Tratti di storia dell'istituzione fiorentina

Maggio Musicale Fiorentino
di Luciano Alberti
Critico musicale, è stato direttore artistico del Teatro Comunale di Firenze e dell'Accademia Chigiana di Siena

Dalle Primavere al Maggio
Il bel nome del nostro Festival - Maggio Musicale Fiorentino - è stato l'efflorescenza delle Primavere fiorentine: un'etichetta che rilanciò il capoluogo toscano, agli inizi degli anni Trenta, con un insieme d'iniziative ravvicinate nella 'stagione fiorita', a quei tempi l'alta stagione turistica della città, quando i fiorentini non praticavano l'esodo di fine settimana verso la seconda casa. Erano iniziative culturali, snobistiche, populistiche: concerti e sfilate di moda (una grande sartoria alla volta), mostre canine e gioco del calcio in costume, ripristinato dai tempi dell'assedio di Firenze.
Concerti, appunto. Dal 1928 la città, affidandosi a un maestro quale Vittorio Gui, si era dotata di un'orchestra sinfonica stabile: 'la Stabile', come fu detta, per sottolineare il grande salto dalla precarietà stagionale cui erano destinati i professori d'orchestra di allora; e si era trattato soprattutto di stagioni liriche nel Teatro Verdi, già Pagliano. Dal '28, invece, sono decine e decine di concerti e mezze dozzine di opere che si distribuiscono nell'arco dell'anno.
Questa appunto - 'la Stabile' - è la linfa vitale del Festival, dalla prima edizione del 1933 alla 63a di quest'anno 2000. La biennalità degli inizi e l'interruzione della guerra spiegano il numero 63. La parola Festival è una delle più inflazionate oggigiorno. Nel '33 di festival c'erano soltanto quelli di Bayreuth e di Salisburgo, templi rispettivamente di Wagner e di Mozart. In Italia, da soli tre anni, esisteva il Festival di Venezia con una specifica connotazione di contemporaneità, collegata con la Biennale d'Arte.
In quegli anni s'investì molto a Firenze, anche in fatto di architettura. Si costruì lo stadio e la stazione; ma per il teatro ci si limitò ad adattare un Politeama a cielo aperto: lo si chiuse con un lucernario (per il quale è forse giusto nutrire qualche nostalgia, dopo i rifacimenti degli anni 1960 e '61), si attrezzò un palcoscenico, che - limitato su tre dei quattro lati - ebbe bisogno del capannone di via Solferino: una di quelle strutture provvisorie destinate, chi sa? a sfidare i secoli. E' vero che l''infelicità' del palcoscenico non ha impedito di realizzare spettacoli storici, dal lontano 1933 ad oggi, quasi ininterrottamente. Ma è anche vero che l'aspirazione ad un 'nuovo teatro' è una di quelle chimere che noi fiorentini alimentiamo di parole e dibattiti a fasi ricorrenti.
Sia come sia, il Comunale - il Teatro del Maggio - resta un luogo top della musica a raggio internazionale.
Se ora ci limitiamo all'orizzonte toscano, ecco che questa Istituzione appare come il vertice di una piramide alla cui base c'è - da qualche tempo - il pullulare di stagioni, di iniziative musicali innumerevoli; c'è una selva di cartelloni, con punte, specialmente estive, che hanno dell'incredibile.
Ci sono i 120 spazi teatrali codificati dagli uffici della Regione Toscana. C'è la danza a Pistoia e a Castiglioncello. Ci sono i tre 'Teatri di tradizione' - stiamo salendo nella nostra piramide - consorziati in 'Città Lirica' (sono quelli di Pisa, Lucca e Livorno) e c'è il Festival Puccini di Torre del Lago.
Essendo uno dei tredici ex enti lirico-sinfonici italiani, ora fondazioni (con l'apertura ai capitali privati e l'esigenza istituzionalizzata di bilanci in pareggio), il Comunale fiorentino si impegna a esprimere il meglio delle sue grandi risorse nei due mesi abbondanti del Maggio: quest'anno dal 19 aprile al 29 giugno.

Il cartellone
Un Maggio da duemila
I fiorentini, i toscani, dovrebbero guardare al cartellone del Maggio di quest'anno con occhio amico: c'è La Traviata! seguita da due capolavori anch'essi al femminile: uno antico, L'Incoronazione di Poppea di Monteverdi (quando si dice una donna in carriera), e uno ancora ottocentesco: l'Eugenio Onjeghin di Prokofiev. La quarta opera, Impressions d'Afrique, è la novità di un giovane compositore in progressiva affermazione, Giorgio Battistelli. Franco Battiato arriva al Maggio con un balletto.
'Opere, concerti, balletti, e cinema, incontri'. Il cinema e gli incontri (gratis, certo) hanno una funzione integrativa e promozionale, così come i tanti altri eventi collaterali. Uno dei significati più importanti di questo cartellone è la scommessa che pare voglia fare con il suo pubblico. Ma si può parlare di scommesse quando la vittoria è destinata ad essere da entrambi le parti? (L.A.)