Scritto da Ugo Pinferi |    Ottobre 1998    |    Pag.

Dirigente Associazione regionale lombarda cooperative di consumo

La società elettrica spagnola Endesa ha annunciato che costruirà una centrale elettrica alimentata con i residui della lavorazione dell'olio d'oliva. Naturalmente verrà collocata nella zona degli ulivi, a Ciudad Real. Costerà 28 miliardi di lire e potrà generare 14 megawatt. L'operazione, che coinvolge i produttori locali, ha un doppio obiettivo: utilizzare l'alto potenziale energetico dei residui e controllarne gli smaltimenti, particolarmente onerosi in questo settore. Un minore sfruttamento delle sanse, inoltre, consentirebbe di togliere dal mercato oli di scarsissima qualità, spesso alla base di operazioni truffaldine.
In Italia non si ha notizia di esperimenti del genere, almeno a livello industriale. Certo, il potenziale energetico di questi prodotti di scarto non è una novità, tant'è che c'è già chi, nel suo piccolo, ha pensato bene di farne buon uso. Come nel bar principale sotto i portici di Pieve di Teco (Savona), sui monti vicino ad Albenga. Lì un tempo funzionava - e forse funziona ancora - una stufetta di ghisa di modestissime dimensioni. Ebbene, bruciando i noccioli di olive provenienti dall'adiacente frantoio, la piccola stufa riusciva a riscaldare egregiamente tutto l'ambiente e i suoi avventori, che erano soliti trascorrere nel bar intere serate giocando a biliardo.