L’ospedale psichiatrico-giudiziario

Scritto da Riccardo Gatteschi |    Settembre 2014    |    Pag.

giornalista e scrittore. Ha iniziato nel 1968 come cronista a Nazione Sera. Ha collaborato, nel corso dei decenni, a molti quotidiani, periodici, riviste. Ha pubblicato il primo libro nel 1971: "Toscana in festa". Sono seguiti alcuni volumi scritti a quattro mani con l'amico Piero Pieroni: "Vento del Nord, vento del Sud" (1972), "Indiani maledetti Indiani" (1973), "Ad ovest della legge" (1975), "Pirati all'arrembaggio" (1977). Ha curato alcune voci delle enciclopedie "Toscana, paese per paese" (1980) e "Costumi e tradizioni popolari" (1995). In anni più recenti ha pubblicato: "Con la croce o con la spada" (1990), "Baccio da Montelupo" (1995), "Donne di Toscana" (1996), Raffaello da Montelupo" (1998), "Feste per un anno" (2000), "Diavoli, santi e bonagente" (2002), "Un uomo contro" (2003). Ha tre passioni confessabili: viaggiare, conoscere la Toscana, guidare la motocicletta. Collabora all'Informatore dell'Unicoop dal 1995.

Anche se l’argomento è all’ordine del giorno da qualche decennio, forse addirittura dall’epoca di Franco Basaglia, con la sua legge che imponeva la chiusura dei manicomi italiani, le vicende recenti che riguardano l’Ospedale psichiatrico giudiziario di Montelupo iniziano nel 2011 quando il senatore Ignazio Marino, l’attuale sindaco di Roma, nel contempo presidente della commissione sanità al Senato, compì un’ispezione all’interno della struttura.

Una bolgia dantesca

Prima della visita, Marino ebbe l’accortezza di farsi accompagnare da un cineoperatore che poté documentare la situazione in cui vivevano i circa duecento internati: umidità in buona parte delle celle, tubi dell’acqua gocciolanti, la tazza del cesso protetta da un muretto di appena un metro di altezza e a pochi centimetri dal primo letto, una sola doccia per decine di persone.

Per non parlare del sovraffollamento: sei, sette, otto internati costretti a condividere per ventidue ore su ventiquattro uno spazio che in alcuni casi non permetteva loro non solo di avere un armadietto dove custodire i loro oggetti, e neanche di avere una sedia o un tavolo, ma nemmeno di potersi muovere contemporaneamente.

Per non parlare della promiscuità: vecchi e giovani, malati gravi e quasi sani, uomini aitanti e anziani non autosufficienti, fumatori accaniti e allergici al tabacco; tutti accatastati in quegli ambienti angusti (anche se con soffitti altissimi), che facevano pensare, più che a un ospedale, a una bolgia dantesca. In altre parole, condizioni non degne di una società civile.

Ancora niente di fatto

Come primo provvedimento, in quello stesso anno, fu decisa la chiusura di un intero reparto per manifesta invivibilità. In seguito fu promulgata una legge che decretava la soppressione dei sei ospedali psichiatrici presenti in Italia. La legge metteva una scadenza precisa – il 31 marzo 2013 – e destinava la cifra di circa 240 milioni di euro per la costruzione di nuove strutture destinate a ospitare quelle persone che, a causa delle loro condizioni psichiche, non potevano trovare posto in ambienti carcerari né tantomeno in strutture aperte.

Ma alla data stabilita non un euro era stato speso per la realizzazione del progetto e dunque fu necessario prorogare la scadenza di altri dodici mesi. Giunge il 31 marzo di quest’anno e la situazione è la stessa: nessuna iniziativa è stata presa. È indispensabile una seconda proroga al 31 marzo 2015.

A questo punto una domanda s’impone: cosa è stato fatto in questi mesi? Le notizie sono scarse e incerte: qualche convegno, qualche discussione, alcune proposte, ma esigui fatti concreti. «Eppure - sostiene Franco Corleone, garante dei diritti dei carcerati della Toscana -, qualcosa dovrà pur essere compiuto, anche perché il presidente Napolitano ha parlato chiaramente: se sarà ancora lui a capo dello Stato rifiuterà di firmare qualsiasi altro decreto di proroga». Dunque, una decisione andrà presa.

Per quanto riguarda il destino dell’Opg di Montelupo, si affacciano varie ipotesi; la più accreditata, sostenuta anche dalla Direttrice dell’Opg Donatella Tuoni, è quella di riuscire prima di tutto a far trasferire i circa settanta internati – su un totale di poco più di cento – che non sono residenti in Toscana. I rimanenti, cioè i toscani, potrebbero trovare ospitalità nel piccolo carcere femminile di Empoli (naturalmente dopo aver provveduto al trasferimento delle venti donne attualmente lì ristrette). Un’operazione certo complessa ma non impossibile da portare a compimento nell’arco dei prossimi sei mesi.

Cosa ne sarà

Ma un’altra domanda è d’obbligo: cosa ne sarà, in caso di chiusura dell’Opg di Montelupo, della bellissima villa medicea e delle strutture che la circondano? Una sola cosa al momento è certa: quelle che erano le settecentesche scuderie granducali – e che costituiscono il nucleo centrale dell’ospedale – verranno trasformate in carcere (e alcuni lavori di ripristino sono già stati portati a termine).

Per quanto riguarda la villa, che adesso ospita gli uffici amministrativi, gli alloggi di alcuni dipendenti, una mensa, uno spaccio e altro, potrebbe essere almeno parzialmente liberata da questi vincoli e, dopo un indispensabile restauro, resa fruibile per la comunità. Se davvero fosse possibile portare a compimento questo progetto, potrebbero riaffacciarsi le speranze che anche l’Ambrogiana di Montelupo rientri nel novero delle ville medicee sparse sul territorio toscano che recentemente hanno avuto il privilegio di venire incluse fra i patrimoni dell’umanità tutelati dall’Unesco.

Sarebbe davvero un bel successo per un complesso architettonico di grande valore storico-artistico che è stato testimone, nel corso del suo mezzo millennio di storia, dei fasti della corte medicea e delle miserie, delle angosce e delle sofferenze di uomini che, a causa della loro infermità mentale, hanno commesso qualche reato e per quasi centocinquanta anni vi si sono avvicendati. E che, una volta varcato quel cancello d’ingresso, hanno inesorabilmente perduto la loro identità per assumere quella di “dimenticati della terra”.

Opg Montelupo - Video promo - 19.12.12