Ritrasse i grandi del suo tempo, a partire da Gabriele D'Annunzio

Scritto da Silvia Silvestri |    Settembre 2004    |    Pag.

Pittrice Ha da sempre associato la sua professione alla ricerca della storia toscana. Attenta ricercatrice della tradizione, a cui si ispira principalmente nelle sue opere pittoriche, essa scrive diffusamente di quegli elementi di curiosità storica di cui è ricchissimo quello che è definito "il giardino d'Italia", la Toscana.

Dilettante di qualità
Mario Nunes Vais
(Firenze, 1856-1932) era un fotografo dilettante, questo non da un punto di vista qualitativo quanto per il fatto che del suo lavoro non fece mai commercio; la sua attività fu anzi di alta qualità, realizzando circa sessantamila lastre negli oltre quarant'anni di appassionata attività amatoriale.
Lui, uomo ricco e nobile, raffinato e colto, si interessò con grande curiosità al mondo che lo circondava, penetrò la società del tempo ritraendola in tutte le espressioni, politiche, sociali, artistiche, senza preconcetti o limitazioni, sempre mosso dal sottile gusto dell'arte che lo aiutò a rinnovarsi e a rimanere sempre attuale.

Divenne amico e fotografo prediletto di Gabriele D'Annunzio, che ebbe l'occasione di ritrarre più volte negli anni in cui viveva alla Capponcina, dal 1898 al 1910, al tavolo di lavoro, in giardino insieme ai suoi amatissimi cani, in gita con gli amici.
Così risponde il poeta nel 1906 ricevendo le fotografie in dono dall'amico fiorentino: «Come potrò io ringraziarla di queste tante belle immagini che Ella mi dona, mio caro amico? Vorrei conoscere la magia novissima con cui Ella riesce a compiere il veloce prodigio serrando "uno spirito di sole" nella piccola nera prigione di metallo e di cristallo. La macchina che prima non era atta se non alla rappresentazione brutale della realtà è oggi divenuta nelle Sue mani uno strumento di infinita delicatezza poetica. In uno di questi volti, specialmente, sembra ch'Ella abbia tratto alla superficie la grazia stessa dell'anima e ve l'abbia fermata visibile. Grazie per questo inatteso piacere, o artefice della luce e dell'ombra».

Dilettante di qualità 2
In occasione della mostra
dei pittori futuristi organizzata nel 1913 dalla rivista Lacerba, nei locali della libreria Gonnelli in via Cavour, quando vigeva per il futurismo il più feroce e assoluto ostracismo, Mario Nunes Vais li seguì lungo tutta la giornata riprendendoli in vari scorci di Firenze, in studio per la foto di gruppo e poi ritraendoli ad uno ad uno.
In segno di riconoscenza per questa sua lungimirante gentilezza Marinetti, Carrà, Papini, Boccioni, Palazzeschi e Soffici scrivono: «Gloria al Futurismo volontà + novità + energia + simpatia vivissima per il grande Nunes Vais».

Si rimane inevitabilmente colpiti dal numero e dalla varietà delle personalità incontrate negli anni: Croce, Giolitti, Montale, Thomas Mann, Puccini, Guglielmo Marconi, De Amicis, Fregoli, Petrolini, Paola Borboni, Vittorio De Sica, solo per citarne alcuni; quanti protagonisti della storia italiana hanno posato nella piccola stanza al piano terreno del palazzo in via Borgognissanti o nello studio mansarda di borgo degli Albizi.
E molti, a quanto si apprende dalle numerose lettere e dai messaggi di ringraziamento, riconoscevano in Nunes Vais la straordinaria capacità di rivelare la loro vera natura, altri, forse meno restii ad accettare la propria umana vanità, quella di sapere esaltare le doti tanto da oscurare i difetti.

Nel 1889 nasce la Società Fotografica Italiana, di cui Mario Nunes Vais diventa socio e poi sindaco; la nuova arte è diventata una realtà i cui vantaggi tutto il mondo artistico e culturale sta godendo ma con la quale ormai deve confrontarsi.
In questa controversia, che certo avrà spesso animato le frequenti feste tenute da Nunes Vais nella sua Villa a Pian de' Giullari, le serate alle Giubbe Rosse o i suoi incontri con gli artisti nei loro studi, si inserisce una lettera indirizzata da Giovanni Papini all'amico fotografo: «Dicevano che la fotografia avrebbe ammazzato la pittura. Invece la fotografia, diventando sempre più perfetta, sta salvando la pittura dal momento che questa dev'esser sempre di più la negazione di quella - cioè sempre più lontana e diversa dalla cosiddetta realtà che vedono tutti».

Nelle foto:
Thomas Mann - stampa gelatina bromuro d'argento - 9x13cm - 1925 ca.
Manifestazione aviatoria a Campo di Marte - 12x17cm - 1910

Fondo Nunes Vais
Archivio Contemporaneo "Alessandro Bonsanti"
Gabinetto Viesseux - Firenze