La carbonella: da genere di prima necessità a hobby

Dall'altoforno al barbecue
La parola 'carbonella' non dice probabilmente niente ai giovani lettori, e in quelli meno giovani evoca forse un buio antro polveroso e nero, in cui si vendevano pezzetti di legno abbruciacchiati.
Quel po' di carbone di legna che ancora si commercia al minuto viene usato per lo più nei picnic all'aperto. Eppure il carbone di legna ha una storia importante perché è stato il combustibile con cui, per secoli, è stato possibile trasformare i minerali di ferro in ferro, anzi in ferro di alta qualità. Solo 200 anni fa la siderurgia ha cominciato ad usare il carbone fossile, che pure era noto ed estratto da tempo, e solo 150 anni fa è nata la siderurgia industriale moderna.
Per alimentare la metallurgia del passato sono state tagliate intere foreste, con effetti ecologici devastanti: il legno veniva accatastato in mucchi, coperti di terra - le carbonaie - in cui veniva innescato un fuoco che lentamente decomponeva il legno, liberando fumi acri. L'operazione, nota da tempi antichissimi, imitava quello che la natura aveva fatto in milioni di anni nel sottosuolo.
Il carbone, nelle sue diverse forme di antracite, litantrace, lignite, torba, è infatti il risultato di una lenta decomposizione, iniziata trecento milioni di anni fa, nel periodo detto appunto 'carbonifero'. Enormi masse vegetali sono state sepolte e ricoperte di terre, rocce e acque, in seguito ai grandi movimenti della superficie terrestre; il materiale organico, in assenza di aria, è stato decomposto dal calore e dai microrganismi, fino a trasformarsi in masse ricche di carbonio.
Nelle carbonaie il legno, costituito da una miscela complessa di lignine e di cellulose (è d'obbligo il plurale perché i materiali lignocellulosici sono molto diversi da pianta a pianta) viene scaldato in assenza di aria, perché altrimenti brucerebbe. In questo modo se ne vanno, se così si può dire, gran parte dell'acqua, una parte dell'idrogeno e una parte d'ossigeno, e resta una massa di carbonio quasi puro con piccole quantità di idrogeno e di sostanze inorganiche, le ceneri.
Il carbone di legna, tale e quale, ha un potere calorifico inferiore (la misura del vero calore che si libera nella sua combustione) di circa 30 megajoule per kg (tre quarti di quello del gasolio).
Oggi il carbone di legna viene usato in cucina e dall'industria chimica, che ne sfrutta la capacità di assorbire i gas. Una piccola quantità di carbone di legna (poche migliaia di tonnellate all'anno) viene ancora prodotta in Italia. Le 'Statistiche del commercio estero' per il 1994 indicano un'importazione di 35 mila tonnellate di carbone di legna, per lo più da Argentina e Indonesia, per un valore di 17 miliardi di lire.
Indubbiamente si tratta di merce povera: eppure spendiamo qualche decina di miliardi di lire all'anno per importarla da 10 mila chilometri di distanza, mentre lasciamo morire le carbonaie artigianali, che davano lavoro e tenevano in vita una tradizione di alta civiltà. Hanno fatto bene, perciò, le amministrazioni di due parchi nazionali, quello dei Monti Sibillini e quello del Gran Sasso-Monti della Laga, a incoraggiare la ripresa della produzione, sia pure su scala limitata, del carbone vegetale presentato come il 'Calore dei due parchi'.
La cooperativa 'Cime Azzurre' di Arquata del Tronto ne ha organizzato la distribuzione in sacchetti 'firmati' da tre chili, dimostrando che il parco è anche occasione di lavoro e di attività economiche.

Dal parco al super
Il carbone di questi due parchi è arrivato alla Coop. I luoghi di produzione sono ambienti suggestivi, coltivati da generazioni. Ogni trent'anni infatti avviene il taglio dei boschi di leccio, faggio, rovere. E le piazzole per montare le carbonaie sono le stesse da sempre. Si incomincia col fabbricare il camino centrale, per poi arrivare alla cupola di legname ben accatastato. La montagnola viene coperta con terra. Dall'alto viene introdotta nel camino la miccia. La combustione avviene con pochissimo ossigeno e dura per parecchi giorni, una settimana. E' poi con grande abilità che i carbonai provvedono allo smantellamento della montagna che ha visto la trasformazione della legna in carbone di ottima qualità: non fa fumo e garantisce ottime grigliate.

Vacanze in carbonaia Se la storia dei carbonai del parco dei Monti Sibillini e di quello del Gran Sasso-Monti della Laga ha fatto venire a qualcuno la voglia di andarci basta telefonare allo 0736/809600 o rivolgersi via e-mail, coop.cimeazzurre@rinascita.it, alla Cooperativa "Cime Azzurre".
Vi segnaliamo un itinerario. Partite da Visso, dove c'è la Trattoria Da Richetta (0737/9339, chiuso il lunedì), ottimo esempio di cucina del territorio. Se poi volete dormire nel silenzio più assoluto, a Spina di Castelsantangelo sul Nera c'è l'Hotel La Fiorita (0737/98331). Anche qui una cucina con specialità altrove introvabili. E così si è a pochi chilometri dal Piano di Castelluccio, un monumento della natura dove si coltivano "le" lenticchie, nel senso che le altre non ci somigliano neppure lontanamente, ovviamente anche nel prezzo.

(Giorgio Nebbia)