Sotto le mura di Monteriggioni. L'esperienza di Belverde

Scritto da Laura D'Ettole |    Maggio 2001    |    Pag.

Giornalista. Specializzata in argomenti di carattere socioeconomico, dal 1997 al 2015 ha collaborato anche con l'ufficio stampa di Unicoop Firenze. Ha lavorato per il settimanale economico ToscanAffari, Il Sole 24Ore Centro Nord e il Corriere Fiorentino.
La sua carriera come giornalista è iniziata nell'89 sulle pagine del Sole 24 Ore, ed ha al suo attivo numerose collaborazioni con quotidiani ed emittenti televisive, per le quali ha realizzato trasmissioni di carattere divulgativo legate ai Centri per l'impiego, su temi come la formazione e l'orientamento professionale.
Laureata in filosofia, ha un lungo percorso come ricercatrice nel campo della sociologia applicata, che l'ha portata nel '92 a collaborare per quattro anni al progetto Unicef "Il bambino urbano".

Dentro la sfoglia
Erano solo una famiglia di pastai quando negli anni '60, alle pendici del castello di Monteriggioni, hanno cominciato a produrre pici, crespelle e tortelli della Maremma secondo la tipica tradizione toscana. Poi il pastificio Belverde è cresciuto nel tempo — fino a 15 dipendenti e a un fatturato di 3,5 miliardi, nel 2000 — e a gennaio è passato di mano al salumificio Bechelli. Oggi il settore della produzione alimentare di alta qualità toscana è in grande evoluzione, e il potenziamento e le sinergie fra i suoi segmenti produttivi avvengono anche così: «L'acquisizione della Belverde rientra in una precisa logica aziendale che ha l'obiettivo di consolidare e rafforzare gli spazi della nostra tradizione alimentare regionale», afferma Maurizio Bigazzi, amministratore delegato del gruppo Bechelli. In questo momento ci sono molte ragioni economiche in più per inseguire questa strategia. Perché le recenti vicende legate alla Bse stanno modificando profondamente gli atteggiamenti del consumatore, e tutto il settore dei prodotti tipici o di qualità sta uscendo dalla propria "nicchia" per entrare più diffusamente nelle abitudini alimentari quotidiane.
«Secondo una recente indagine della AcNielsen più del 70% degli italiani ha una propensione a far entrare, nel proprio menu, prodotti qualificati dalla denominazione d'origine», continua Bigazzi. E in questo senso il prodotto toscano ha molte carte da giocare, perché la stessa indagine dice anche che la "toscanità" è considerata, più di ogni altra provenienza territoriale, sinonimo di alta qualità alimentare. «Questo però non basta ancora, perché il concetto di qualità oggi non è più un elemento di pura immagine, ma deve evolversi fino a rendere conto di tutte le fasi preparatorie di un prodotto». Proprio quello per cui sta lavorando il gruppo Bechelli.

Da Siena alla Toscana
Il pastificio Belverde è una delle poche aziende toscane che pur mantenendo caparbiamente una lavorazione artigianale ha sviluppato una struttura produttiva tipicamente industriale dal punto di vista degli standard igienico sanitari. Aiutato, in questo processo, anche da un rapporto di fornitura costante con una struttura di moderna distribuzione commerciale come Unicoop Firenze. Il pastificio produce 600mila chili di prodotto, con tassi di sviluppo annui che si aggirano sul 25%, e un obiettivo di crescita del fatturato a fine 2002 nell'ordine del 50%. Ci sono varie linee di prodotti: da quelli tradizionali, alle specialità, ai "fatti a mano". Le materie prime usate sono le semole di grano duro maremmane e valdorciane, ricotte e pecorini di origine senese. Mentre, contrariamente a una diffusa tendenza del mercato che ha visto l'introduzione sempre più massiccia di carne bovina, per la realizzazione dei ripieni vengono utilizzati solo prosciutti e salumi toscani. Ed è qui, naturalmente, la più significativa sinergia fra le aziende che fanno capo al salumificio Bechelli. Oltre ovviamente al più complesso "progetto qualità".

Al centro i salumi
Il gruppo Bechelli, cui fanno capo anche i due stabilimenti di Reggello e Santa Fiora, fattura 140 miliardi e dà lavoro a 250 persone, senza contare l'indotto di almeno una cinquantina di lavoratori. Nello stabilimento di Reggello è in corso una ristrutturazione che lo farà diventare il Centro direzionale logistico di tutto il gruppo. Il nucleo centrale sarà costituito da un magazzino automatico robotizzato collegato ad un software di gestione, a cui si sono affidate anche grandi aziende come Barilla. E' un sistema che consentirà di gestire automaticamente, nello spazio di un francobollo, tutta la storia produttiva, la "tracciabilità", di un prodotto. In sostanza nel 2002, quando sarà operativo, grazie ad un semplice codice a barre si potrà sapere vita, morte e miracoli del prosciutto o del salame che occhieggia dallo scaffale del supermercato. I suoi parametri di stagionatura, i controlli di sicurezza superati, il suo tragitto nel percorso verso la distribuzione. Sarà una vera e propria carta di identità del prodotto Bechelli. Dei suoi prosciutti e salami, ma anche di quei panzerotti Belverde fatti a mano, di alta qualità toscana... vigilata perfino da robot.