Due imprese al femminile: Alice di Prato e Manusa di Pistoia

Scritto da Sara Barbanera |    Novembre 2012    |    Pag.

Laureata in Scienze della comunicazione presso l'Università La Sapienza di Roma nel 2001, nel 2016 consegue la laurea in Sviluppo Economico e Cooperazione Internazionale presso l'Università degli studi di Firenze.

È giornalista dal 2001, dopo la collaborazione con la cronaca umbra del Messaggero e con altri periodici locali.

Dal 2004 lavora in Unicoop Firenze dove, per 5 anni, ha svolto attività in vari punti di vendita, con un percorso di formazione da addetta casse a capo reparto servizio al cliente. Dal 2009 al 2011 ha coordinato le sezioni soci Coop di Firenze.

Dal giugno 2011 è direttore responsabile dell'Informatore Unicoop Firenze, responsabile della trasmissione Informacoop e della comunicazione digitale presso gli spazi soci Coop.

Cooperare fa bene, anche a quella parte di economia al femminile che risente maggiormente della crisi: il viaggio nel mondo cooperativo toscano stempera le tinte cupe con esempi positivi di donne cresciute con la vecchia tecnica del "fai da te".

«Dal 1979 ad oggi di strada ne abbiamo fatta! La cooperativa è nata quasi come un esperimento, ma oggi dà lavoro a 225 persone di cui 200 donne»; esordisce così Gianna Mura, presidente dal 2007 della Cooperativa sociale Alice, con sede a Prato dove opera nei servizi educativi, assistenziali e culturali da oltre 30 anni.

«Sì, in quegli anni credevamo di poter cambiare il mondo, anche attraverso una cooperativa sociale; non esisteva alcuna regolamentazione delle professioni del settore sociale e gli attrezzi del mestiere... erano lavoro sperimentale sul campo, fantasia, consenso e molta buona volontà».

Sebbene oggi il mercato ponga sfide diverse, qualcosa delle origini è rimasto, come spiega la presidente: «è rimasta la convinzione personale con cui affrontiamo il cambiamento o, anzi, lo anticipiamo. E l'idea che questo è un luogo dove le persone e, le donne in particolare, trovano non solo un lavoro, ma un luogo di formazione, una prospettiva futura e ruoli di responsabilità, come dimostra il nostro Consiglio di amministrazione, oggi interamente femminile».

A un mercato più competitivo, la cooperativa ha risposto integrando i servizi per il settore pubblico con le attività ad alta specializzazione per il mercato privato: l'ultima novità è il centro per i disturbi dell'apprendimento aperto a Prato nel 2011 che si è aggiunto alla casa famiglia La casa di Alice e al centro antiviolenza donne La Nara. E fra le parole chiave di un percorso trentennale, due punti fermi irrinunciabili: «abbiamo puntato alla stabilizzazione del personale, con una quota di contratti a tempo indeterminato che oggi tocca il 90%. Insieme, abbiamo creato percorsi professionali flessibili con opportunità di crescita per tante donne, mamme e mogli, io per prima!».

 

Vestiti di nuovo

Ma la crisi può essere anche il volano di una nuova impresa, come la Cooperativa Manusa che ha unito un gruppo di donne per cui riparare abiti è una sfida creativa, come racconta la presidente, Michaela Staringer: «Manusa nasce da un laboratorio di cucito attivato dalla Cooperativa Arkè con i finanziamenti del Fondo sociale europeo; ora cinque fra le partecipanti iniziali sono fra i 15 soci fondatori». Una sfida che parte da abiti smessi o vecchi per dare nuova vita e rigenerarli grazie a creatività ed elevate capacità artigianali: da qui nascono prodotti di alto profilo destinati al settore della moda etica, sul quale la stilista Barbara Guarducci ha fatto da formatrice e da guida del progetto.

Il progetto, che a fine novembre apre i battenti presso l'Associazione Ente San Piero di Pistoia, è nato dalla crisi e porta con sé un significato importante: «Manusa, dall'antico sanscrito, significa uomo, e noi puntiamo tutto sulle persone: come cooperativa di tipo B, operiamo per l'inserimento lavorativo delle persone svantaggiate. La capacità artigianale permette di riappropriarsi di un oggetto e, soprattutto, di se stessi e della propria vita. Del resto scarse risorse e costi crescenti imporranno di uscire dalla follia dell'usa e getta e il riuso e il riciclo saranno sempre più nuovi modi di fare mercato».

Donne, certo, perché il cucito è tradizionalmente femminile: «Ma la proposta non è settoriale - aggiunge la presidente - e aspettiamo che altrettanti uomini si uniscano al gruppo!».

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