Le Lettere: quarant'anni e far finta di non sentirli

Scritto da Pippo Russo |    Maggio 2015    |    Pag.

Pippo Russo (Agrigento, 1965) insegna sociologia presso l'Università di Firenze e è giornalista e scrittore. Collabora con La Repubblica, Panorama e il sito di critica Satisfiction. Ha scritto diversi saggi e romanzi.

Foto di M. D'Amato

L’anno prossimo saranno quarant’anni di attività. Era il 1976 quando la casa editrice fiorentina LeLettereinaugurò le pubblicazioni. E certo quando l’avventura venne iniziata, c’era la prospettiva di durare a lungo. Ma adesso che il traguardo del quarantennio è quasi tagliato c’è qualche motivo in più per dirsi soddisfatti del risultato, specie se si guarda alla falcidia di editori indipendenti avvenuta negli ultimi anni in conseguenza di questa interminabile crisi economica.

Sarà anche per questo che Giovanni Gentile, presidente di Confindustria Firenze nel quadriennio 2007-11 e a capo della casa editrice che dà continuità alla solida tradizione culturale di famiglia, preferisce fare come se il 2016 fosse un anno qualsiasi. «Sono abbastanza alieno dalle celebrazioni, anche perché spesso portano sfortuna. Credo che il modo migliore per celebrare sia continuare a lavorare e arricchire il catalogo anche in momenti difficili come questo. Il comparto editoriale si è ridotto di circa un terzo, e in condizioni del genere rimanere sul mercato richiede delle scelte molto attente.

Per quanto ci riguarda, abbiamo selezionato con più attenzione i titoli da pubblicare, mantenendoci sempre nel solco delle scienze umane, e con il settore accademico come riferimento. C’erano periodi in cui mettevamo sul mercato cento nuovi titoli all’anno, adesso ci manteniamo sui cinquanta, ma garantendo sempre la qualità».

Una fascia di mercato che la casa editrice Le Lettere presidia con successo, come dimostra il vasto catalogo caratterizzato da opere di argomento storico o antropologico o filosofico. Una vocazione per le scienze sociali che segna una linea di continuità dentro i normali cambiamenti di un quarantennio. «I cambiamenti più significativi – continua Gentile - sono quelli di carattere tecnologico.

L’intervistato: Giovanni Gentile, Casa editrice Le Lettere

Soprattutto il passaggio all’editoria digitale ha ridisegnato l’attività di produzione e pianificazione, e non soltanto per quello che riguarda la gestione del magazzino. E soprattutto per una casa editrice come la nostra, che per tipo di produzione editoriale non punta ai grandi numeri ma piuttosto a dei segmenti ben mirati di pubblico, questo ha significato molto».

Come funziona il vostro lavoro editoriale? E come si sviluppa il vostro rapporto con gli autori?

«Abbiamo un nucleo di autori che accompagnano da anni la nostra produzione e con cui lavoriamo molto bene, non soltanto nella produzione di libri ma anche attraverso le numerose riviste che pubblichiamo. Queste ultime sono dei bacini di autori, coi quali possiamo concordare nuovi titoli. Quest’ultimo è uno dei nostri metodi per cercare nuovi autori. Non siamo una casa editrice che fa scouting, termine molto in voga oggi e che a me non piace».

Cosa significa oggi essere editori in Toscana?

«Essere fuori dal circuito milanese, ma anche da quelli romano e torinese comporta degli svantaggi, questo è sicuro. Ma al tempo stesso ci sono dei vantaggi nell’essere editori in Toscana. C’è innanzitutto un buon rapporto coi centri universitari. E poi, in particolare, l’essere editori a Firenze offre delle grandi opportunità per via della specificità storica della città e della possibilità di approfondirla in termini editoriali».

E qual è la specificità del mercato del libro in Toscana?

«Posso dire che fino a qualche tempo fa il mercato del libro in Toscana, e in special modo a Firenze, aveva dei tassi di assorbimento maggiori rispetto alla media del Paese. Purtroppo adesso le cose sono cambiate, anche perché a Firenze abbiamo visto sparire delle librerie storiche senza che siano state sostituite. Non si riesce più a fare i numeri di una volta, né il libro elettronico è sufficiente a compensare le perdite di mercato date dalla sparizione delle librerie come luoghi fisici».