In estate numerosi eventi in tutta la città

Scritto da Giulia Caruso |    Giugno 2004    |    Pag.

Giornalista Si è formata professionalmente come collaboratrice stabile della cronaca toscana de l'Unità, redazione cultura e spettacoli, dal '90 al '97, per la quale si è occupata di musica - in prevalenza rock - moda, costume e cinema. Attualmente collabora con il Corriere di Firenze per il quale è corrispondente per la cronaca locale da Empoli, e per il mensile Rockstar. Esperta di linguaggi e culture giovanili, di viaggi e turismo, è inoltre appassionata di enogastronomia.

Effetto Venezia
Libeccio e maestrale
e il ricordo - ormai remoto - di antichi galeotti che hanno lavorato alla costruzione dei bastioni dell'antico Porto mediceo.
Se si cerca l'essenza di questa città non si possono ignorare questi due elementi: il suo fascino inquieto e inafferrabile ha queste radici. Livorno, grande calderone di culture, multietnica da sempre, battuta dai venti e dai popoli, città libera, ha come simbolo un gruppo statuario di quattro uomini incatenati.

Distrutta dai bombardamenti durante la seconda guerra mondiale, la vecchia Livorno non ci resta che immaginarcela. Per catturarne le tracce, possiamo avventurarci tra le stradine e i canali de "La Venezia", piccola eco labronica della città lagunare, da cui furono chiamati architetti e muratori per edificarla, dopo che nel 1576 Bernardo Buontalenti fu incaricato da Francesco de' Medici di progettare la nuova città.
Il vecchio porto resta uno dei pochi scali marittimi monumentali ancora superstiti in Europa, con i due bastioni della Fortezza vecchia del Buontalenti e della Fortezza nuova che si stagliano possenti sull'acqua.
La piccola Venezia era sede dei "magazzeni del porto". Ancora oggi ci si può rendere conto del fervore dei traffici e delle attività mercantili visitando i "Bottini dell'Olio". Per queste stradine transitarono balle di cotone, i sacchi di cacao, di caffè e chissà quante misteriose mercanzie da ogni parte del mondo.

Alzando lo sguardo verso gli edifici senza età, ci si può rendere conto che le mura degli antichi palazzi raccontano storie di opulenti mercanti che nel '700 fecero di Livorno una delle capitali mondiali del commercio sul mare.
Nel porto franco di Livorno, la parola "ghetto" non ha mai avuto alcun significato. Gli ebrei, abili mercanti, qui hanno potuto circolare liberamente. Non esiste infatti un quartiere ebraico e la comunità israelitica è una delle più numerose d'Italia. L'antica sinagoga è stata distrutta durante la guerra e quella nuova, in piazza Benamozegh, custodisce le memorie di chi ha contribuito attivamente alla ricchezza della città. L'ultimo bagliore della vecchia Livorno si consumò in epoca liberty, con le passeggiate e i primi bagni di mare dei viveur dell'inizio del secolo scorso, per cui fu concepito il lungomare con la Piazza Mascagni, elegante balcone sul Tirreno.

Il quartiere si riscuote dal sonno secolare e si anima splendidamente ogni estate, dalla fine di luglio fino ai primi di agosto, con l'apertura dei vecchi depositi in occasione di "Effetto Venezia".
Dieci giorni di concerti, di spettacoli teatrali, performances per le strade e gite in battello lungo i canali.

A GIUGNO IL PALIO
A colpi di remo

A giugno nei Fossi medicei si svolge il Palio remiero dei rioni, la cui tradizione risale all'epoca di Cosimo de' Medici, che si disputa in notturna. Tutta la città si illumina a festa e finestre e balconi si riempiono di striscioni e bandiere con i colori degli equipaggi di appartenenza.
Dal 4 al 13 giugno si svolge l'antica gara della Risi'ata per la 26ª coppa Tito Neri. Risi'atori - cioè rischiatori - era l'antico nome dei rematori che lanciavano la loro sfida al mare, da secoli fonte di cibo e di vita ma anche di morte.

In occasione della gara si svolgerà una grande festa in Piazza Mazzini, una vera e propria kermesse che quest'anno si propone in una veste più ricca di eventi, con tre aree espositive e una mostra mercato dell'artigianato e dell'agricoltura a cui i visitatori potranno accedere gratis. Ci sarà un ampio spazio dedicato agli espositori per la valorizzazione dei prodotti tipici toscani.

A completare il tutto, un ampio spazio dedicato alla ristorazione, con due ristoranti di cucina tradizionale ed etnica, una pizzeria, due birrerie e un'enoteca di vini toscani, due gelaterie e tre punti bar.

Non è difficile immaginare che anche quest'anno il re delle feste livornesi sarà ancora sua maestà il cacciucco, nato povero, anzi poverissimo, e ormai assurto al rango di piatto di pregio. E pensare che la buona vecchia zuppa era stata concepita per il rancio degli antichi forzati del porto mediceo, con i rimasugli del pescato di giornata.