Divisi a metà sulle aperture domenicali, tutti d’accordo sulle feste comandate

Scritto da Cecilia Morandi |    Giugno Bis 2017    |    Pag. 6, 7

Da bambina voleva fare la giornalista, dopo la laurea in lettere a indirizzo storico, il sogno si avvera.

Giornalista professionista, spazia dalla televisione alla carta stampata, dalla produzione di documentari alla cura editoriale.

Collabora con emittenti locali (Rtv38) e nazionali (Tmc2-Videomusic, Raiuno, La7), occupandosi per programmi televisivi di argomenti vari, dall'attualità alla moda, dai viaggi all'alimentazione.

Docente a contratto dell'Università di Firenze, dall'anno accademico 2012-13 insegna agli studenti del Laboratorio di televisione e media digitali del corso di laurea magistrale in Teorie della comunicazione.

Assemblea soci Sesto Fiorentino

Assemblea sezione soci Sesto Fiorentino - Foto A. Fantauzzo

Sondaggi

Aprire o chiudere la domenica e i festivi? Intuire il pensiero dei soci e consumatori non è sempre facile. Da parte di chi gestisce una cooperativa come l’Unicoop Firenze è importante però intercettare i bisogni e armonizzarli con i valori fondanti, che restano alla base di tutte le iniziative commerciali da portare avanti. Ecco allora che viene in soccorso la statistica, e un sondaggio, condotto via web lo scorso autunno su un campione di soci delle province dove opera Unicoop Firenze (ottobre 2016, Ufficio monitoraggi e ricerche Unicoop Firenze), illustra l’orientamento in materia di aperture domenicali e festive.

Da quando il decreto Salva Italia, dell’allora presidente del Consiglio Mario Monti, portò nel nostro Paese la completa deregulation in tema di orari e giorni di apertura delle attività commerciali, sono passati più di cinque anni. In questo periodo le persone si sono abituate alla comodità di trovare esercizi commerciali di generi alimentari aperti, sempre o quasi, ma solo poco più della metà dei 1232 soci interpellati (52%) ha dichiarato di essere favorevole alla spesa domenicale. Scendendo più in dettaglio, nell’ottobre 2016 il dato di chi aveva fatto la spesa di domenica più di una volta al mese corrispondeva al 54% del campione. La possibilità di scegliere l’orario più comodo è il motivo principale di questa scelta, ma anche la maggiore calma e il minor stress. Solo una minima percentuale lo considera un modo diverso e divertente per trascorrere la domenica.

I dati raccolti ci raccontano anche che, benché solo la metà circa degli intervistati faccia la spesa anche di domenica, il 66% è rassicurato dal sapere che ci sia un negozio sempre aperto vicino alla zona di residenza, una sorta di “paracadute” nel caso si esaurissero le scorte alimentari casalinghe o per qualsiasi necessità dell’ultimo momento.

Questi soci non vedono soluzioni alternative all’apertura domenicale e meno del 30% baratterebbe la spesa di domenica con un allungamento dell’orario di apertura serale fino alle 23. In ogni caso di domenica è preferita la fascia mattutina.

Un numero consistente di persone resta invece fedele alle abitudini pre-liberalizzazione, scegliendo di fare la spesa gli altri giorni della settimana, e si dichiara contrario alle aperture indiscriminate e senza regole. Il 20% sarebbe favorevole ad aperture domenicali solo una volta al mese come prima del 2012, mentre il 14% vorrebbe che i negozi restassero chiusi tutte le domeniche. Si tratta di soci che preferiscono dedicare il giorno festivo ad altre attività, rispetto alla spesa.

Molti degli intervistati, anche fra i favorevoli, esprimono preoccupazioni per i lavoratori, dimostrando sensibilità verso le problematiche familiari e organizzative che potrebbero incontrare.

Il panorama delle opinioni appare dunque ampiamente diviso, l’orientamento non è così netto come si potrebbe ipotizzare e le abitudini di spesa non risultano modificate rispetto al 2012, quando fu fatto un sondaggio analogo. Anche allora si dichiarava favorevole alla spesa domenicale la metà degli intervistati.

Su un punto però i soci sono quasi completamente d’accordo: anche tra i favorevoli alle domeniche aperte, la maggioranza (l’82% degli intervistati) è contraria alle aperture dei punti vendita nelle festività comandate. Natale, Pasqua, il 1° maggio e altre feste nazionali non si toccano, meritato riposo per tutti!


In Italia

C’è chi dice no

I dati nazionali sulle aperture di negozi e centri commerciali nei giorni di festa

Fare shopping a Pasqua? No grazie! Gli italiani in netta maggioranza si dichiarano contrari all’apertura delle attività commerciali durante i giorni di festa nazionale. A Natale, il Primo maggio, a Ferragosto preferiscono impiegare il loro tempo in altri modi piuttosto che andare a fare la spesa o dedicarsi allo shopping. È il risultato di un sondaggio realizzato da Demos & Pi in collaborazione con Coop e condotto da Demetra. Nel periodo 18-22 aprile 2017 sono state intervistate 1306 persone, selezionate per formare un campione rappresentativo della popolazione dello Stivale.

I risultati ci raccontano che il 63% degli italiani è d’accordo sul mantenere chiusi i negozi durante le feste comandate, un dato che sale al 78% nel nord est e si ferma al 69 % nelle regioni del centro, per scendere ancora al 62% nelle zone del nord ovest della penisola e al 58% nel sud e nelle isole. I più favorevoli alla chiusura sono gli abitanti dei comuni più piccoli, 69% per quelli sotto i diecimila abitanti e 65% per quelli fra diecimila e 30.000. Chi vive nelle città di piccole e medie dimensioni, fra i 30.000 e 500.000 abitanti, fa registrare un dato che si ferma al 59%, mentre risale fino al 61% nelle città grandi, sopra i 500.000 abitanti.

Se analizziamo i risultati offerti dal campione per fascia di età emerge che i più affezionati alle feste e meno inclini allo shopping in questi giorni sono adulti e anziani, da 45 a oltre 65 anni, con dati che oscillano tra il 66 e il 68%, ma anche i giovani fino a 24 anni fanno registrare un inaspettato 60%. Un livello di istruzione basso è associato a un numero più alto di favorevoli alla chiusura, che tocca addirittura il 72%; stesso discorso per disoccupati, operai e pensionati. La percentuale scende nella fascia che include imprenditori e lavoratori autonomi, dove solo il 38% è favorevole alla chiusura dei negozi e centri di vendita durante le festività, mentre il 62% è per uno shopping senza regole.

Gli ultimi dati che ci piace riportare riguardano i clienti abituali Coop e le donne: i primi si dichiarano favorevoli alla chiusura degli esercizi commerciali durante le festività in un percentuale del 64%, mentre la quota rosa raggiunge il 66%, cifra che fa ipotizzare desiderio di stare in famiglia, voglia di relax totale e forse una certa solidarietà femminile nei confronti di chi vede sempre più a rischio la possibilità di passare una giornata di festa insieme ai propri cari.



NORMATIVE

Europa: aperti o chiusi?

Dalla Francia alla Spagna orari e regole

Quando il presidente del Consiglio dei ministri Mario Monti varò nel 2011 il decreto che cancellava ogni restrizione precedente in materia di apertura degli esercizi commerciali, dichiarò che questa norma non solo avrebbe favorito la concorrenza e aumentato i posti di lavoro, ma anche che andava incontro a richieste che arrivavano dall’Europa e che avrebbe messo l’Italia nelle stesse condizioni degli altri Paesi del continente. Ma qual è davvero la situazione? In realtà la grande maggioranza degli Stati europei ha normative che regolano orari e giorni di chiusura e apertura. Vi sono nazioni che mettono limiti sulla tipologia dei prodotti venduti, altre prevedono localizzazioni di servizio, altre ancora danno indicazioni sulla base dell’ampiezza della superficie del negozio. Ci sono poi deroghe per aree turistiche e in alcuni Paesi la materia è delegata agli enti locali, Regioni, Province e Comuni che siano. Per fare qualche esempio, in Germania l’organizzazione degli orari di apertura è di competenza dei Länder, anche se c’è la possibilità a livello nazionale dell’apertura 24 ore su 24 dal lunedì al sabato. La domenica è giorno di chiusura, con alcune eccezioni, come panetterie, fiorai, edicole. In Spagna i negozi sotto i 300 metri quadri e quelli in aree turistiche non hanno limitazioni d’orario, mentre le aperture domenicali e nei festivi sono decise dalle autorità locali. Infine la Francia: non vi è alcuna restrizione di orario dal lunedì al sabato, ma la domenica e i festivi i negozi di generi alimentari - con le solite eccezioni per le aree turistiche - aprono soltanto fino alle 13 e restano chiusi il pomeriggio.



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