A proposito di pari opportunità

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Nel mondo antico le donne
non godettero mai del diritto di voto, sia attivo (ius suffragii) che passivo (ius honorum). Bisogna attendere il primo Novecento con il movimento delle suffragette inglesi perché si cominci a dibattere la questione (ricordiamo che in Italia le donne hanno votato per la prima volta nel 1946 e in Svizzera solo nel 1971).
Gli scrittori antichi - poco inclini a riconoscere un ruolo positivo alle donne che si occuparono della cosa pubblica - ci parlano di uno strano episodio accaduto nel 195 a.C., riguardo alla proposta di abrogare la lex Oppia, varata in un momento molto critico della storia di Roma, nel 215 a.C., all'indomani della disfatta dell'esercito romano a Canne.

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Si trattava di una tipica legge suntuaria
che colpiva il lusso femminile, limitando il possesso di gioielli e di altri status symbol (abiti costosi e carrozze). Vinta la guerra contro Annibale e mutate le prospettive economiche, con l'apertura di nuovi e redditizi mercati, da più parti si sentiva l'esigenza, anche per incrementare i consumi, di abolire quella severa legge voluta a suo tempo dal tribuno della plebe Gaio Oppio.
Ma, come spesso accade quando si parla di costumi femminili, divamparono accese polemiche che investirono in maniera globale il ruolo della donna nella società, con "conservatori" da una parte - portavoce il famoso Catone il Censore - e "progressisti" dall'altra. Per Catone gli unici monili di cui una donna si doveva adornare erano il marito e i figli: «Ecco i miei gioielli», dirà qualche decennio più tardi Cornelia, madre di Tiberio e Caio Gracco. Venne obiettato a Catone che, mentre gli uomini potevano fregiarsi di gloria militare e potere politico, alle donne doveva essere almeno concesso di vestirsi e ingioiellarsi...

Comunque, le donne scesero in piazza- prima e unica volta documentata dalle fonti antiche - e riuscirono a fare annullare la legge. In buona sostanza lo scontro sulla lexOppia fu un confronto - politico, ideologico ed economico - sul ruolo della donna nella società.

Da "Archeologia Viva" di marzo/aprile 2008