Scritto da Nazzareno Speca |    Febbraio 1999    |    Pag.

Vice presidente Unicoop Firenze

Danaro meno caro
I tassi di rendimento finanziario in Italia hanno subito negli ultimi anni una costante e rapida discesa.
Questo processo, praticamente concluso con la fine dell'anno 1998, è avvenuto in conseguenza dell'adeguamento dei vari indici economici e finanziari a quelli europei, concordati con il trattato di Maastricht, per l'ingresso dell'Italia nell'euro, la moneta unica europea. La tabella 1 evidenzia in maniera più chiara questo andamento.
Di seguito vediamo brevemente cosa significa tutto questo per le casse dello Stato, per le tasche della gente e per l'economia in generale.
Per le casse dello Stato, che ha un debito pubblico di oltre 2.400.000 miliardi di lire, il calo di interesse sui titoli costituisce una notevole riduzione della spesa pubblica. Per ogni punto di interesse in meno che lo Stato paga, ottiene, infatti, un risparmio di ben 24.000 miliardi. Di questo passo nell'anno 2005 si raggiungerà il primo obiettivo del 100 per cento del rapporto debito/prodotto interno lordo (pil). Ma dovremo aspettare il 2020 per ottenere il rapporto del 60 per cento, come richiesto dal trattato di Maastricht.

Un milione in meno
Esaminiamo le conseguenze di questo andamento dal punto di vista del risparmiatore. Facciamo un esempio pratico. Un risparmiatore che all'inizio del 1995 aveva acquistato 50 milioni di Bot annuali, pagandoli 46.100.000 lire, aveva una rendita di lire 3.900.000, pari all'8,46 per cento. Tenendo conto che l'inflazione era del 5,4 per cento, il risparmiatore non solo salvaguardava il valore dei suoi 50 milioni, ma aveva ottenuto anche un guadagno reale di un milione e 200 mila lire. Nel 1999 la situazione è cambiata notevolmente. Per acquistare i soliti 50 milioni di Bot, il nostro risparmiatore pagherà 48.980.000, per avere un rendimento di 1.020.000 pari al 2,08 per cento. Dalla cifra dobbiamo togliere 750 mila lire, cioè l'1,5 per cento che è l'inflazione prevista. Quindi il guadagno finanziario sui soliti 50 milioni si riduce a 270 mila lire, ben 930 mila lire in meno rispetto a quattro anni prima.
In altre parole il rendimento reale del danaro è diminuito drasticamente e si può quindi affermare che tutti i risparmiatori (e l'Italia è un popolo di risparmiatori) hanno fortemente contribuito alla prima fase del risanamento del deficit pubblico. In compenso chi ha bisogno di contrarre prestiti o mutui, per la casa o per investimenti produttivi, è oggi notevolmente avvantaggiato dalla caduta dei tassi di interesse.

Le conseguenze
Dal punto di vista del consumatore, il fatto che l'inflazione si attesti intorno all'1,5 per cento costituisce un vantaggio notevole in termini di prezzi e quindi di capacità di acquisto dei salari. Ma come risparmiatore il cittadino italiano vede diminuire la disponibilità di denaro ottenuto dalla rendita finanziaria e quindi ha meno liquidità per i propri consumi o per incrementare il suo capitale.
Infatti, nei periodi in cui l'economia è caratterizzata da inflazione in netto calo e dalla diminuzione dei tassi di interesse, si manifesta una tendenza dei consumatori a comportamenti di spesa più contenuti e riflessivi. Ma una volta che i parametri economici (inflazione e tassi di interesse) si saranno stabilizzati i consumatori dovrebbero aumentare la loro propensione agli acquisti. Quindi con questi parametri stabilizzati si hanno le premesse per una ripresa della produzione industriale, con aumento del prodotto interno lordo e l'auspicato aumento dei livelli occupazionali.
Questa è l'attesa per i prossimi anni, con l'augurio che a trarne vantaggio siano i nostri figli e nipoti.