Manipolazione genetica e prodotti alimentari

E li chiamano Geni
Quarantasei anni fa il biologo James Watson e il biochimico Francis Crick descrivevano per la prima volta la doppia elica del Dna (il materiale contenuto nel nucleo di ogni cellula e che contiene tutte le informazioni necessarie alla cellula stessa per la costruzione delle proteine, i "mattoni" con cui è fatto ogni organismo). Appena venti anni più tardi, altri scienziati - Stanley Cohen e Herbert Boyer - "cucivano" assieme due frammenti di Dna di organismi che in natura non avrebbero mai potuto accoppiarsi. L'uomo aveva creato un nuovo essere vivente. Poi sono arrivati i cibi transgenici, che "appaiono" uguali a quelli naturali ma non lo sono, perché al loro interno hanno elementi di altri, diversi organismi. È il caso, ad esempio, della fragola in cui è stato innestato un pezzetto del Dna di un pesce artico per farla crescere anche in presenza di ghiaccio...

Biotecnologie. Maialini nani, riso più nutriente, api che non pungono, mucche che producono latte per neonati umani: sono esempi delle modifiche agli esseri viventi ottenute inserendo nel Dna della pianta o dell'animale i geni di un'altra pianta o animale che possiedono la caratteristica desiderata. Le piante "ingegnerizzate", ossia transgeniche, sono varietà nuove che non si ottengono più con un paziente lavoro di incroci, facendo "sposare" tra loro piante diverse, bensì da incroci fatti direttamente sulle cellule: il processo diventa estremamente rapido e la possibilità di "incastro" tra caratteristiche diverse estremamente più ampia.

Vantaggi. Se il granturco è resistente all'insetto che lo distrugge, non ci sarà più bisogno di usare pesticidi per difenderlo. Il raccolto per ettaro sarà maggiore e gli agricoltori dovranno lavorare di meno. Idem, se il pomodoro non avvizzisce, durerà di più nel frigo di chi lo mangerà. E ancora, se il riso sarà più nutriente, si sfameranno i poveri. Inoltre, se entreranno in funzione i "cavoli bonificatori", fatti in modo da assorbire le scorie dei processi industriali, anche l'ambiente ne beneficerà.

Rischi. Gli esperimenti sulle controindicazioni all'uso di piante o alimenti derivati da organismi geneticamente modificati (d'ora in poi li chiameremo ogm) sono ancora troppo recenti per valutare gli effetti a lungo termine sull'ambiente e sull'uomo. I dubbi sono numerosi. Ad esempio: il gene della resistenza agli insetti potrà trasferirsi all'erbaccia e renderla 'ineliminabile' dai campi? E se nel riso transgenico resta la proteina che provoca allergie? Gli antibiotici che vengono immessi nelle piante transgeniche per renderle immediatamente riconoscibili alle analisi, se assimilati dall'uomo potrebbero annullare l'effetto degli antibiotici assunti per curare le malattie. In più: se la pianta ingegnerizzata dimostra di essere la migliore per produttività e caratteristiche, finirà che non si coltiveranno le altre più 'scadenti'. Queste si perderanno e si perderà anche l'inestimabile patrimonio di biodiversità del nostro pianeta.

Il futuro. Negli Stati Uniti di alimenti contenenti ogm ne circolano già un bel po'. Hanno superato l'esame della severissima Fda (Food & drug administration) e sono testati come sicuri. Insomma, di rischi diretti non ce ne sarebbero. L'aspetto più inquietante riguarda il futuro: gli organismi viventi geneticamente manipolati, una volta immessi nell'ambiente, si sviluppano da soli e finiscono per obbedire solo alle leggi naturali, sfuggendo al controllo dell'uomo. Il fatto è che quando dentro a una fragola sono state immesse, ad esempio, proteine estratte dal pesce, l'incrocio è avvenuto tra due 'regni', quello vegetale e quello animale, non comunicanti in natura: si tratta di assetti cromosomici impossibili in natura. E le conseguenze non si possono ancora prevedere.

Questione di soldi. Sono state le grandi multinazionali americane e giapponesi ad investire sulle biotecnologie e sono loro le prime a guadagnare: proponendo il seme di un vegetale, il mais, ad esempio, o la soia, resistente ad un determinato erbicida, possono vendere anche lo stesso erbicida e l'agricoltore potrà comprare solo quello, stimolato dal fatto che il suo raccolto sarà più produttivo. Il risultato sarà una grandissima quantità di prodotto tutto uguale, seppure ottenuto a basso costo. Per chi, come l'Italia, non ha un'agricoltura in grado di competere con quella statunitense, l'unica via è valorizzare il proprio patrimonio di prodotti di altissima qualità e soprattutto di altissima specificità: il pomodorino di Capri piuttosto che il parmigiano reggiano, quello "vero", però...

I controlli. Le prove di laboratorio su organismi geneticamente modificati sono protette da misure di sicurezza, così come le sperimentazioni in campi coltivati, tenuti separati dagli altri. In Italia il controllo è affidato al ministero della Sanità, ma non sono previsti controlli sugli effetti a lungo termine, sull'ambiente. Per quanto riguarda il delicato argomento dei brevetti, la Commissione Europea ha accettato il principio della brevettabilità. I privati che fanno ricerca potranno gestire direttamente il mercato dei prodotti geneticamente modificati.

L'etichetta. Possibilità di scegliere: chi si fida delle biotecnologie potrà acquistare i prodotti e chi non si fida li potrà evitare. Basterà leggere l'etichetta, imposta dalla Commissione Europea. L'etichetta informa della presenza nel prodotto alimentare di derivati dall'ingegneria genetica. La segnalazione non è obbligatoria, però, per prodotti in cui un singolo ingrediente derivi da ogm per cui non sia possibile identificare il Dna manipolato. In questo modo, ad esempio, non è segnalata la presenza di additivi prodotti da materie prime transgeniche.

Mercato senza confini. Tra interesse e timori: sia l'industria alimentare che la distribuzione europea hanno un comportamento oscillante. Se è vero che i prodotti derivati dalla manipolazione genetica costano meno e sono più buoni, e oltre tutto sono controllati dal punto di vista degli effetti sanitari, perché no? Oltretutto, bisogna competere sul prezzo e i prodotti transgenici costano meno. Il dubbio è: i clienti vogliono o no i 'novel foods', i cibi "nuovi", oppure li considera (come gli ambientalisti inglesi) i "Frankenfoods", i cibi di Frankenstein? Così sono già numerosi i casi di marcia indietro da parte di grandi produttori, come la Nestlè, che era partita con grande entusiasmo verso i vantaggi delle biotecnologie, e di grandi distributori esteri, tra cui i colossi Tesco e Marks & Spencer che hanno messo al bando i prodotti contenenti ogm.

Obiettivi della Coop. Tutela del consumatore e rispetto dell'ambiente: sono i valori di Coop e nel rispetto di questi valori Coop chiede le più alte cautele nel rilascio di ogm nell'ambiente. E' verissimo che le opportunità positive derivanti dalle scienze biotecnologiche sono tante e molto promettenti, ma, allo stato attuale della ricerca, che non dà garanzie a lungo respiro rispetto ai rischi, la cautela è indispensabile, così come è necessario approfondire al massimo la conoscenza. Fondamentale è disporre di una commissione scientifica indipendente deputata a controllare l'immissione dei prodotti transgenici nell'ambiente. Operativamente, Coop chiede garanzie sulla separazione e identificazione dei due tipi di produzioni, per potere informare con correttezza e precisione il consumatore. E Coop chiede inoltre che sia tutelata la biodiversità.

Prodotto Coop. I prodotti a marchio Coop e i Prodotti con Amore non contengono ogm. Non solo non ci sono nel prodotto finito, ma gli ogm non vengono impiegati neppure nel processo produttivo, in campo e nell'industria di trasformazione. E' la premessa per potere dichiarare in etichetta non solo "non contenente ogm" che rassicura per la salute del consumatore, ma anche "non derivante da ogm" rassicurante anche nei confronti dell'ambiente.

Per saperne di più
- Biotec: l'unica rivista italiana (per il momento) destinata a questo settore. Editada Cba di Genova.
- Internet: www.nal.usda.gov/bic/
- Comitato per la biosicurezza e le biotecnologie: la segreteria è contattabilepresso il dipartimento per le politiche comunitarie della presidenza del consiglioRoma.
- Cloni. Da Dolly all'uomo?Gino KolataR. Cortina
- I geni e il nostro futuroRenato DulbeccoSperling & Kupfer
- Le biotecnologieCristina SerraEditori Riuniti

Presto il dossier
Per fornire una informazione minima ma chiara sulle biotecnologie finalizzate alla produzione alimentare, Coop ha preparato un ricco dossier che raccoglie le tantissime ricerche che sono state condotte a livello nazionale, consapevoli che gli aspetti relativi alle biotecnologie riguardano anche molti altri settori e campi di applicazione fondamentali (dalla medicina alla farmacologia, dalla produzione di beni di largo consumo non-food alle tecnologie e servizi per l'industria). Questo dossier, da cui abbiamo tratto le informazioni per l'articolo in questa pagina, sarà a disposizione presso le sezioni soci Coop di chiunque voglia approfondire l'argomento.