Il ruolo degli insetti nell’ambiente. A scuola dall’entomologo

Scritto da Silvia Amodio |    Marzo 2014    |    Pag. 8

Giornalista e fotografa Milanese, laureata in filosofia con una tesi svolta alle isole Hawaii sulle competenze linguistiche dei delfini. Ha collaborato come giornalista free-lance con settimanali e mensili (Famiglia Cristiana, Airone, D la Repubblica delle Donne, l'Espresso, Mondo Sommerso, New Age), scrivendo sempre di animali e accompagnando gli articoli con le sue foto. Ha lavorato anche all'enciclopedia sul gatto della De Agostini. Negli ultimi tempi la fotografia d'autore è divenuta la sua occupazione principale.

«Fin da ragazzo ho sempre avuto la passione per gli animali, che si traduceva in lunghe passeggiate nel bosco, dove avevo la possibilità di osservare da vicino chi lo popolava. Un po’ meno contenta era mia madre, che ogni volta si vedeva recapitare a casa insetti, bisce, rospi, tritoni e rane». C

osì si presenta Luca Bartolozzi, entomologo e attuale responsabile della Sezione di zoologia del Museo di storia naturale dell’Università di Firenze. Da quasi 40 anni dedica la sua vita alla ricerca e allo studio degli insetti, molti dei quali osservati direttamente sul campo durante le numerosissime spedizioni effettuate nelle foreste tropicali in Africa, in Asia e in Sud America.

Guerra e pace

E pensare che la fobia verso gli insetti – entomofobia - è la più frequente tra quelle che riguardano gli animali. Molte persone hanno letteralmente orrore degli insetti, ma anche dei ragni (che sono artropodi), a tal punto da avere una vita pesantemente condizionata. Molte altre semplicemente li disprezzano, forse perché non conoscono il ruolo e l’importanza che hanno nell’equilibrio dell’ecosistema.

Bartolozzi prova a renderceli più simpatici spiegandoci, per esempio, «quanto gli insetti impollinatori siano essenziali anche per l’uomo. Basti pensare al fatto che senza la loro attività non si avrebbero produzioni di tantissime varietà di frutta e ortaggi, ma anche di caffè e di cacao.

In pratica, oltre il 70% dei frutti consumati dall'uomo dipende dagli impollinatori. In molti ambienti agricoli, per compensare il declino degli insetti impollinatori selvatici, sia in termini numerici che di biodiversità, sono state utilizzate le api domestiche, ma è risultato che questo non basta a compensare gli effetti negativi della diminuzione delle specie selvatiche.

A questo va aggiunto che l’uso industriale di insetticidi sulle sementi, per esempio quelle del mais, ha avuto effetti catastrofici anche sulla consistenza delle popolazioni di api domestiche, causando la cosiddetta moria delle api.

Si stima che a livello mondiale il valore economico dell’impollinazione degli insetti sia superiore ai 150 miliardi di euro l’anno».

Dal fiore al frutto

A tutti noi è toccata a scuola la lezione sull’impollinazione, talvolta usata goffamente anche dai genitori per giustificare la presenza di un nuovo fratellino, magari causando così un bel po’ di confusione...

L’entomologo ci dà una piccola ripetizione e ci spiega che «gli insetti impollinatori, o insetti pronubi, sono quelli che trasportano il polline da un fiore all’altro, permettendo così l’impollinazione e la conseguente formazione dei frutti, sia di piante selvatiche che di un gran numero di quelle coltivate.

Ci sono molti insetti, oltre alle api, in grado di svolgere questo ruolo: imenotteri, ditteri, lepidotteri, coleotteri ecc. La pianta cerca di attirare nei fiori l'insetto pronubo fornendogli del nettare zuccherino e, mentre l’insetto si nutre, il polline si deposita sui peluzzi che ricoprono il suo corpo.

Quando l’insetto si reca su un altro fiore, trasporterà involontariamente con sé anche il polline, permettendo in tal modo la fecondazione. In altri casi, alcuni imenotteri raccolgono e trasportano volontariamente il polline per nutrirsene, ma ne favoriscono comunque il trasporto di alcuni granelli da un fiore all’altro, ottenendo così lo stesso scopo utile alla pianta».

L’ape solitaria

Le api, che nel nostro immaginario sono tra gli impollinatori per eccellenza che vivono in colonie negli alveari e producono il miele, hanno in realtà delle cugine: le api solitarie selvatiche. «Si tratta di specie decisamente meno conosciute rispetto a quelle sociali mellifere, che l’uomo ha nel tempo addomesticato per la loro spiccata capacità di produrre miele, ma sono altrettanto importanti per trasportare il polline.

Queste ultime sono, infatti, più efficaci in particolari colture, come l’erba medica e alcune piante da frutto. Sono efficienti anche in condizioni climatiche più avverse. Sono particolarmente utili in ambiente urbano, dove sono meno presenti allevamenti di ape da miele».

Da mangiare

Se da una parte ci sono quelli che sognano un mondo senza insetti, dall’altra ci sono quelli che se li mangiano. Sembra che in passato facessero parte anche della nostra tradizione culinaria. Chi ha assaggiato formiche, larve, cavallette e grilli, sostiene che siano una vera prelibatezza con molte proprietà nutritive.

Sono circa 1900 le specie utilizzate in cucina in varie parti del globo. La questione è seria in un mondo sempre più popolato e costantemente alle prese con le emergenze alimentari.

Gli studiosi sostengono che si tratti di un’alternativa valida e molto più economica rispetto allo sfruttamento intensivo del terreno destinato ad allevamenti e coltivazioni.

Pare che per produrre un chilo di insetti siano sufficienti due chili di vegetali, contro i dieci che servono per produrre un chilo di carne bovina. Ed è proprio la Fao (Food and agricolture organization) ad essere in prima linea nella difesa di questo orientamento alimentare.

Potrebbe essere una soluzione a tanti problemi alimentari e ambientali, per chi naturalmente non segue una dieta vegetariana. Un’altra scelta amica dell’ambiente, ma questa è tutta un’altra storia…

Nella foto di metà articolo, l’intervistato Luca Bartolozzi, entomologo e responsabile Sezione di zoologia del Museo di storia naturale dell’Università di Firenze.

Le foto

  • Ape (Apis mellifera) (foto E. Castiglione)
  • Farfalla (Zerinthia polyxena) (foto S. Bambi)
  • Dittero sirfide su un fiore (foto E. Castiglione)
  • Bombo su un fiore (foto S. Cianfanelli)
  • Bombo 2 su un fiore (foto S. Bambi)
  • Luca Bartolozzi in Equador (Foto M.Bartolozzi)
  • Luca Bartolozzi nel Museo (Foto S.Bambi)

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