Nuove terapie per l'osteoartrite. Ce ne parla il professor Marco Matucci Cerinic

Scritto da Alma Valente |    Gennaio 2003    |    Pag.

Giornalista Nata a Roma.

Dopo la laurea in Filosofia ha insegnato per due anni. Successivamente ha lavorato presso l'Ufficio Stampa della Presidenza dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, collaborando in particolare con Giorgio Napolitano.

Trasferitasi a Firenze, ha iniziato a scrivere l'Informatore, con articoli inerenti la di medicina.

Dal '97 ha cominciato a fare televisione: prima come inviata per la trasmissione Informacoop e poi curando una rubrica dedicata alla salute all'interno di Liberetà (trasmissione dello Spi-CGIL).

Dolore in ginocchio
C'è quello del "prete", provocato da un inginocchiamento troppo prolungato. Quello del "saltatore", dovuto ad un esercizio troppo intenso, e quello della "lavandaia", che ormai grazie agli elettrodomestici è quasi solo un ricordo o un'immagine letteraria.
A tutt'oggi, però, la stragrande maggioranza delle patologie legate al ginocchio sono altre. Infatti, al di là di accidenti puramente meccanici, questo vero e proprio capolavoro di ingegneria in grado di sostenere il peso del nostro corpo e di eseguire movimenti di flessione, estensione e rotazione, può ammalarsi, anche in età molto precoce, di osteoartrite. Una delle tante patologie reumatiche che, complessivamente, tra spese dirette ed indirette, incidono sul bilancio sanitario nazionale per circa 1.700 milioni di euro.

Ma cos'è l'osteoartrite? «Per inquadrare bene il problema è bene sapere che il nostro scheletro sarebbe una gabbia rigida senza le articolazioni. E sono proprio queste che permettono il movimento, grazie a muscoli, tendini e soprattutto la cartilagine. Una sostanza - spiega il professor Marco Matucci Cerinic della sezione di reumatologia del dipartimento di Medicina interna dell'Università degli Studi di Firenze - che, in parole semplici, funziona come un "ammortizzatore" contro le sollecitazioni che provengono dall'esterno. In alcuni soggetti questa cartilagine può degenerare, allora si arriva all'osteoartrite».

Ma è vero che le cause di questa patologia sono ancora in parte sconosciute?
« Purtroppo sì, la causa principale è ancora sconosciuta, anche se sappiamo per certo che il peso, i traumi e il cattivo metabolismo dell'individuo accelerano la progressiva degradazione della cartilagine».

Per quanto riguarda le prospettive terapeutiche, invece, la ricerca negli ultimi anni si sta orientando su nuovi approcci.
«E' proprio così. La terapia dell'osteoartrite è giunta ad una nuova realtà. Mentre in passato si faceva uso quasi esclusivamente di farmaci antinfiammatori ed antidolorifici, oggi si presenta la possibilità di intervenire sui passaggi fondamentali della malattia, ritardandone soprattutto l'evoluzione progressiva verso una disabilità funzionale».

E ciò sembra reso possibile dall'avvento di un farmaco di produzione italiana, introdotto sul mercato già da diversi anni, che ha dimostrato in due recenti studi la sua efficacia nel trattamento di questa patologia...
«E' stato dimostrato, in più di duecento pazienti colpiti da osteoartrite del ginocchio e trattati per 3 anni, che la glucosamina è in grado di ritardare la progressione della malattia articolare. Gli studi hanno infatti messo in evidenza come lo spazio articolare, abitualmente ridotto dalla malattia con conseguente attrito dei due capi articolari e dolore, fosse significativamente risparmiato con un miglioramento dei sintomi lamentati dai pazienti che ha raggiunto quasi il 30 per cento. E' poi importante notare che questo tipo di farmaco è privo di effetti indesiderati e ha un'ottima tollerabilità».

Un'evidenza dunque che ci permette pertanto di guardare al futuro con maggiore ottimismo?
«Certamente. E' bene però focalizzare l'attenzione sul fatto che questo farmaco deve essere necessariamente inquadrato in una visione strategica della terapia dell'osteartrite. E' infatti importante che la diagnosi venga fatta il più precocemente possibile e che il trattamento della malattia sia programmato dal reumatologo quanto prima anche con altri farmaci, che devono coadiuvare l'azione della glucosamina. Questo tipo di approccio è fondamentale per tentare di rallentare l'evoluzione della malattia e quindi assicurare la miglior qualità della vita ai nostri pazienti.

In sintesi, le parole chiave per una malattia così insidiosa possono essere: diagnosi precoce e terapia integrata, sia medica che riabilitativa...
«E' quanto di meglio possiamo fare dal punto di vista strettamente medico, proprio oggi che già assistiamo ai primi tentativi di trapianto autologo (cioè derivato dallo stesso paziente) di cartilagine, al fine di ricostituire la superficie cartilaginea lesionata e rendere quindi una nuova congruità alle articolazioni sofferenti».