A proposito di calcio, imperversato per tre mesi, dai mondiali agli scandali casalinghi, una buona notizia almeno si può dare: il lavoro minorile nel settore della produzione dei palloni per sport è stato praticamente eliminato.
Sono oltre 70 milioni i palloni che entrano nel mercato ogni anno nel mondo, per un prezzo che si aggira intorno agli 80 dollari l'uno, ma chi li cuce guadagna non più di mezzo dollaro al pezzo. La città di Sialkot, in Pakistan, è considerata la capitale del pallone, viene prodotto qui infatti il 70% circa dei palloni da calcio usati in tutto il mondo. In questa produzione, come pure in altre industrie locali, erano impiegati anche molti bambini, soprattutto per cucire. Bambini mal pagati e sottratti all'istruzione e all'educazione.
Nel 1998 Coop, in quel momento sola in Italia, acquista i primi palloni equi, nati cioè da un progetto promosso da Transfair Italia e Germania, prodotti senza lavoro minorile e secondo i criteri del commercio equo e solidale. Negli anni il progetto si consolida: nel 2002 nasce il registro internazionale dei produttori di pallone e diverse aziende si aggiungono alla lista.