Sull'Appennino pistoiese un pezzetto di storia fiorentina, nel nome di Francesco Ferrucci

Scritto da Giancarlo Fioretti |    Marzo 2002    |    Pag.

Giornalista

Un filo invisibile, fatto di ricordi ed emozioni, unisce da quasi cinque secoli Firenze e Gavinana. Un filo che, con il passare degli anni, non si è mai spezzato e che oggi potrebbe rappresentare un'arma vincente per il rilancio turistico della bellissima porzione di Appennino pistoiese su cui sorge appunto Gavinana. 'Qual tumulto di affetti e di ricordi non desta nell'animo il solo suo nome!', diceva dell'antico borgo il medico fiorentino Lorenzo Borri, autore nel lontano 1901 di una dettagliata guida delle principali località turistiche della montagna pistoiese. Da buon fiorentino,
Dalla piazza al paese
il Borri non poteva dimenticarsi che, proprio a Gavinana nel lontano 1530, la sconfitta delle truppe fiorentine ne spianò la strada alla restaurazione imperiale. Firenze, allora libera Repubblica, trovò nel condottiero Francesco Ferrucci un validissimo Commissario, in grado di opporsi per lungo tempo allo strapotere militare degli avversari. Ma trovatosi praticamente assediato nel piccolo paese montano, non poté far altro che morire con onore. Questa sua sconfitta, che come abbiamo detto cancellò la libertà per Firenze, ha finito invece con il passare alla storia come una vittoria, almeno da un punto di vista morale. Mentre Firenze si è limitata ad evocare nella sua toponomastica le sfortunate gesta ferrucciane (vedi, a riprova di ciò, nomi come Lungarno Ferrucci e Piazza Gavinana, che peraltro dà il nome a tutto il quartiere), il piccolo centro dell'Appennino celebra in ogni suo angolo quegli antichi episodi. La piazza principale del paese si chiama (inutile dirlo) Piazza Ferrucci, e al famoso condottiero è dedicato il monumento equestre che da oltre un secolo fa bella mostra di sé proprio al suo centro. L'opera, forse per una sorta di gratitudine storica, fu realizzata dallo scultore fiorentino Emilio Gallori che, come raccontano le cronache dell'epoca, provò un'emozione grandissima nel realizzarla. La Pieve di Santa Maria Assunta, che può vantare origini romaniche, pare che ospiti nel suo sottosuolo i poveri resti di molti combattenti quella celebre battaglia. Un monumento che si trova al suo interno fa riferimento addirittura ai resti del Ferrucci, ma il tutto è avvolto dalla leggenda.

Il museo
Se invece vogliamo scoprire e visionare dei reperti e delle stampe inerenti la vita del celebre condottiero, non dobbiamo far altro che visitare il Museo ferrucciano, uno dei tanti musei ricchi di testimonianze non troppo conosciute al di fuori di una ristretta cerchia di esperti. Il museo raccoglie in quattro salette armi della battaglia del 1530, stampe e altri cimeli del Risorgimento. Recentemente si è pensato di rilanciare l'immagine turistica di Gavinana facendo pernio proprio sulla figura del comandante fiorentino, nell'ambito di un progetto che vede le località della montagna pistoiese inserite in un percorso culturale di ampio respiro, che prevede la riscoperta di tutti quegli avvenimenti storici capaci di riaccendere l'attenzione di un turismo dai gusti più raffinati. E così quel filo che da cinque secoli unisce la riva dell'Arno con la montagna pistoiese si scopre ancora più saldo. Un filo che, dal numero sei di via Santo Spirito, ove una lapide ricorda che lì nacque Ferrucci, si dipana sui tornanti dell'Appennino unendo due località assai diverse ma con un'intensa pagina di storia in comune.

In orario invernale, fino al mese di giugno, il Museo Ferrucciano è aperto il giovedì e sabato dalle 15 alle 17 (per altri orari rivolgersi alla Biblioteca comunale o al custode, tel. 0573 64040)