Una saga d'amore e morte alla corte dei Medici

Scritto da Riccardo Gatteschi |    Marzo 2005    |    Pag.

giornalista e scrittore. Ha iniziato nel 1968 come cronista a Nazione Sera. Ha collaborato, nel corso dei decenni, a molti quotidiani, periodici, riviste. Ha pubblicato il primo libro nel 1971: "Toscana in festa". Sono seguiti alcuni volumi scritti a quattro mani con l'amico Piero Pieroni: "Vento del Nord, vento del Sud" (1972), "Indiani maledetti Indiani" (1973), "Ad ovest della legge" (1975), "Pirati all'arrembaggio" (1977). Ha curato alcune voci delle enciclopedie "Toscana, paese per paese" (1980) e "Costumi e tradizioni popolari" (1995). In anni più recenti ha pubblicato: "Con la croce o con la spada" (1990), "Baccio da Montelupo" (1995), "Donne di Toscana" (1996), Raffaello da Montelupo" (1998), "Feste per un anno" (2000), "Diavoli, santi e bonagente" (2002), "Un uomo contro" (2003). Ha tre passioni confessabili: viaggiare, conoscere la Toscana, guidare la motocicletta. Collabora all'Informatore dell'Unicoop dal 1995.

Dramma d'amore
Se non fosse perché
il nome dei protagonisti è eclatante, tutta la vicenda potrebbe essere ricondotta nel binario dello squallido quartetto - vecchio quanto il mondo - intrappolato in storie d'amore e di tradimenti.
Lui sposa lei ma si innamora dell'altra, a sua volta già malsposata. Semmai, la banale storia di sesso e di corna viene per così dire riabilitata da quattro morti premature, due delle quali sono avvolte in circostanze drammatiche e misteriose.

Lui, Francesco I, è il "padrone" della Toscana, un uomo che si trova in quella posizione solo perché è figlio primogenito di Cosimo de' Medici e di Eleonora di Toledo, ma senza possedere - dicono le cronache del tempo - alcuna delle doti indispensabili per farne il leader di uno stato italiano, piccolo ma di enorme prestigio qual era la Toscana del Cinquecento. A lui interessavano le scienze naturali e la chimica, e più che presiedere assemblee o partecipare a riunioni nelle quali si discuteva il destino del suo territorio, preferiva chiudersi nello studio-laboratorio, davanti ai suoi alambicchi, per compiere esperimenti di ogni genere.
Lei è una veneziana dalla bellezza prorompente, rampolla di una nobile famiglia. Contro tutte le regole del suo ceto, si innamora di un giovanotto fiorentino squattrinato e senza un decoroso pedigree; si inimica la famiglia e l'intera città di Venezia, sposa Piero, rimane incinta di una bambina, e va con lui e con lei ad abitare a Firenze, in Piazza San Marco.

Ma il giovanotto si rivela ben presto un incorreggibile scapestrato, dedito solo al gioco e agli amori clandestini. Cosicché Bianca fa altrettanto presto a disamorarsi e a rivolgere le sue attenzioni verso il granduca Francesco, che aveva avuto modo di conoscere quasi per caso in una strada della città.
Anche Francesco non rimane indifferente alle qualità estetiche della giovane veneziana (all'epoca del loro primo incontro Bianca aveva 20 anni,Francesco due in più), e incomincia la loro storia sentimentale, favorita anche dal fatto che il marito di Bianca viene ucciso in circostanze sospette (c'è la mano, o almeno la mente, del rivale?), durante una rissa notturna.
Ma, al contrario di quanto aveva fatto la bella veneziana che si era messa contro tutti pur di coronare quello che lei pensava fosse l'eterno amore, Francesco non riesce a seguire quel che gli dice il cuore, ed è costretto a soggiacere alle imperiose ragioni di stato che gli destinano come moglie addirittura la figlia dell'imperatore d'Austria; quella Giovanna che, affidandoci ancora ai cronisti del tempo, viene descritta piuttosto scialba sia nel fisico che nel carattere.

Non fu un matrimonio felice, aggravato dal fatto che, nonostante Giovanna mettesse al mondo un figlio con cadenza quasi annuale (per sei volte!), cinque di quei pargoli erano di sesso femminile; non buoni, dunque, per mantenere in vita la dinastia. Solo l'ultimo fu un maschio e destò grande felicità in famiglia. Ma sarà una gioia di breve durata perché un anno dopo Giovanna morirà durante la settima gravidanza e il bimbo non sopravviverà ai cinque anni d'età.
A quel punto la strada che Bianca vedeva davanti a sé era tutta in discesa: la regolarizzazione del suo rapporto con Francesco era cosa fatta e non si aspettò nemmeno il canonico anno di lutto per convolare a nuove nozze con una cerimonia (quasi furtiva) nella cappellina privata di Palazzo Vecchio. Per nove anni Bianca riuscì a realizzare il suo sogno, che era quello di recitare il ruolo di "prima donna" a Palazzo Pitti. E vi riuscì bene, specialmente dopo che Venezia l'aveva pubblicamente e ufficialmente perdonata per le sue intemperanze giovanili, e i fiorentini, pur nella loro scontrosa alterigia, cominciavano ad accettarla come loro concittadina.
Furono nove anni, tutto sommato, tranquilli, anche se turbati dalla continua ed assillante preoccupazione per la mancanza di un figlio. E Bianca, ormai sulla quarantina, non era forse più in grado di rimanere incinta. In caso di mancanza di un erede, il successore di Francesco sarebbe stato suo fratello Ferdinando, di otto anni più giovane e già cardinale con residenza a Roma. Fra i due fratelli non c'era mai stato un buon rapporto, anzi si era deteriorato in anni recenti anche per via di quel matrimonio fra Bianca e Francesco che il cardinale non aveva digerito.

Il dramma esplose all'improvviso proprio quando sembrava che l'intesa fra i due fratelli stesse migliorando. Era autunno e Ferdinando era andato a trovare Francesco e Bianca nella villa di Poggio a Caiano. I due fratelli trascorrevano le giornate in battute di caccia e in lunghe chiacchierate. Sembrava proprio che fra i due fosse tornata l'armonia. Sembrava...
Quella sera dell'ottobre 1587 Francesco accusò forti dolori addominali; si mise a letto, rifiutò le medicine che i dottori gli offrivano e ingerì il suo "bezzuar", una pozione composta da lui stesso a base di visceri di vari animali. Anche Bianca fu assalita, quasi contemporaneamente, da una febbre alta. L'agonia dei coniugi - senza che l'uno sapesse delle condizioni dell'altro - durò qualche giorno. Francesco morì il 19 ottobre e il giorno dopo se ne andò anche Bianca.

A questo punto si aprono più ipotesi sulle cause di quel doppio e prematuro decesso.
La versione ufficiale è che ambedue siano morti per una "terzana maligna".
Altri sostengono che l'artefice sia stato il cardinale Ferdinando che, con un poco di veleno nel cibo di fratello e cognata, sarebbe riuscito facilmente a liberarsi dell'ostacolo che lo separava dalla poltrona granducale.
Altri ancora sono dell'opinione che regista del dramma sia stata la stessa Bianca la quale, desiderosa di sbarazzarsi dell'incomodo cognato, gli avrebbe preparato e offerto un dolce avvelenato. Ma Ferdinando, sospettoso, avrebbe fatto in modo di farne mangiare prima una fetta al fratello. E Bianca, accortasi che il suo piano era fallito, avrebbe anche lei ingerito quel dolce per seguire la sorte del marito.

Quale sia la verità nessuno è stato finora in grado di stabilire, e probabilmente nessuno ci riuscirà in futuro.
E se anche qualcuno avesse intenzione di andare a studiare e analizzare i due cadaveri, potrebbe farlo solo con quello di Francesco - che si conserva tuttora in San Lorenzo - ma gli sarebbe impossibile con quello di Bianca perché, subito dopo la sua morte - per ordine di Ferdinando - il suo corpo venne inumato in un "carnaio comune".
O perlomeno questa è l'opinione più accreditata, non essendosi mai trovati i suoi resti mortali.

Per saperne di più
Maria Luisa Mariotti-Masi, Bianca Cappello, una veneziana alla corte dei Medici, Mursia 1986, 18 euro


Non era la regina
Il ritratto nell'articolo su Maria de' Medici, Informatore di gennaio a pag. 34, non è quello della regina di Francia di cui si parla nell'articolo, ma un'altra Maria de' Medici, ritratta dal Bronzino.
Ci scusiamo dell'errore e ringraziamo i lettori Loredana Bindi Nocentini e Marina Casu, che ce l'hanno segnalato.