Ricco di fibre, favorisce la digestione

Scritto da Andrea Santini |    Novembre 2010    |    Pag.

Dipendente di Enti pubblici ha svolto per molti anni attività ispettiva nel controllo degli alimenti. Ha partecipato a corsi e convegni anche in qualità di docente. Si è occupato in particolare del settore micologico dirigendo il servizio di vigilanza, formazione e certificazione dei funghi commercializzati nei mercati. Ha curato una pubblicazione per le scuole elementari di educazione ambientale e al consumo dei funghi dal titolo"I funghi dal bosco al consumatore". Collabora da vari anni con l'Informatore dell'Unicoop con articoli sull'igiene e la merceologia alimentare. Ha curato per l'Unicoop un sito sui funghi: "Di tutto un po', commestibili, non commestibili, controlli, leggi, ricette, letteratura. Si occupa, in generale, delle problematiche relative ai prodotti alimentari sotto l'aspetto legislativo.

È una pianta tipica del bacino Mediterraneo. Appartiene alla famiglia delle ombrellifere (Foeniculum vulgare). È detto anche comunemente erba buona, finocchiello, finocchio. Quello spontaneo o selvatico è una pianta erbacea perenne che può raggiungere oltre un metro e mezzo di altezza.

Possiede fiori piccoli e graziosi formati da cinque petali, che assumono nel loro insieme curiose infiorescenze a forma di ombrelle. I frutti sono acheni verdi con sfumature gialle, il cui profumo si può avvertire anche ad una certa distanza. Nasce spontaneo, prevalentemente in località abbandonate ed incolte. La pianta del finocchio coltivato raggiunge, viceversa, un'altezza oscillante fra i sessanta e gli ottanta centimetri.

La sua coltivazione viene praticata in zone pianeggianti nel periodo compreso tra febbraio e marzo. Ma può anche avvenire in semenzaio nella stagione estiva (luglio-agosto), e le pianticine messe a dimora verso settembre-ottobre, preferibilmente in terreni sciolti e piuttosto soleggiati. Il finocchio coltivato, di cui esistono importanti varietà commerciali viene denominato "dolce" per differenziarlo dal tipo selvatico. Essendo molto sensibile al clima freddo la sua coltivazione viene effettuata in aree geografiche non troppo settentrionali.

Si utilizzano allo stato fresco le foglie e le guaine (strutture basali bianche molto compatte e consistenti), che costituiscono la parte edule del finocchio domestico. I semi del finocchio, spesso confusi con i frutti, una volta essiccati vengono conservati in sacchetti o in barattoli chiusi per essere variamente utilizzati.

 

In cucina

Viene impiegato prevalentemente il finocchio dolce, ma anche quello selvatico trova molti impieghi alimentari. In frigorifero, dopo essere stato ben pulito, liberato dalle parti più grossolane e dure, può essere conservato per una diecina di giorni. Viene impiegato come ingrediente nelle insalate miste, e può trovare altri molteplici impieghi in molte ricette gastronomiche. È però consigliabile tagliarlo a spicchi. Se destinato alla cottura, si consiglia di aggiungere all'acqua succo di limone, altrimenti i tessuti di questo ortaggio a causa delle alte temperature possono facilmente annerire.

 

Proprietà nutrizionali ed erboristiche

Il finocchio contiene molte fibre, consistenti quantità di acqua, e modeste quantità di vitamine e sali minerali. Perciò è particolarmente indicato nelle diete ipocaloriche. Possiede proprietà digestive, antifermentative e diuretiche. Secondo un'antica tradizione le tisane a base di finocchio contribuiscono perfino ad aumentare la produzione di latte materno.

I semi di finocchio, masticati dopo una cena pesante rinfrescano l'alito. Vengono usati anche in liquoreria, o aggiunti per insaporire prodotti alimentari salati o dolci, preparati a base di carne o di pesce. Per farcire internamente la porchetta, la finocchiona, alcuni tipi di biscotti, o per preparare certi tipi di pane dal sapore molto particolare.

 

Curiosità: Il finocchio era conosciuto e apprezzato fin dall'antichità. Il naturalista Plinio riteneva che il finocchio avesse proprietà terapeutiche nella cura dei difetti della vista, mentre nel medioevo era opinione diffusa che questa pianta servisse come antidoto per neutralizzare il veleno dei serpenti.


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