Un problema diffuso soprattutto fra le donne. I rimedi: mai abusare dei lassativi

Scritto da Alma Valente |    Giugno 2015    |    Pag.

Giornalista Nata a Roma.

Dopo la laurea in Filosofia ha insegnato per due anni. Successivamente ha lavorato presso l'Ufficio Stampa della Presidenza dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, collaborando in particolare con Giorgio Napolitano.

Trasferitasi a Firenze, ha iniziato a scrivere l'Informatore, con articoli inerenti la di medicina.

Dal '97 ha cominciato a fare televisione: prima come inviata per la trasmissione Informacoop e poi curando una rubrica dedicata alla salute all'interno di Liberetà (trasmissione dello Spi-CGIL).

Disegno di L. Contemori

Quando si parla delle funzioni intestinali, c’è sempre un po’ di imbarazzo ad affrontare l’argomento, come se fosse una cosa di cui vergognarsi. Per una forma di pudore molti non riescono ad evacuare se non si trovano a casa propria, oppure se vi sono delle situazioni in cui temono di essere disturbati. Eppure la stipsi è un fenomeno frequente, tanto da avere una prevalenza nella popolazione generale che varia dal 10 al 20% nei diversi Paesi.

Nonostante che evacuare ogni 2-3 giorni può essere considerato normale, ci sono persone che, se non lo fanno giornalmente, avvertono disagio. Dato che la stipsi non è considerata una malattia vera e propria, ci siamo rivolti alla Stefania Paoli, farmacista, che rappresenta l’operatore sanitario a cui per primo la popolazione si rivolge.

In farmacia

Le persone chiedono consigli al farmacista per il problema della stipsi o, al contrario, cercano uno specifico preparato da banco?

«Entrambe le cose, dipende dai singoli casi; se ormai la condizione è cronica, i clienti chiedono il prodotto che usano abitualmente, salvo poi voler cambiarlo quando questo non funziona bene perché l'organismo si è assuefatto».

Quali sono i consigli che può dare un farmacista?

«Consigliamo sempre prodotti che sono "rieducatori intestinali" a base di fibre o di sostanze che richiamano acqua a livello intestinale. Ambedue riattivano il normale funzionamento, facilitando la progressione del contenuto verso la naturale espulsione. Si suggeriscono i lassativi solo per una stipsi occasionale, mentre li sconsigliamo per stipsi croniche, proprio perché danno assuefazione e irritano l’intestino».

Dal medico

Ma per inquadrare il problema in maniera organica abbiamo chiesto a Andrea Galli professore associato di Gastroenterologia presso l’Università di Firenze.

Quali sono i criteri che permettono di fare diagnosi della presenza della stipsi?

«La stipsi è una condizione di ridotta frequenza dell’alvo o di una difficoltosa evacuazione. Si fa diagnosi di stipsi cronica quando negli ultimi tre mesi esistono almeno due delle seguenti condizioni: frequenza dell’alvo inferiore a 3 evacuazioni nell’arco di una settimana, sforzo evacuativo, feci dure o caprine, sensazione di evacuazione incompleta».

Quali sono le cause della stipsi?

«Bisogna distinguere quella primitiva, da una secondaria. La seconda è associata a malattie croniche come diabete, ipotiroidismo o malattie neurologiche o all’uso di farmaci come antistaminici, antiinfiammatori e anestetici. La primitiva è la più frequente, ed è un disturbo funzionale legato principalmente allo stile di vita. Una dieta povera di fibre determina, infatti, una riduzione dell’attività motoria propulsiva necessaria a trasportare le feci verso il retto, mancando in tal modo lo stimolo ad evacuare. Infine si manifesta quando si ha una scarsa sincronizzazione tra la manovra di spinta e il rilasciamento dello sfintere anale».

Quali sono i rimedi?

«Prima di tutto ristabilire le condizioni alimentari adeguate, con l’introduzione di alimenti quali frutta, verdura, legumi, e con un apporto di liquidi, bevendo non meno di un litro e mezzo di acqua al giorno. Se questi presidi sono insufficienti, è necessaria l’introduzione di un lassativo. Agenti di massa come le fibre possono essere usate tranquillamente perché prive di effetti collaterali; fra queste la crusca, la cellulosa, lo psyllium o il glucomannano: tutte aumentano la massa fecale trattenendo acqua.

Analoga azione fanno i lassativi osmotici che richiamano liquidi aumentando il volume e la fluidità delle feci; fra i più usati il Macrogol oppure il lattulosio e il mannitolo, e alcuni sali minerali, come l’idrossido di magnesio. Meno usati sono i lassativi di contatto, perché irritano la parete stimolando i plessi nervosi con stimolazione dell’attività motoria e secretoria dell’intestino, in quanto, oltre a dare assuefazione, inducono crampi addominali. Esistono nuove sostanze che agiscono aumentando la motilità intestinale che migliorano la possibilità di trattamento a pazienti che talora dovevano andare incontro a cure più complesse».

L'abuso di lassativi può nuocere alla salute?

«Nessun lassativo è innocuo, anche le semplici fibre oltre a dare talvolta effetti collaterali, possono alterare l’assorbimento dei farmaci, specie nell’anziano che talvolta assume molti farmaci salva-vita. Inoltre gli stessi sali di magnesio, se usati impropriamente, possono determinare ipermagnesiemia, con conseguenti alterazioni neuromuscolari, o complicare la funzionalità renale. Quindi è necessario dare, da parte del medico curante, una corretta informazione sulle possibili conseguenze indesiderate».

Un occhio alla psiche

Date queste premesse abbiamo sentito anche il parere della psichiatra Barbara Mezzani.

I prodotti che sono usati per la cura della stipsi possono essere considerati tra quelli che provocano dipendenze?

«Il problema nasce dalla facilità di accesso a questi preparati. È presente anche il pregiudizio che non siano dannosi. Purtroppo l’abuso di lassativi è un fenomeno in crescita. Ed è correlato all’idea che il nostro corpo possa essere controllato da noi stessi. Un comportamento che si riscontra spesso nei pazienti che presentano un disturbo alimentare, poiché l’uso di lassativi viene considerato un metodo per il controllo del peso corporeo. Alcuni per compensare una abbuffata o semplicemente uno sgarro, abusano di questi prodotti, li utilizzano anche giornalmente per non aumentare di peso.

In realtà la loro azione è sul contenuto di acqua del corpo, quindi la variazione di peso, non è costante, né tantomeno legata al contenuto di grasso del corpo. Ciò può essere correlato con particolari caratteristiche di personalità, soprattutto in persone tendenti all’uso di sostanze tossiche (dal fumo, alla droga, al caffè), come di farmaci in maniera autonoma. Infine avviene nelle persone anziane, focalizzate sulla funzione intestinale o in coloro che hanno la paura che non siano assolte le normali funzioni fisiologiche. È sempre opportuna una maggiore educazione, sia sul funzionamento di questi preparati, sia sugli effetti dell’uso e dell’abuso».

 

Gli intervistati: Stefania Paoli, farmacista; Andrea Galli professore associato di Gastroenterologia presso l’Università di Firenze; Barbara Mezzani, psichiatra

I lassativi - I consigli del Prof. Giorgio Calabrese. Da ABC Salute redazione –04.12.12 – durata 1’ 25’’