Record di telespettatori per un torneo che ha più di 500 anni. La sfida tra i quattro rioni di Arezzo

Scritto da Riccardo Gatteschi |    Giugno 2008    |    Pag.

giornalista e scrittore. Ha iniziato nel 1968 come cronista a Nazione Sera. Ha collaborato, nel corso dei decenni, a molti quotidiani, periodici, riviste. Ha pubblicato il primo libro nel 1971: "Toscana in festa". Sono seguiti alcuni volumi scritti a quattro mani con l'amico Piero Pieroni: "Vento del Nord, vento del Sud" (1972), "Indiani maledetti Indiani" (1973), "Ad ovest della legge" (1975), "Pirati all'arrembaggio" (1977). Ha curato alcune voci delle enciclopedie "Toscana, paese per paese" (1980) e "Costumi e tradizioni popolari" (1995). In anni più recenti ha pubblicato: "Con la croce o con la spada" (1990), "Baccio da Montelupo" (1995), "Donne di Toscana" (1996), Raffaello da Montelupo" (1998), "Feste per un anno" (2000), "Diavoli, santi e bonagente" (2002), "Un uomo contro" (2003). Ha tre passioni confessabili: viaggiare, conoscere la Toscana, guidare la motocicletta. Collabora all'Informatore dell'Unicoop dal 1995.

Non c’è niente da fare: ogni volta che si parla della “Giostra del Saracino” di Arezzo il pensiero corre subito a Dante Alighieri. Perché, almeno a prima vista, una sua terzina (Inferno XXII, 4-6) sembra avere un significato inequivocabile:

        corridor vidi per la terra vostra,
        o aretini, e vidi gir gualdana,
        fedir torneamenti e correr giostra

Con la sinteticità tipica del grande poeta, sembra proprio di vedere descritto, in quelle poche parole, l’odierno gioco fatto di cavalli e buoni cavalieri, di lance e di cattivi saraceni. Attenti e recenti studi hanno messo in chiaro che i versi di Dante si riferivano più verosimilmente a vere e proprie scene di guerra, forse da lui stesso vissute nel corso della battaglia di Campaldino, dell’11 giugno del 1289, alla quale potrebbe aver partecipato in qualità di “feditore”.
Addirittura può essere affacciata la tesi opposta: cioè che gli aretini, qualche secolo più tardi (la prima giostra documentata risale al 1535 ma già nel XIV secolo si ha notizia di sporadici giochi di cavalieri), abbiano preso spunto dalle parole di Dante per organizzare un gioco che avesse una doppia valenza: quella di tenere allenata la cavalleria del proprio esercito per eventuali e non improbabili guerre, e quella di divertire la cittadinanza in un gioco che richiedeva grande abilità e nello stesso tempo racchiudeva un alto grado di rischio. Perché se l’abilità sta nel fatto che non è per niente facile colpire un bersaglio tutto sommato piccolo mentre il cavallo è spinto a sfrenato galoppo, il pericolo è costituito dal fatto che il simulacro da colpire – una targa rettangolare che un guerriero saraceno in metallo e legno impugna nella mano sinistra – ha nella mano destra il micidiale “mazzafrusto”, un’arma costituita da tre palle di cuoio imbottite di sabbia.

Lo svolgimento del gioco è noto: il cavaliere, lancia in resta, percorre al galoppo una breve carriera, nello scenografico sfondo di Piazza Grande, e tenta di colpire il centro della targa. Nel compiere questo gesto però innesca nel busto del “saracino” un movimento rotatorio che dà una forte spinta al mazzafrusto. E se il cavaliere non è lesto ad allontanarsi, corre il rischio di venire colpito alla schiena dalle tre pesanti palle. Con il risultato non solo di rimanere dolorante per qualche giorno, ma anche di vedere il suo punteggio (stabilito in base al settore nel quale colpisce la targa) decurtato di due punti. Peggio ancora gli accade nel caso in cui venga disarmato o addirittura disarcionato. Raddoppia invece il punteggio se l’impatto è così violento da far spezzare la sua lancia.

Nella secolare storia della giostra (ma il suo cammino senza interruzioni, salvo una breve pausa durante l’ultimo conflitto mondiale, è iniziato nel 1931), solo una volta si è dato il caso di un cavaliere che ha colpito il centro della targa e contemporaneamente ha spezzato la lancia. Più recente è l’uso di organizzare due giostre ogni anno, una il penultimo sabato di giugno e l’altra la prima domenica di settembre. Più recente ancora è la regola secondo la quale la giostra di giugno viene effettuata in notturna e quella settembrina nelle ore pomeridiane.

Come quasi tutte le rievocazioni storiche di questo livello e di questa caratura, la sfida vera e propria fra i quattro rioni in cui è divisa la città (ciascuno dei quali mette in campo due cavalieri) è preceduta e seguita da un imponente corteggio costituito da oltre quattrocento personaggi in costume medievale e, spettacolo nello spettacolo, dagli sbandieratori che, a giudizio di esperti e osservatori, sono ritenuti fra i migliori d’Italia. Tanto è vero che le loro esibizioni sono richieste in ogni parte del mondo. Quest’anno parteciperanno, fra l’altro, alle manifestazioni folcloristiche che precederanno la partita di calcio fra Italia e Romania nello stadio di Zurigo.
Come ultima annotazione di cronaca vale forse la pena menzionare il momento di gioia vissuto dagli aretini appena due mesi fa.

 

Leggere sui giornali che la “Giostra del Saracino” ha battuto il “Grande Fratello” per otto milioni a cinque, non è infatti cosa da poco: in città la notizia ha suscitato sentimenti d’orgoglio e se n’è parlato a lungo. La sfida mediatica fra le due maggiori reti televisive italiane nei giorni di sabato e domenica 19 e 20 dell’aprile scorso ha avuto un esito del tutto inaspettato e, diciamolo pure, confortante. Se da una parte le vicende che andavano in onda riguardavano alcuni giovanotti e ragazze che raccontavano i fatti loro, dall’altra la città di Arezzo (ma anche la vicina Monte San Savino) e la sua maggiore rievocazione storica facevano da sfondo a “Per una notte d’amore”, una fiction che proprio in quei due giorni è cresciuta notevolmente negli ascolti. Così, mentre una persona su cinque seguiva le ultime vicende dei ragazzi in salotto, stando ai rilevamenti Auditel addirittura un italiano su tre non ha staccato gli occhi dalle evoluzioni dei torneanti di Piazza Grande, che a loro volta facevano da cornice ad una contrastata ma felicemente risolta storia d’amore.

Info: Istituzione Giostra del Saracino, via Porta Buia, tel. 0575377460/2/3, www.giostradelsaracino.arezzo.it



Sabato 21 giugno
Dedicata a Guglielmo
L’appuntamento con la 115a edizione della Giostra è per sabato 21 giugno. La Giostra sarà dedicata a Guglielmo degli Ubertini, vescovo e signore di Arezzo, morto nella battaglia di Campaldino l’11 giugno 1289, in occasione della traslazione delle sue spoglie da Certomondo di Poppi alla Cattedrale dei Santi Pietro e Donato di Arezzo.
Le celebrazioni iniziano la mattina presto, alle sette, con il primo colpo di mortaio. In tutta la giornata ne saranno sparati cinque: l’ultimo, alle ore 21.30, segnerà l’ingresso degli sbandieratori in piazza e l’inizio della Giostra.