Le scelte dell’Unicoop Firenze per andare incontro ai bisogni dei consumatori e dei lavoratori

Scritto da Serena Wiedenstritt |    Giugno Bis 2017    |    Pag. 4, 5

Foto M. D'Amato

Aperture punti vendita

Solo la domenica mattina. Solo in 40 punti vendita su 104. Con dieci festività religiose e civili a serrande abbassate. La decisione di Unicoop Firenze riguardo le aperture domenicali e festive debutta domenica 11 giugno e promette di fare scuola a livello nazionale. Per chiarire i particolari e le motivazioni della decisione abbiamo intervistato Michele Palatresi, vice presidente del consiglio di gestione della cooperativa.


Cosa cambia per i soci e i clienti dell’Unicoop Firenze?

«In primo luogo, la cooperativa con questa scelta dà l’opportunità ai soci di poter contare sulla stabilità del servizio, senza il bisogno di segnarsi sul calendario quali punti vendita sono aperti una domenica piuttosto che l’altra. Le aperture domenicali coinvolgono una minoranza di punti vendita, che però sono stati scelti in modo da permettere a tutti i nostri soci di fare la spesa in un raggio abbastanza circoscritto di chilometri. Cambia l’orario, che si riduce alla sola mattinata, ma abbiamo ritenuto che fosse un arco di tempo comunque sufficiente per soddisfare al meglio le esigenze di spesa alimentare dei nostri soci e clienti. Discorso diverso per il periodo natalizio, che non vedrà sostanziali cambiamenti rispetto alle nostre consuetudini».


E per i dipendenti?

«Avranno la possibilità di conciliare al meglio impegni lavorativi e familiari, dedicando più tempo alle attività sociali, culturali e ludiche, che ogni persona coltiva fuori dall’ambito lavorativo. Alla riduzione dell’orario domenicale la nuova proposta aggiunge un altro elemento positivo: la cooperativa ha deciso di estendere i giorni di chiusura annuali a 10 festività, andando oltre le 7 già contrattualizzate dal 2013, permettendo ai lavoratori di stare in famiglia durante tutte le cosiddette “feste comandate”».


Dalla liberalizzazione degli orari, avvenuta nel 2011 con il governo Monti, Unicoop Firenze ha seguito una linea univoca in materia di aperture domenicali, anche collaborando con importanti enti ed istituzioni. Quali sono state le principali iniziative?

«Sicuramente la più importante è quella che ci ha visto, nell’aprile del 2013, aderire all’iniziativa promossa da Confesercenti “Libera la domenica”, con la raccolta di 23.000 firme che sono state fatte pervenire al Governo in carica, purtroppo senza sortire effetto. Quello che abbiamo sempre sostenuto, e che ha motivato tutte le nostre prese di posizione, era che l’ampliamento delle aperture festive avrebbe prodotto costi maggiori per la socialità, senza creare nuovi posti di lavoro e senza stimolare la crescita dei consumi, e avrebbe peggiorato le condizioni di vita di molti lavoratori. In pratica, quello che sta effettivamente succedendo».


Come si è giunti alla proposta attuale e quali punti sono stati tenuti in considerazione?

«Inevitabilmente abbiamo dovuto fare anche valutazioni di natura economica, ma ci sentiamo di dire che la decisione è maturata a seguito di un “percorso d’ascolto”, che ha coinvolto la nostra base sociale, ma anche un gruppo rappresentativo di lavoratori, che hanno manifestato le loro opinioni ed i loro punti di vista. Abbiamo cercato di mettere insieme tutti gli elementi che siamo riusciti a raccogliere, con l’obiettivo di formulare una proposta che tenesse in equilibrio la necessità di soddisfare i bisogni dei nostri soci, senza però disconoscere la qualità della vita dei nostri lavoratori, che manifestavano il maggior disagio nel dover lavorare la domenica pomeriggio».


Restituire la domenica e in particolare la domenica pomeriggio ai soci, ai dipendenti e alle loro famiglie. Cosa significa in pratica?

«Significa rimettere al centro la persona come individuo e non come consumatore o dipendente, riaffermando un principio al quale ci siamo sempre ispirati, che è quello che non si può sacrificare tutto in nome dei consumi e dell’eccesso di servizio. In un mondo in cui nessuno sembra essere in grado di fermarsi e mettere dei paletti, crediamo che si possa riuscire a tenere insieme le esigenze dell’impresa, senza rinunciare ad elementi valoriali come quelli legati alla qualità della vita delle persone».


Possiamo dire che Unicoop Firenze con questa decisione applica un modello di regolamentazione che è stata più volte invocata - ma che ancora non è arrivata - e si pone così l’obiettivo di operare in prima persona da calmiere del consumismo più sfrenato?

«Purtroppo sembra che dal punto di vista normativo non ci sia l’intenzione di tornare ad una regolamentazione delle aperture festive. Sicuramente l’auspicio è che la nostra scelta rappresenti uno spunto di riflessione, un elemento dal quale partire per ragionare sul fatto che l’apertura selvaggia - che oramai non ha più limiti (molte realtà aprono anche la notte, oppure nei giorni di festa riconosciuti, sia laici che religiosi) - mette a repentaglio anche l’identità di un popolo che rischia di non riconoscere e riconoscersi più neppure in quei momenti che dovrebbero rappresentare occasione di ritrovo e socialità collettiva».


Comunque una scelta coraggiosa. Come verrà fatta conoscere all’esterno?

«Utilizzeremo tutti gli strumenti della cooperativa, dall’Informatore al web alla nostra trasmissione televisiva, oltre ad una comunicazione capillare in tutti i punti vendita, dando informazione in quelli che rimarranno chiusi di quali saranno i negozi più vicini dove i soci potranno trovare un servizio adeguato. Sono però convinto che l’elemento più forte della comunicazione sarà il passaparola che tutti i soci attivi e i nostri lavoratori saranno in grado di veicolare, sostenendo con determinazione i contenuti e la portata distintiva della nostra scelta».


Che risposta si aspetta la cooperativa?

«Come tutte le scelte coraggiose e difficili, siamo consapevoli che non riscontreremo una risposta di consenso unanime. Però siamo altrettanto convinti che, se riusciremo a comunicare bene i contenuti e le motivazioni della nostra scelta, dopo un iniziale scetticismo potremo avere sempre più consensi, che ci auguriamo stimolino anche un dibattito incentrato sulla necessità di tornare ad una regolamentazione delle aperture festive».