I bambini-lavoratori peruviani del Manthoc incontrano gli studenti italiani

Scritto da Letizia Coppetti |    Giugno 2004    |    Pag.

Giornalista Fiorentina, laureata in lingue e letterature straniere, ha lavorato per tredici anni alla redazione di Firenze dell'Agenzia Ansa, occupandosi sia di cronaca nera che di bianca. Collabora dal 1990 con l'Informatore e dal giugno 2001 a dicembre 2002 si è occupata dei contenuti del sito di Unicoop Firenze. E' stata anche direttore del periodico Celiachia Notizie, house organ dell'Associazione Italiana Celiachia. E' stata coordinatore redazionale dell'Informatore fino al giugno 2006, la rivista dedicata ai soci.

Aula di disegno del liceo scientifico di Montevarchi, ore 9 di una giornata di aprile. I ragazzi della II A, quindicenni non dissimili da tutti gli altri coetanei, sono già seduti ai tavoli quando loro entrano: hanno quasi la stessa età, ma la differenza è abissale.
La prima che salta agli occhi è meramente fisica: i ragazzi italiani sembrano dei giganti accanto ai ragazzini sudamericani. La seconda la percepisci quando comincia questo "incontro-dibattito-lezione": i tredicenni peruviani hanno carattere ed esperienza da vendere, oltre ad avere idee assolutamente chiare sui desideri per il loro presente e futuro.

Kelyn, Darwin e Janeth appartengono all'associazione peruviana del Manthoc, movimento di auto-organizzazione di bambini e adolescenti lavoratori per la difesa dei loro diritti, e sono qui in Toscana per incontrare gli studenti e parlare della loro vita. Che è lontana anni luce dalla nostra, perché loro, in mezzo ad altri due milioni e mezzo di bambini peruviani, hanno iniziato a lavorare a sei-sette anni, e solo grazie al Manthoc hanno scoperto di avere anche il diritto di studiare.
La loro giornata è divisa in due: la mattina a scuola e il pomeriggio a lavorare, in agricoltura, nell'artigianato, nel commercio. Con i pochi soldi che guadagnano possono permettersi quello che per loro rappresenta il superfluo, rispetto al cibo che è l'esigenza primaria: vestiti, lapis, quaderni, senza i quali non potrebbero frequentare la scuola.

Quello che colpisce è la loro determinazione nel difendere il diritto dei bambini di lavorare. Una cosa aberrante per noi, di vitale importanza per loro. «Noi vogliamo essere concreti e realisti. Per questo diciamo sì al lavoro ma in condizioni degne - dice il fierissimo Darwin -. Lavorare ci permette di dire no a prostituzione e droga, e grazie al Manthoc abbiamo ottenuto che i bambini non siano sfruttati nei lavori più duri, come in miniera, e che abbiano il diritto di studiare per almeno quattro ore al giorno».
Al Manthoc però appartengono solo 5 mila bambini-lavoratori, una goccia nel mare rispetto ai due milioni e mezzo sfruttati quotidianamente per paghe da mezzo dollaro ad un dollaro. Il governo non riconosce come interlocutore "politico" questa associazione, perché significherebbe riconoscere il diritto di questi bambini a lavorare. Quindi i minori lavorano, senza diritti e in condizioni disumane, ma ufficialmente la cosa è proibita.

L'attività principale del Manthoc è quella di favorire la formazione scolastica di questi bambini e di renderli consapevoli dei loro diritti, per assicurare loro un futuro migliore. Futuro sul quale loro hanno idee ben chiare: Kelyn vuole insegnare alle elementari, Darwin vorrebbe diventare medico. «Non so se ne avrò la possibilità - afferma - e forse dovrò accontentarmi di fare qualcos'altro. Ma non voglio perdere la possibilità di sognare di fare il medico».

Sognare. Una parola importante, che ritorna in un altro discorso di Darwin: «Poter studiare in una scuola come questa, o come le altre che ho visto in questi giorni in Toscana, sarebbe un sogno. Da noi spesso abbiamo un'unica aula in cui stiamo in più di quaranta». E rivolto ai ragazzi italiani dice: «Cercate di capire il valore di quello che vi viene dato dai vostri genitori: la possibilità di studiare e di avere gli strumenti per potervela poi cavare da soli». Costanza, pantaloni rigorosamente a vita bassa e pinza verde nei capelli, ha recepito il messaggio: «Mi ha molto colpito - afferma - che quando loro parlano di scuola associano questa parola alla parola "diritto". Per noi invece scuola è sinonimo di dovere, di obbligo». Incontri come questi servono a far capire ai nostri ragazzi che non è, non dovrebbe essere così.

IL PROGETTO
Col Cuore in Perù

Partecipano Unicoop, Arci e Manthoc (Movimiento de Adolescentes Niños Trabajadores Hijos de Obreros Cristianos). Sono stati costruiti due centri di aggregazione per i ragazzi lavoratori di strada, in due diverse zone del Perù (Villa El Salvador e Ayacucho). Gli "affidamenti a distanza" del prossimo anno saranno destinati a sostenere ed ampliare le attività dei due centri con progetti educativi, di socializzazione e di formazione professionale.

Per aderire:
quota mensile 31 euro, annuale 372 euro
da versare sul c.c.p. n° 18480541 intestato a Arci - Comitato Regionale Toscano, causale "Unicoop Firenze/Perù"

oppure
c.c.b. n° 000000102683 c/o Banca Popolare Etica, intestato ad "Arci - Comitato Regionale Toscano", P.zza De' Ciompi 11, 50122 Firenze, ABI 05018, CAB 02800, CIN T, causale "Unicoop Firenze/Perù"


Info: Arci Toscana
Piazza De' Ciompi 11, Firenze
Tel. 055 26297236