Il rilancio della funzione della coop: calmierare il mercato, infondere fiducia nei consumatori

Dallo spaccio all'iper

di Luca Rossi

1854-2004: 150 anni di vita della cooperazione italiana di consumatori, dal primo "magazzino di previdenza" nella Torino sabauda alla realtà di oggi, che consegna alla Coop il ruolo di più importante catena della distribuzione alimentare italiana e di grande organizzazione che associa oltre 5 milioni di consumatori.
Un lungo cammino ripercorso e celebrato quest'anno con una serie di iniziative istituzionali, sociali e commerciali, tutte nel segno del 150°.
Aldo Soldi, presidente di Ancc Coop, trae un bilancio delle iniziative intraprese durante l'anno e culminate con l'udienza al Quirinale dal presidente Ciampi.

Quali sono stati il senso e il risultato delle manifestazioni del 150°?
«Hanno confermato e valorizzato il ruolo economico e sociale della cooperazione di consumatori, la sua capacità di interlocuzione e di rapporto con la società: nel mondo politico, istituzionale, accademico e nella società civile molti sono interessati a ragionare, a capire, ad interpretare la realtà ed i suoi movimenti più significativi insieme a noi. Del resto, dopo 150 anni siamo i più forti in Italia nel nostro campo di attività.
Fa una certa impressione rilevare che oltre 5.500.000 persone, quasi un italiano su dieci, hanno individuato nella cooperazione di consumatori uno strumento di difesa e di emancipazione».

E' stata anche l'occasione per riflettere su una stagione di difficoltà per tanti consumatori.
«Oggi un crescente numero di famiglie si va impoverendo. Salari e pensioni non tengono il passo con l'inflazione, si manifestano forti aumenti soprattutto nel settore dei servizi e delle tariffe, emergono aumenti ingiustificati e speculazioni sull'euro che nessuno ha cercato di controllare. Senza contare la crescita vertiginosa delle materie prime, in primo luogo il petrolio e i suoi derivati. Molte famiglie sono a corto di fiducia, vivono un clima di incertezza».

Come sta rispondendo la Coop alla crisi dei consumi?
«Coop ha cercato di rispondere per quello che le compete: ha bloccato i prezzi dei prodotti a marchio molto prima che il governo lo chiedesse, ha continuato con forza a lavorare sulla qualità e sulla sicurezza, ha continuato a ragionare in termini di sviluppo sull'intero territorio nazionale.
Sono ormai diversi anni che i nostri prezzi sono inferiori al tasso di inflazione. Vuol dire che Coop assorbe buona parte degli aumenti alla produzione senza scaricarli sui consumatori. Certo, le nostre cooperative a fine anno presenteranno dei bilanci meno brillanti dello scorso anno, anche se in attivo; ma, tenendo bassi i prezzi, le cooperative hanno ridistribuito ai soci ed ai clienti delle risorse adempiendo ai loro doveri con serietà e concretezza in un momento di difficoltà per tante famiglie italiane.
Crediamo di poter pretendere che anche altri facciano il loro dovere con altrettanta serietà, rigore e concretezza».

Come legare memoria del passato e impegno sul presente e per il futuro?
«Sono quattro gli spunti di riflessione per il futuro.
Il primo è quello di non scordare la nostra storia, le ragioni per cui siamo nati, le tante battaglie, le tante povertà, i principi ed i valori. Dobbiamo non dimenticare e farli conoscere ai giovani.
Il secondo è la coerenza con i nostri principi, i nostri valori, perché sono strumenti di straordinaria modernità. Coerenza significa tradurre i principi in comportamenti concreti. Non abbiamo due anime, quella commerciale e quella sociale, ne abbiamo una sola: è quella cooperativa.
Il terzo impegno è dar voce ai consumatori, farli sentire sul mercato e nella società, farli pesare, portare avanti le loro rivendicazioni.
Il quarto impegno è favorire lo sviluppo della cooperazione come strumento per combattere la povertà in ogni parte del mondo. Ci sono molti modi per farlo, dal commercio equo e solidale ad altre forme varie di sostegno, in parte già conosciute e praticate».

Il 150° è stato anche l'occasione per valorizzare il ruolo peculiare della cooperazione nell'economia e nella società italiana...
«Sì, e tutti gli interlocutori con cui ci siamo confrontati - per primo il presidente Carlo Azeglio Ciampi - lo hanno riconosciuto.
La cooperazione non è una forma residuale e minore di impresa, ma un modo originale di affrontare il mercato, che può produrre grandi risultati e creare grandi benefici per la collettività, per l'economia e per la coesione sociale.
Fra qualche anno, probabilmente, nel nostro Paese saranno passate di mano alcune imprese che hanno fatto la storia della moderna distribuzione; saranno di proprietà francese o inglese o statunitense. Ma la Coop ci sarà, perché i cooperatori pensano soprattutto alle generazioni future, perché la cooperazione è, prima di tutto, un'idea e, come tale, è nata per essere trasmessa, per rimanere, non per esaurirsi con la storia di una persona o di una famiglia.
Oggi ringraziamo virtualmente quegli operai torinesi che 150 anni fa aprirono il primo Magazzino di previdenza. Se saremo all'altezza, fra 150 anni altri ringrazieranno noi e quelli che verranno dopo di noi per aver contribuito a far crescere questa esperienza e aver contribuito a migliorare il Paese. È questo l'impegno che prendiamo. Lo porteremo avanti con serietà, rigore e, soprattutto, con grande passione, perché il futuro della cooperazione sarà, prima di tutto, nella passione e nell'entusiasmo dei cooperatori».

Una passione e un entusiasmo che devono sostanziarsi in un'adesione costante ai valori cooperativi...
«Sì, perché la cooperazione è voglia di giustizia, è solidarietà, è voglia di democrazia economica, è voglia di impegno per un mondo migliore. È qui la ragione del nostro successo e della nostra lunghissima storia. Sta proprio nella bellezza dell'idea cooperativa: mettersi assieme per risolvere problemi concreti, cercando risposte che li risolvano in maniera collettiva, avendo per obiettivo non un arricchimento individuale, ma una crescita sociale e di tutti».