L'apertura festiva dei negozi. Dibattito a Campi

Domenica è sempre domenica?
La riflessione è nata da una sollecitazione di tipo religioso, che ha spinto otto ragazzi del circolo Mcl della parrocchia di Santa Maria, a Campi Bisenzio, a chiedere a se stessi e agli altri: è giusto oppure no lavorare di domenica? La domanda porta con sé molti quesiti, e non soltanto religiosi. Perché la festa, come momento da condividere con gli altri, ha una valenza sociale che va ben al di là della fede cristiana.
Il tema è stato affrontato nelle sue tante angolazioni in un vivace dibattito al quale hanno partecipato, tra gli altri, Franco Galli, presidente del consorzio "I Gigli", e Turiddo Campaini, presidente di Unicoop Firenze. Due realtà commerciali ispirate a due correnti di pensiero diametralmente opposte. Decisamente favorevole al lavoro domenicale Franco Galli: «E' un servizio in più che diamo al consumatore.
Le sessantamila persone che trascorrono la domenica ai Gigli sono per lo più famiglie. Ho una statistica che dice che il 50 per cento viene da noi per passare il tempo. Solo una minima parte si dedica anche agli acquisti. D'altronde non possiamo ignorare che i centri commerciali sono diventati il terzo punto di aggregazione dopo la famiglia e il posto di lavoro».
Di tutt'altro avviso Turiddo Campaini. «Non siamo mai stati sostenitori dell'apertura domenicale. Abbiamo sempre giocato di rimessa, perché quando siamo sul mercato bisogna adeguarsi alle regole e se gli altri aprono dobbiamo aprire anche noi. Ma siamo disposti a metterci attorno a un tavolo per trovare un accordo e ridurre le domeniche lavorative, così come recentemente sono state aumentate».
Anche se, in ultima analisi, l'elemento lavoro è solo un aspetto parziale del problema. «Il fatto è che molta gente frequenta i centri commerciali perché non sa che altro fare — ha concluso Campaini —. Il rischio è di annullare completamente la propria identità culturale, affidandosi a una falsa libertà che in realtà è una vera e propria schiavitù».
Un'analisi in parte condivisa, anche se con presupposti diversi, da don Giovanni Momigli, direttore della Pastorale sociale del lavoro, che ha sottolineato come il problema non sia tanto quello di andare alla Messa ma di trascorrere la giornata di festa in comunità, e non solo con la propria famiglia. «La festa è per sua natura un fatto sociale, da condividere. Vivere in maniera individuale la domenica comporta un danno per la società — ha detto don Momigli — perché significa rinunciare all'aggregazione, ai rapporti con gli altri».