Dai "Lazzi" fiorentini ai carri di Viareggio

Scritto da Riccardo Gatteschi |    Febbraio 1999    |    Pag.

giornalista e scrittore. Ha iniziato nel 1968 come cronista a Nazione Sera. Ha collaborato, nel corso dei decenni, a molti quotidiani, periodici, riviste. Ha pubblicato il primo libro nel 1971: "Toscana in festa". Sono seguiti alcuni volumi scritti a quattro mani con l'amico Piero Pieroni: "Vento del Nord, vento del Sud" (1972), "Indiani maledetti Indiani" (1973), "Ad ovest della legge" (1975), "Pirati all'arrembaggio" (1977). Ha curato alcune voci delle enciclopedie "Toscana, paese per paese" (1980) e "Costumi e tradizioni popolari" (1995). In anni più recenti ha pubblicato: "Con la croce o con la spada" (1990), "Baccio da Montelupo" (1995), "Donne di Toscana" (1996), Raffaello da Montelupo" (1998), "Feste per un anno" (2000), "Diavoli, santi e bonagente" (2002), "Un uomo contro" (2003). Ha tre passioni confessabili: viaggiare, conoscere la Toscana, guidare la motocicletta. Collabora all'Informatore dell'Unicoop dal 1995.

E il Carnevale fu
La scena si svolge a Firenze, nel mese di febbraio di un anno imprecisato della prima decade del 1500. Un gruppo di ragazzi in abiti signorili, ma con il volto mascherato da lievi tocchi che ne alterano i lineamenti, si aggira rumorosamente per i vicoli e le piazzette del mercato vecchio. In mano tengono qualcosa di rotondo e di morbido. Ad un cenno d'intesa, tutti insieme si slanciano all'interno di un fondaco o di un magazzino e con grida e balzi colpiscono le pareti, con quelle specie di palle che hanno in mano e che si scambiano vicendevolmente, causando danni alle merci e panico fra i proprietari e gli avventori. Poi fuggono in strada fra lazzi e sghignazzi.

A Firenze nel '500
Così, secondo alcuni memorialisti, sarebbe nato il Carnevale a Firenze. Del resto esisteva già un proverbio latino, "semel in anno licet insanire", a giustificare e in qualche modo a legare con tradizioni passate quel periodo in cui "tutto è concesso", durante il quale una sola regola sovrintende al comportamento individuale e collettivo: non rispettare alcuna regola. E i ragazzi del Cinquecento fiorentino interpretarono alla lettera quella norma, tanto che nel periodo che andava dal giorno successivo alla Befana fino a Quaresima - quanto durava il Carnevale - la città era messa a soqquadro dalle torme di teppistelli che non indietreggiavano di fronte a nulla pur di portare a termine le loro prodezze. Fino a quando - e questa è storia documentata - gli "Otto di Balìa" non intervennero per fare in modo, dietro la minaccia di pene severissime, che "niuno si attentasse a scagliare il pallone nei giorni di Carnevale prima delle ventidue ore e prima che i trombetti del Comune fossero andati per la città suonando le trombe onde i mercanti avvertiti serrassero le loro botteghe". In periodo lorenese il Carnevale assunse a Firenze toni più pacati, con la nascita dei carri allegorici e dei corsi mascherati. Eccezionalmente il corteo veniva fatto entrare anche nel giardino di Boboli, ma di norma si formava in piazza Santa Croce, si infilava in via del Diluvio (oggi via Verdi), poi in via del Palagio (via Ghibellina), via del Proconsolo, piazza del Duomo, via de' Cerretani e via Tornabuoni, fino ad entrare sui Lungarni davanti a Ponte a Santa Trinita, per terminare agli Uffizi.

Viareggio ieri e oggi
Se a Firenze il Carnevale nacque spontaneamente più o meno cinque secoli fa, a Viareggio le ormai celeberrime sfilate dei carri sono state concepite, studiate e programmate sui tavolini di un caffè alla moda, frequentato, nei lunghi pomeriggi invernali del 1872, da un gruppo di viareggini benestanti alla ricerca di un'idea per rendere attraente la loro cittadina anche durante i mesi invernali.
La Viareggio della seconda metà del secolo scorso muoveva appena i primi passi come località di villeggiature balneari, dopo secoli di squallore e di depressione trovandosi al centro di una vasta zona dove aveva imperato indisturbata la malaria. E, una volta bonificata, la cittadina prese un nome altisonante - Viareggio, da "Via Regia" perché le sue strade si aprivano, parallele e perpendicolari a quella grande via di comunicazione che collegava Lucca al mare - come a presagire la sua futura fama.
Le prime sfilate risalgono dunque al 1873, quando in una fredda domenica di febbraio la Passeggiata fu percorsa da pochi carri che però non passarono inosservati. Da quell'anno ne è stata fatta di strada: dai primi personaggi in legno di piccole dimensioni siamo passati ai giganteschi fantocci in cartapesta. E dai carri delle prime versioni, con i quali venivano rappresentati eventi storici o mitologici, il passo è stato - non breve ma spontaneo - in direzione di una satira irriverente nei confronti di chiunque abbia un ruolo pubblico, politico, sportivo o nel mondo dello spettacolo.
Ma chi c'è dietro questi carri, ormai famosi nel mondo? Spesso si tratta di veri e propri artisti, pittori o scultori, che invece di pennelli o scalpelli usano colla e carta per dar vita a un'arte - o alto artigianato - che richiede grande creatività e che, per consolidata tradizione, si tramanda di generazione in generazione.

Per saperne di più
Apt Versilia, tel. 058448881
Le sfilate a febbraio sono il 7, 14 e 16 alle ore 15 e il 21 alle ore 17