Le indagini sui prezzi di Altroconsumo e Mark Up. La Coop leader di convenienza. Fra un super e l'altro anche 800 euro di risparmio l'anno

Dove la spesa costa meno
L'iper di Lastra a Signa
è al primo posto per convenienza in Toscana, e al secondo posto in Italia, appena un punto dopo l'Ipercoop di Bari; mentre fra i supermercati italiani i meno cari sono proprio quelli di Unicoop Firenze.
I riconoscimenti arrivano dalla rivista Mark Up (rivista specializzata della distribuzione), che sentenzia dieci anni di leadership dei prezzi di Unicoop Firenze sulla piazza del capoluogo toscano.
Ad un esito analogo giunge il mensile Altroconsumo, che ha condotto un'inchiesta-guida alla spesa più conveniente in oltre 500 tra supermercati, ipermercati e hard discount di 40 capoluoghi d'Italia.
Risultato: se una famiglia individua il punto vendita meno caro, risparmiare facendo la spesa è possibile.

A Firenze, in un anno, ci si può ritrovare addirittura con circa 900 euro in più nel portafogli.
Considerazioni simili valgono per le altre città toscane nel mirino dell'inchiesta di Altroconsumo.
Anche a Pisa la leadership della convenienza sui prezzi, comunque vada, spetta all'insegna Ipercoop, mentre i supermercati Coop occupano sempre il podio della classifica nella loro tipologia.

Tra i 40 capoluoghi italiani coinvolti nell'inchiesta Firenze svetta come la città dove è possibile fare la spesa più conveniente subito dopo Bari.
Nel capoluogo toscano con 4.806 euro una famiglia può acquistare generi alimentari per tutto l'anno, con un risparmio del 19% rispetto al punto vendita più caro. Subito dopo Bologna, Bari e Pesaro, Firenze è quello in cui la forbice di prezzo fra il punto vendita più caro e quello meno caro è più ampia.
Tanto per fare un esempio, fra le grandi città italiane come Torino, Roma e Napoli il differenziale oscilla fra i 500 e i 700 euro l'anno. Mentre Milano, dove il livello dei prezzi è molto omologato, la cifra si attesta sui 500 euro. Insomma, la convenienza possibile varia da città a città, a seconda del grado di concorrenza tra insegne. Ma deve trattarsi di concorrenza vera, aggiunge l'indagine.

Concorrenza vera
Spesso il mercato delle grandi città italiane si vivacizza quando si assiste all'entrata in scena di una nuova insegna particolarmente competitiva, ma non sempre è così. In alcune città nemmeno la comparsa di un nuovo punto vendita riesce a smuovere il livello stagnante dei prezzi.
A Firenze è diverso. La guerra dei prezzi è più vivace ed efficace rispetto ad altre città italiane. Un esempio lampante è rappresentato dai posizionamenti di prezzo delle altre insegne.
Nel mese di settembre, secondo la rilevazione periodica effettuata da Panel International (una società che rileva i prezzi direttamente al punto vendita, per conto di molte catene della moderna distribuzione), il livello medio dei prezzi dei supermercati Coop è risultato inferiore del 4,8% rispetto al più
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grosso supermercato concorrente di Firenze e del 4,1% di quello più conveniente a Prato.
Questi confronti vengono effettuati dalla società di rilevazione su tutti i prodotti industriali presenti in assortimento, dai generi vari ai salumi e latticini ai surgelati. Quindi una rilevazione su prodotti uguali, per marca e confezione, che non rappresenta per intero la politica di vendita di un supermercato, fatta anche dei prezzi dei prodotti freschi, di quelli a marchio proprio e delle marche sconosciute.
Ed è proprio su queste ultime (i cosiddetti "primi prezzi", ovvero i prodotti più economici) che oggi si sta concentrando l'attenzione dei media e delle famiglie italiane che privilegiano il risparmio.
Non a caso Altroconsumo, che conta su un'esperienza di confronti più che decennale, divide la propria rilevazione su due modi di fare la spesa: il carrello 1, composto da prodotti di marca, e il carrello 2, con i prodotti che costano meno in ciascun punto vendita. A sua volta il carrello 1 dà due risultati nei confronti: solo sui prodotti confezionati e l'altro sulla spesa completa, compresi i prodotti freschi. I confronti che abbiamo citato all'inizio dell'articolo si riferiscono alla spesa completa.

Primi prezzi e discount
«Per risparmiare vado al discount», questa è la voce che si sente più spesso e alla quale è stata data molta enfasi sui giornali di ottobre. I progenitori degli attuali discount si chiamavano hard (duri) ed erano improntati alla massima semplicità: pochissimi prodotti, esposti su scaffali in ferro, direttamente con gli imballaggi originali, senza banchi refrigerati. Tutto per risparmiare sui costi di gestione, sul personale e sulla filiera di distribuzione. Somigliavano insomma agli spacci aziendali degli anni '70 e come tipologia di vendita hanno avuto un certo successo, particolarmente in Germania.
Oggi i discount sono diversi: offrono una gamma più varia di generi, hanno attrezzature più complesse, si buttano sulle offerte speciali e fanno pubblicità anche alla televisione. Sono piccoli supermercati, ma solo con quei prodotti che in un grande supermercato si chiamano primi prezzi.
A giugno e a settembre sono state effettuate due indagini consecutive condotte da GI-PA per conto di Unicoop Firenze, per mettere in raffronto i prodotti di primo prezzo dei supermercati Coop con quelli equivalenti delle due catene discount più importanti in Toscana.
L'indagine di GI-PA ha preso in esame tutti i prodotti di primo prezzo di Unicoop, oltre 200. Poi si è proceduto alla ricerca sul campo. In sostanza sono stati analizzati e confrontati i prezzi relativi dei principali prodotti di più largo consumo: dal vino rosso alla pasta, dallo yogurt ai tortellini, dall'acqua alla ricotta. Il risultato è che il paniere del concorrente più diffuso è più caro del 3,2% rispetto a quello di primo prezzo dei supermercati Coop; e anche il concorrente più conveniente ha i prezzi più alti di Coop dell'1%. Naturalmente i discount hanno molti più prodotti che i 200 più significativi che sono stati analizzati.
Secondo noi non su tutte le tipologie di prodotto si può rincorrere il prezzo più basso: c'è anche una qualità minima da garantire, un'origine del prodotto da verificare, un rapporto di fiducia con il fornitore da stabilire. Insomma la Coop punta soprattutto sul rapporto qualità-prezzo, con la linea in proprio marchio, e oltre al prezzo più basso vuole garantire il consumatore su quello che vende.


INFLAZIONE 2004
Sotto zero

Inflazione sotto zero in questi nove mesi dell'anno nei punti vendita di Unicoop Firenze.
Da gennaio a settembre i prezzi sono diminuiti in media dello 0,3% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. L'analogo indice Istat per i generi alimentari attesta invece un'inflazione pari al 2,8% in Italia.

Un esempio eclatante del raffreddamento dei prezzi di Unicoop Firenze è rappresentato dall'ortofrutta. A settembre questo comparto ha visto un crollo di prezzi addirittura del 17% rispetto al 2003. Le favorevoli condizioni climatiche hanno infatti determinato quasi ovunque un surplus di produzione che ha fatto scendere i prezzi all'origine.

Unicoop Firenze, coerentemente con la propria mission di salvaguardia del potere d'acquisto dei consumatori, ha interamente riversato sul prezzo di vendita i benefici effetti di questa estate 2004.