Dario Fo: il giullare da Nobel

Scritto da Stefano Giraldi |    Febbraio 2017    |    Pag. 38

Giornalista e fotografo Specializzato in arte ed architettura. Ha realizzato un gran numero di cataloghi per artisti contemporanei italiani e stranieri. È stato a capo di campagne fotografiche per la realizzazione di numerosi volumi sui palazzi e chiese di Firenze per importanti case editrici con le quali collabora tuttora.

dario fo

Dario Fo con Pinocchio (1990) - Foto di Stefano Giraldi

Due o tre cose che so di…

Drammaturgo, attore, regista, pittore, scrittore, i suoi testi sono caratterizzati dalla satira politica e sociale, sempre condita con ironia dissacratoria e divertimento.

Giullare, cosi si definiva Dario Fo; il giullare che alla corte dei potenti si permetteva di ridere di loro e dei loro cortigiani, perché il potere da sempre è uguale a se stesso.

Come lui disse, si era ispirato a Molière e a Ruzante per smitizzare la realtà e le sue dimensioni più appariscenti e illusorie. Scelse la facoltà di architettura; poi a Brera imparò la scenografia, di cui si appassionò, e studiò le prospettive pittoriche rinascimentali.

Ho avuto il privilegio di conoscere Dario Fo negli anni ’90 a Fiesole, quando ero il fotografo d’arte dell’Ente Teatro Romano. Fui chiamato dalla Macchineria teatrale del Teatro Romano per fotografare le scene dipinte da Fo; lui mi spiegava quello che dovevo mettere in evidenza nelle foto, i particolari nelle sue pitture. Fu per me un’esperienza fantastica: quando spiegava, sembrava che fosse già sul palcoscenico.

A quell’epoca stavo progettando una mostra fotografica dal titolo “Pinocchio and Friends”: i personaggi dell’arte, della cultura, dello spettacolo, messi a confronto con il burattino. Ne parlai a Dario che ne fu entusiasta; preso un Pinocchio, si fece fotografare come per mettere in concorrenza il suo naso e quello del burattino, dicendomi: «vedi, Pinocchio è l’unico personaggio che non dice bugie ed è sempre coerente con se stesso!».

Mi piace concludere con le parole di una sua canzone “…e sempre allegri bisogna stare, che il nostro piangere fa male al Re”. 

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