Università della Tuscia, con il principale obiettivo di abbattere le emissioni durante la carbonizzazione. Il carbone da legna, usato marginalmente in cucina, è impiegato in campi come i sistemi di filtrazione (carboni attivi) e la farmaceutica, dove le prospettive per il prodotto sembrano incoraggianti.

Info: www.aiel.cia.it




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