Racconti dai paesi che vivono quotidianamente conflitti armati

Donne in guerra
Dodici racconti di donne, dodici testimonianze di chi la guerra, suo malgrado, l'ha vissuta sulla propria pelle. Sono voci che arrivano da lontano: dall'Afghanistan, dal Kurdistan, dalla Sierra Leone, dalla Cambogia. Eppure le sentiamo così straordinariamente vicine, con la loro insopprimibile voglia di vivere.

Da queste storie è nato il libro 'Fiori di guerra', un volume edito da Giunti e realizzato con la collaborazione di Emergency, nei cui ospedali queste donne erano ricoverate. Ci sono Zareen e Farida, c'è Karima - che si mette le gambe di plastica e va a lavorare all'ospedale di Emergency, pronta ad accogliere con un sorriso le donne 'nuove', finalmente libere da burqa e chador - e tutte le altre donne che fanno continuare il mondo, nonostante la guerra.
Il libro, corredato da belle immagini in bianco e nero, sarà distribuito l'8 marzo dalle sezioni soci di Unicoop Firenze.

Donne in guerra
Scrive Lella Costa, attrice, nella prefazione: 'Sono storie di donne in guerra. Spesso in guerra contro la guerra: contro le devastazioni del corpo e dell'anima, il lutto infinito, la perdita di senso e identità, il dolore inutile, lo strazio che sempre ogni guerra porta con sé. Ma in guerra anche con il mondo che le circonda, con la famiglia - padri padroni e ottusi, mariti violenti - con una società che le umilia e le discrimina, quando non prova a cancellarle fin da bambine. Mentre in queste donne c'è una prepotente e insopprimibile attitudine alla vita'.

Le fa eco Teresa Sarti, moglie di Gino Strada, il medico chirurgo di Emergency che presta la sua opera in Afghanistan: 'Le donne hanno il coraggio di passare attraverso la guerra, e di guardare oltre la guerra, perché ci deve essere un futuro. Che senso avrebbe, altrimenti, mettere al mondo un bambino? L'unico senso è la vita: la sua negazione, cioè la guerra, è un tunnel nero oltre il quale le donne riescono a vedere altro'. E conclude: 'Se gli uomini acquisissero questa capacità... la guerra risulterebbe a tutti esclusivamente come il sonno della ragione, da cui risvegliarsi per cominciare a vivere. Finalmente'.