Scritto da Silvia Gigli |    Giugno 1997    |    Pag.

Giornalista E' nata e vive a Firenze ma è per metà senese. Ha iniziato a frequentare il mondo del giornalismo giovanissima, collaborando con quotidiani come La Città, Paese Sera e numerosi mensili toscani. Ha lavorato al quotidiano Mattina, allegato toscano dell'Unità, fino al '99, poi al Corriere di Firenze, infine caposervizio delle pagine dell'Unità in Toscana. Scrive sull'Informatore dal 1990.

Osservi quel
Don Milani trenta anni dopo
volto giovane e intenso, ritratto nelle ultime foto della fine degli anni '60, e ti scopri a pensare che niente è cambiato. I trent'anni trascorsi dalla morte di don Lorenzo Milani, avvenuta per un male incurabile il 27 giugno 1967, non hanno lasciato nemmeno un graffio sulla mole di scritti, esperienze e idee che lui ha lasciato. Complice il ricordo tenace e affettuoso dei suoi molti allievi, divenuti negli anni amministratori, personaggi politici, operai, educatori, il pensiero e líopera di questo prete rivoluzionario conservano intatta tutta la loro dirompente carica eversiva. Il giovane priore scomodo, allievo di don Giulio Facibeni, pulcino della stessa nidiata dell'attuale arcivescovo Silvano Piovanelli, fu relegato dai vertici della chiesa in una remota parrocchia del Mugello, a Barbiana, e lì, a dispetto di tutti, riuscì a costruire nell'arco di pochi anni un'esperienza di vita ed educazione che non ha eguali. E che ancora oggi fa discutere, come un nervo vivo che non ha mai smesso di fremere e sussultare.
C'è un progetto della Rai per un film con Sergio Castellitto che dovrebbe essere girato a Calenzano e raccontare la storia di don Milani. Ma gli ex allievi, il presidente della Provincia di Firenze Michele Gesualdi in testa, non sono affatto convinti della sceneggiatura. Troppo melensa, poco veritiera. Don Milani non era il prototipo dell'intellettuale benefattore. Era anche un uomo duro, intransigente, incredibilmente ironico e acuto. Non un missionario caritatevole ma un vero pungolatore di anime. E così si fa un gran dibattere sul testo della Rai e gli ex allievi si dicono pronti a dare battaglia. Una storia esemplare, che la dice lunga su quello che ha lasciato don Lorenzo. Lui, c'è da scommetterci, avrebbe apprezzato tutto questo gran discutere. I contraddittori erano la sua passione.
A raccontarcelo è la sua storia. Correvano gli anni '60 e allora, anticipando per molti versi l'esplosione ribelle del '68, don Lorenzo Milani osava parlare agli allievi della sua scuola, che lui definiva 'rigorosamente laica, come quella di un liberalaccio miscredente', di disubbidienza, obiezione di coscienza, ma anche di rispetto, coerenza, lotta all'indifferenza. Non a caso, in una delle stanze della parrocchia di Barbiana troneggiava, scritta a lettere cubitali su di una parete, la frase inglese 'I care', 'mi interessa', opposta allo sprezzante motto fascista 'Me ne frego'. In quella chiesa sperduta tra le vette brulle del Mugello don Lorenzo era arrivato nel 1954, a 31 anni, trasferito dalla parrocchia di San Donato a Calenzano dove aveva già messo su una scuola serale per adulti, soprattutto operai. L'esilio di Barbiana avrebbe dovuto essere una punizione esemplare, lui ne fece l'arma del riscatto. In una lettera alla madre Alice Weiss scriveva infatti: «La grandezza di una vita non si misura dalla grandezza del luogo in cui s'è svolta, ma da tutt'altre cose». Lorenzo, di origine alto borghese ed ebraica, non esitò un istante ad abbracciare la causa dei poveri. Ma lo fece a suo modo, unendo la bontà evangelica all'intransigenza, non solo sfamando ma anche insegnando gli strumenti di vita, aprendo gli occhi a quei ragazzi figli di contadini, offrendo loro gli strumenti della lettura, la scrittura corretta, le lingue straniere, l'amore per la filosofia e la storia. Il tutto senza gerarchie, instillando in quei ragazzi la voglia di conoscere e capire, lasciando nei loro cuori un segno che ha resistito a tutte le tempeste. Dal remoto esilio di Barbiana don Milani non dimenticò il mondo che in quegli anni ribolliva di umori e cambiamenti. Anzi, scrisse lettere e pamphlet rivolti a quella società che lui cercava di cambiare con le armi della parola scardinatrice e della denuncia. 'Lettera ad una professoressa' fu l'opera che lo rese noto ma in realtà il libro fu il frutto del lavoro dei ragazzi di Barbiana, i figli degli operai e dei contadini rifiutati dalla scuola 'normale', che sotto la sua guida misero il dito nella piaga di un sistema educativo infarcito di pregiudizi e privilegi, aperto solo a coloro che già conoscevano il linguaggio di chi comanda. Un sasso nello stagno, un libro che ancora oggi mette i brividi. Don Lorenzo non ha mai smesso di insegnarci a vivere.

Don Milani, gli appuntamenti
Non sarà un anniversario qualsiasi. I trent'anni che ci separano dalla scomparsa di don Lorenzo Milani saranno ricordati dai suoi allievi e dalle istituzioni a lui legate con una serie piuttosto corposa di iniziative. I Comuni di Calenzano e Vicchio, insieme all'Arcivescovado e alla Provincia di Firenze, hanno deciso di celebrare il trentennale di don Milani con un convegno sulla scuola. L'iniziativa è quantomai calzante, se si pensa che proprio il tema dell'educazione è stato quello che più ha stimolato negli anni la riflessione e l'opera del prete fiorentino. La giornata di studio si terrà a Vicchio verso la metà di giugno: sono previsti gli interventi del ministro Luigi Berlinguer, del linguista Tullio De Mauro e di un rappresentante della curia fiorentina che opera nel mondo della scuola. Per l'occasione il presidente della Provincia di Firenze Michele Gesualdi, che è stato uno degli allievi di don Milani, presenterà documenti inediti di don Lorenzo sulla scuola. Il giorno clou per le celebrazioni sarà però il 26 giugno, giorno della scomparsa del parroco di Barbiana, quando l'Arcivescovo di Firenze, cardinale Silvano Piovanelli, celebrerà la messa proprio nella chiesa di Barbiana. Seguirà poi una marcia di tre chilometri, con tre fermate durante le quali saranno letti alcuni brani delle opere di don Milani, sotto la regia di Paolo Coccheri. Negli stessi giorni a Calenzano gli studenti del liceo Gobetti metteranno in scena una rappresentazione tratta da 'Lettera ad una professoressa'.