Le cause dell'eccesso di peluria. Terapie ormonali e chirurgiche

Scritto da Alma Valente |    Maggio 2003    |    Pag.

Giornalista Nata a Roma.

Dopo la laurea in Filosofia ha insegnato per due anni. Successivamente ha lavorato presso l'Ufficio Stampa della Presidenza dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, collaborando in particolare con Giorgio Napolitano.

Trasferitasi a Firenze, ha iniziato a scrivere l'Informatore, con articoli inerenti la di medicina.

Dal '97 ha cominciato a fare televisione: prima come inviata per la trasmissione Informacoop e poi curando una rubrica dedicata alla salute all'interno di Liberetà (trasmissione dello Spi-CGIL).

Donna baffuta
Le mode, come si sa, cambiano.
O almeno così dovrebbe essere. Perché anche quest'anno il life model proposto dagli stilisti è quello di un corpo "senza frontiere", con schiena, gambe ed ombelico compreso in primo piano. Ma basta poco per capire che i vestiti invernali sono stati solo come la coperta di Linus. A primavera inoltrata purtroppo arriva lo specchio a ricordarci, talvolta impietosamente, che le immagini che ci vengono proposte, come quelle di Nicole Kidman o di Julianne Moore, più somiglianti a bambole di biscuit che a donne reali, appartengono a poche. Molto spesso infatti quella carnagione bianca e levigata, da sempre considerata prerogativa di un appeal aristocratico, viene ingrigita da peli superflui. Ma cerchiamo di chiarire bene la questione. La nostra pelle è normalmente ricoperta da una fine peluria che può essere più o meno evidente in funzione dell'età, del sesso o di fattori genetici e razziali. C'è un largo numero di donne invece (le statistiche parlano del 5-10%) che soffrono del cosiddetto irsutismo, la presenza di peli in eccesso in aree del corpo prevalentemente mascoline. «Un problema strettamente medico, dovuto - puntualizza il prof. Carlo Maria Rotella, docente di malattie del metabolismo all'Università degli Studi di Firenze - a livelli eccessivi di ormoni maschili in soggetti di sesso femminile, da non confondersi con l'ipertricosi e il virilismo». Tre problematiche che, al di là dell'aspetto puramente estetico, vedono protagoniste due specializzazioni che lavorano molto spesso in team: l'endocrinologia e la dermatologia.

«Per quanto riguarda l'endocrinologo - prosegue il prof. Rotella - il primo compito è quello diagnostico. Nel caso dell'ipertricosi, per esempio, si assiste ad una maggiore espressione dal punto di vista quantitativo dei peli che normalmente sono presenti nelle sedi caratteristiche delle donne; nel caso dell'irsutismo, la distribuzione dei peli avviene anche in aree che nel sesso femminile non sono normalmente coperte di peli quali le basette, la zona sotto il mento, il solco tra le mammelle, la zona che circonda l'areola mammaria e la parte inferiore dell'addome, con una distribuzione dei peli pubici a losanga ed una stradellina di peli lungo la linea mediana tra pube ed ombelico. Il virilismo, invece, consiste nella presenza di baffi, barba, peli sulla parte anteriore e posteriore del torace, e su tutto l'addome, causato molto spesso da un tumore; la diagnosi clinica va completata da accertamenti strumentali quali ecografie o TAC addominali e pelviche, oltre a dosaggi ormonali». In sintesi, sia l'irsutismo che il virilismo sono vere e proprie malattie dove è bene intervenire, a seconda dei casi, sia con terapie ormonali che chirurgiche. L'ipertricosi, invece, è solo un problema estetico, che può essere egregiamente risolto dal dermatologo. «Al momento l'unica arma efficace in nostro possesso per liberare signore o fanciulle da questo inestetismo porta un unico nome, "laser" - dice il dottor Franco Paciolla, specialista in dermatologia, membro del dipartimento di laserchirurgia dell'International Society of Plastic and Aesthetic Dermatology e direttore sanitario dell'Istituto di dermatologia e laserterapia "Medlight" di Firenze -. Negli ultimi anni infatti sono stati ideati sistemi estremamente sofisticati di raggi laser che consentono di influire sulla melanina (la sostanza che dà il colore nero al pelo) causando un rapido riscaldamento del follicolo fino a provocarne la distruzione, senza danneggiare la cute circostante».

Per avere un risultato maggiormente efficace e di lunga durata, il pelo deve essere colpito in fase di crescita attiva (quella che gli specialisti chiamano anagen) e i trattamenti variano da 6 a 8 sedute a distanza di un mese. Ma, in conclusione, esiste un metodo definitivo per liberarsi da questo problema? «Per onestà professionale devo dire di no - afferma Paciolla -. Infatti, anche se i risultati sono esteticamente molto validi, non è corretto parlare di depilazione definitiva. Si preferisce parlare di depilazione a lungo termine o permanente, perché si è visto che a distanza di tre anni ricresce, anche se in forma più sottile, circa il 30% dei peli trattati; quindi c'è la necessità, per eliminare il problema, di una o due sedute di mantenimento all'anno».