Scritto da Laura D'Ettole |    Febbraio 2003    |    Pag.

Giornalista. Specializzata in argomenti di carattere socioeconomico, dal 1997 al 2015 ha collaborato anche con l'ufficio stampa di Unicoop Firenze. Ha lavorato per il settimanale economico ToscanAffari, Il Sole 24Ore Centro Nord e il Corriere Fiorentino.
La sua carriera come giornalista è iniziata nell'89 sulle pagine del Sole 24 Ore, ed ha al suo attivo numerose collaborazioni con quotidiani ed emittenti televisive, per le quali ha realizzato trasmissioni di carattere divulgativo legate ai Centri per l'impiego, su temi come la formazione e l'orientamento professionale.
Laureata in filosofia, ha un lungo percorso come ricercatrice nel campo della sociologia applicata, che l'ha portata nel '92 a collaborare per quattro anni al progetto Unicef "Il bambino urbano".

Torna l'era del prezzo basso 4
Se da un anno, quando vi recate a fare shopping, in quest'era dell'euro, tornate a casa frastornati dalla girandola dei prezzi che vi ruotano intorno, non vi preoccupate. E' una sindrome ben nota agli economisti: si chiama "illusione monetaria" ed ha a che fare con una reale incapacità a gestire questa nuova moneta.

Frugandosi in tasca, un euro è più o meno l'equivalente odierno (per forma e consistenza) della vecchia moneta da 500 lire, invece vale quattro volte di più. Pochi pensano che questa semplice circostanza possa farci perdere la testa quando facciamo i conti con la nuova moneta.

Cambiando il potere d'acquisto di quel piccolo pezzo di metallo si sono persi parametri e valore psicologico del denaro. Con quali conseguenze? Una soprattutto: un senso d'impoverimento e di perdita di sicurezza economica. E poi c'è dell'altro. Quando si è concentrati per capire quanto costa un prodotto, passano in secondo piano aspetti come il gradimento e la qualità. Il prezzo è tutto, il resto è sullo sfondo.

Accanto a questo, continuano gli esperti, aggiungiamo le componenti reali. Ad esempio il crack delle borse, o il fatto che l'inflazione è stata selvaggia soprattutto per quei beni e servizi che si definiscono "d'impulso". Tutto quello cioè che non tende a soddisfare bisogni, ma desideri: i viaggi, il giro in barca, ma anche il più modesto ombrellone sulla spiaggia d'estate. Il risultato è un vero e proprio desolante senso di perdita di status economico.

Passerà? Tornerà al consumatore la voglia di consumare? Per quanto riguarda gli aspetti psicologici gli esperti assicurano di sì. Su quelli reali, i più assennati non si pronunciano più.