A Camaiore un'infiorata davvero speciale

Scritto da Riccardo Gatteschi |    Giugno 1999    |    Pag.

giornalista e scrittore. Ha iniziato nel 1968 come cronista a Nazione Sera. Ha collaborato, nel corso dei decenni, a molti quotidiani, periodici, riviste. Ha pubblicato il primo libro nel 1971: "Toscana in festa". Sono seguiti alcuni volumi scritti a quattro mani con l'amico Piero Pieroni: "Vento del Nord, vento del Sud" (1972), "Indiani maledetti Indiani" (1973), "Ad ovest della legge" (1975), "Pirati all'arrembaggio" (1977). Ha curato alcune voci delle enciclopedie "Toscana, paese per paese" (1980) e "Costumi e tradizioni popolari" (1995). In anni più recenti ha pubblicato: "Con la croce o con la spada" (1990), "Baccio da Montelupo" (1995), "Donne di Toscana" (1996), Raffaello da Montelupo" (1998), "Feste per un anno" (2000), "Diavoli, santi e bonagente" (2002), "Un uomo contro" (2003). Ha tre passioni confessabili: viaggiare, conoscere la Toscana, guidare la motocicletta. Collabora all'Informatore dell'Unicoop dal 1995.

Ditelo con la segatura
E' un'infiorata davvero unica nel suo genere. Come vuole la tradizione celebra la festa cristiana del Corpus Domini. Ma mentre nelle altre città vengono utilizzate tonnellate di garofani, rose o ciclamini, a Camaiore i "quadri" si realizzano con il materiale forse più povero che si conosca: la segatura. Un'usanza che sembra avere un'origine laica e popolana, almeno secondo studi recenti: in questo modo, infatti, la servitù avrebbe accolto i Borboni, signori di Lucca, quando venivano a soggiornare nelle loro ville della Versilia.
A Camaiore il lavoro di preparazione inizia alcuni mesi prima del giorno fatidico e si concretizza nell'elaborazione su carta dei disegni che dovranno essere in seguito riprodotti sul terreno. La scelta delle immagini può spaziare da semplici motivi geometrici ad altri di carattere floreale, da complicate ricostruzioni di episodi ispirati alla vita di Cristo alle ingenue riproduzioni di famosi dipinti rinascimentali.
Una volta definito il carattere del disegno, si tratta di trasferirlo su pannelli di compensato i quali, opportunamente traforati, serviranno come stampi da appoggiare sul selciato. Intanto nelle case di ciascun partecipante all'iniziativa viene fatta incetta di quintali e quintali di segatura, che dovrà essere vagliata, tinta con coloranti all'anilina e infine conservata in grandi recipienti fino al gran giorno.
La cittadina versiliese conta una quindicina di gruppi - composti da un numero di persone che varia da una decina a un massimo di cinquanta - ognuno dei quali prende in consegna uno spazio di strada, lungo in genere quaranta-cinquanta metri e largo tre, nella zona più centrale del paese. Il giorno di vigilia, a tarda sera, ha inizio il lavoro di realizzazione.
Prima di tutto si sistemano i modelli in legno - ogni gruppo ne prepara una trentina - nella sequenza che permetta di formare il disegno desiderato. Poi intervengono, sotto la direzione di una persona dotata più delle altre di estro artistico, gli addetti alla distribuzione della segatura, da versare negli spazi vuoti in dosi tali da mettere in risalto i particolari dell'immagine e dare la giusta tonalità ai colori. Che sono sempre molto vivi e vicini alla sgargiante gamma cromatica che i fiori in primavera regalano: l'oro che ricorda la ginestra, il rosso acceso del papavero, il bianco del giglio, il verde cupo della foglia di alloro, il viola della mammola...
L'impegno dei gruppi termina a notte inoltrata e il tempo che rimane per ammirare lo sforzo dei "tappetari" è davvero esiguo, non più di qualche ora. Alle nove del mattino la processione inizia il suo percorso e, inevitabilmente, il frutto di un lavoro lungo alcuni mesi viene rovinato in una manciata di minuti. Un tempo comunque sufficiente perché una commissione abbia potuto valutare i vari tappeti e assegnare i giusti riconoscimenti ai più meritevoli.