... e ti dirò chi sei. L'origine dei cognomi italiani. I più comuni, in Italia e in Toscana

Scritto da Pier Francesco Listri |    Febbraio 2004    |    Pag.

Giornalista e scrittore Caporedattore per oltre un ventennio del quotidiano "La Nazione", è stato collaboratore del "Ponte" e de "L'Espresso". Profondo conoscitore della storia fiorentina e toscana, alla quale ha dedicato numerosi volumi. Ha curato a lungo i problemi della scuola, redigendo manuali e fondando le riviste "Tuttoscuola" e "Palomar". Ha diretto a Firenze l'emittente televisiva Rete A, al suo attivo ha anche una collaborazione trentennale con la RAI.

Dimmi come ti chiami...
Le parole che usiamo
tutti i giorni vengono da lontano e, a saperle riconoscere, svelano significati remoti, anche perché, non di rado, la loro etimologia (cioè la loro origine) è ricca di traslati e di valori simbolici. Se per esempio diciamo: 'quell'egregio imbecille ha commesso un disastro', mentre il suo significato attuale è ben chiaro, in realtà, le parole che compongono questa frase hanno un'origine dai più ignorata, tanto che si può tradurre la frase così: 'Quell'uomo uscito dal gregge, e vacillante perché privo di bastone, ha commesso qualcosa nato sotto gli astri avversi'. L'aggettivo 'egregio' infatti nasce dal latino 'ex-grege' cioè illustre, distinto perché 'fuori dal gregge'. Il sostantivo 'imbecille' deriva dal latino 'sine baculo' o 'sine bacillo' che significa 'senza bastone', cioè senza un appoggio solido e quindi 'vacillante'. Infine la parola italiana 'disastro' deriva anch'essa dal latino con il prefisso avversativo 'dis' e la parola 'astro': quindi con gli 'astri avversi'che portano ad eventi negativi.

Anche i cognomi sono parole e dunque anche loro vengono da lontano.
Ecco intanto quali sono, in ordine decrescente, i dieci cognomi italiani più diffusi: Rossi, Ferrari, Russo, Bianchi, Colombo, Esposito, Ricci, Romano, Conti, Costa.
A causa della loro storia antica e complessa e delle forti divisioni culturali e linguistiche, le regioni italiane presentano gruppi di cognomi diversi una dall'altra. Perfino all'interno di ogni regione - è il caso della Toscana - ogni città fa quasi storia a sé. Prendiamo appunto la Toscana. A Firenze, i dieci cognomi più frequenti sono nell'ordine: Rossi, Innocenti, Bianchi, Conti, Gori, Ricci, Cecchi, Martini, Galli, Bartolini. Solo ad Arezzo e a Livorno il cognome Rossi è ancora al primo posto; mentre a Lucca i primi tre cognomi sono: Martinelli, Bianchi e Lucchesi; a Pisa: Sbrana, Rossi e Pertini; a Pistoia: Innocenti, Capecchi e Gori. Un gruppo di cognomi quasi esclusivamente presenti solo in Toscana e non nel resto d'Italia è composto da: Bacci, Bindi, Chiti, Cioni, Pagliai, Pucci e Vanni. Un criterio infine per riconoscere un cognome tipicamente toscano è quello di vedere se finisce in -aio o -ai (i cognomi romani finiscono in -aro) è il caso di: Bottai, Massai, Panerai, Renai.
Da dove derivano i cognomi con cui ci distinguiamo gli uni dagli altri? Non di rado derivano dai mestieri dei nostri più antichi avi. Per esempio da 'fabbro' derivano quattro cognomi italiani: Ferrari, Fabbri, Magnani e Forgioni, con poi le varianti: Ferrero, Ferreri, Fabbrini, Fabbroni, Favaro.

Spiegamoci un po' più con ordine. L'origine dei cognomi è varia. Derivano da nomi personali (Angioli, Carli). Oppure hanno origine dal latino (Adriani, Aureli, Cesari), o dal greco antico (Alessandri, Cristofori, Teodori), o ancora dall'antico germanico (Alberti, Federici, Leonardi); o infine dall'ebraico (Adami, Baldassarri o Mattei). Dall'alto Medioevo derivano molti cognomi augurali come Benvenuti, Bencivenga, Bonaventura, Graziadio, Omodei. Se un nostro antenato aveva qualche difetto fisico o qualche particolare grazia, ce ne ha lasciato in eredità il cognome: è il caso di Biondi, Neri, Rossi, Grossi, Gobbi, Guerci, Sordi, Onesti. Altri cognomi ci derivano dal luogo di origine della nostra antica famiglia: è il caso di Bolognesi, Bulgari, Lombardi, Ungaro.
Vi sono infine cognomi patronimici, quando, in antico - non esistendo ancora i cognomi veri e propri - si appellava una persona con il suo nome di battesimo e con quello del padre o della madre: per esempio i cognomi Di Chiara, Di Maria, Del Giudice.
Dunque sarebbe forse opportuno, per capire chi incontriamo e la sua storia, piuttosto che chiedergli 'di che segno sei', riconoscere una scheggia della sua origine dal suo cognome. Mai, come in questo caso, vale il proverbio: 'dimmi come ti chiami e ti dirò chi sei'.