A Bruscoli, nel Mugello, un piccolo museo sulla seconda guerra mondiale

Scritto da Càrola Ciotti |    Aprile 2005    |    Pag.

Fotografa. Collabora dal 1994 con l'Informatore, soprattutto realizzando immagini, ma ultimamente anche scrivendo testi. Ha iniziato a fotografare nel 1979 dedicandosi da subito allo sviluppo e alla stampa delle proprie immagini in bianco e nero. Nel 1987, dopo alcuni anni di collaborazione con professionisti, apre un proprio studio. Portata alla ritrattistica e alla moda, non trascura il reportage e la fotografia naturalistica. In varie esposizioni ha presentato il frutto di una ricerca sul corpo e sul volto femminile.
Ha partecipato come fotografa ufficiale al festival "France Cinéma". Sue fotografie sono apparse su libri, cataloghi e riviste.

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E' passata alla storia
con il nome di Linea Gotica, ed è stata l'ultima linea di resistenza tedesca in Italia. Una fortezza immensa e formidabile che si dispiegava per ben 320 km, partendo dalla vallata del fiume Magra, a sud di La Spezia, stendendosi attraverso le Alpi Apuane fino a raggiungere una serie di capisaldi che bloccavano i vari passi appenninici. L'estremità orientale della linea percorreva la vallata del fiume Foglia fino a raggiungere le alture tra Pesaro e Cattolica, sull'Adriatico.
Queste linee difensive, oltre a sfruttare roccaforti naturali come il passo della Futa, si articolavano in un complesso sistema di bunker, fossati anticarro, campi minati e trincee scavate nelle zone di pianura. Il maresciallo Kesserling, comandante in capo delle truppe germaniche in Italia, la definì "barriera inespugnabile".
Quindicimila operai italiani furono arruolati di forza per l'esecuzione dei lavori. Nonostante ciò, non tutte le opere realizzate erano di buona qualità. I manovali italiani, infatti, non si dedicavano al lavoro con lo stesso entusiasmo dei tedeschi, e in ogni angolo della montagna, dove la Resistenza partigiana cresceva di giorno in giorno, era un succedersi continuo di azioni fulminee di sabotaggio e di ritardo.
E' lungo la Linea Gotica che si combatteranno fra le più dure battaglie della II guerra mondiale in Italia: per nove mesi, dall'estate del '44 alla primavera del '45, gli eserciti coinvolti si fronteggeranno in scontri cruenti e terribili, perdendo decine di migliaia di uomini.

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Reperti da un passato recente

Le zone dove la Linea Gotica fu costruita recano ancora oggi i segni di ciò che accadde in quegli anni. A Bruscoli, un borgo del Mugello nei pressi del Passo della Futa, esiste un piccolo museo dove, tra i reperti archeologici, geologici e della civiltà contadina, sono conservati moltissimi oggetti che ci raccontano della Linea Gotica e della guerra che lassù fu combattuta.
Qui alcuni amici, nel 1989, hanno dato vita ad un'associazione con lo scopo di studiare e censire il territorio da un punto di vista storico-archeologico: è nato così il Gruppo Archeologico di Bruscoli. Nel 1994, vista la quantità notevole di reperti rinvenuti, il gruppo ha chiesto la disponibilità di una sede, da utilizzare anche come deposito, al Comune di Firenzuola, che ha concesso i locali dell'ex scuola elementare di Bruscoli.
La prima iniziativa pubblica è stata l'allestimento di una mostra sulla civiltà contadina, poi divenuta permanente visto il successo ottenuto, oltre duemila visitatori all'anno. Negli anni immediatamente successivi fu creata la terza sezione del museo, dedicata appunto alla Linea Gotica, come a completare quel quadro storico e culturale iniziato tempo prima con tanto impegno e passione.

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Per non dimenticare

Sono circa settecento gli oggetti relativi alla storia della Linea Gotica e della seconda guerra mondiale custoditi in queste stanze. Bombe, pistole, baionette e armi d'ogni genere, maschere antigas, decorazioni militari, oggetti della vita quotidiana dei soldati, divise, bandiere, documenti... La maggior parte di queste cose sono state donate al museo da abitanti della zona che custodivano un ricordo, un cimelio, magari trovato dai propri genitori o nonni.
Per ciascuno dei pezzi che compongono l'esposizione è compilata una scheda con una breve storia dell'oggetto, in modo da poter conservare una traccia precisa della sua provenienza.
Visitare il museo, il cui ingresso è gratuito, è come compiere un passo indietro nel tempo: gli oggetti ci parlano, e attraverso il loro racconto si ha la sensazione di rivivere quell'epoca, di conoscere gli uomini e le donne che ne furono protagonisti.

La mostra non rappresenta solo una mera esposizione d'armi e cimeli. Un cartello appeso all'ingresso spiega: «Questa sala, dedicata agli eventi bellici verificatisi in questa zona durante il secondo conflitto mondiale, non è stata realizzata per amore della guerra o per nostalgia di un'Italia ormai scomparsa, ma perché l'occhio ricordi ciò che la mente potrebbe dimenticare: gli strumenti di morte ivi racchiusi servano da monito alle nuove generazioni».
Oggi più che mai, nel 60° anniversario della Liberazione, è importante per tutti conoscere, apprendere e riflettere sul significato di quella guerra che in modo così tragico e profondo ha segnato la nostra storia recente.


RESIDUATI BELLICI
La jeep di Antonio

Uno dei membri storici del Gruppo è Antonio Galeotti, un simpatico signore che all'epoca della guerra aveva 14 anni. A quei tempi viveva in una casa isolata nella zona di Pian del Voglio, raggiungibile solo attraverso sentieri impervi.
Un giorno alcuni soldati americani, a bordo di una jeep, lo incontrarono nei pressi della sua casa e gli chiesero informazioni su come raggiungere il paese. Antonio spiegò loro che l'unico modo era percorrere una mulattiera molto ripida, ma dentro di sé pensò che mai e poi mai sarebbero potuti salire fin lassù a bordo di un'automobile: era davvero molto scettico, ma quando vide che invece la jeep si arrampicava senza alcun problema per quell'impervia via, quasi non credeva ai suoi occhi.

Rimase talmente affascinato dalle potenzialità di quel mezzo che se ne ricordò per tutti gli anni a venire.
Finché un giorno ebbe finalmente l'occasione di poter acquistare una di quelle vecchie jeep: ne trovò una a Bologna, dove gli americani, dopo la liberazione, abbandonarono ogni genere di mezzi militari e pezzi di ricambio (ancora oggi a Bologna vi sono officine dove è possibile trovare pezzi originali di quegli anni).

Così Antonio ha coronato un vecchio sogno e da allora si sposta unicamente a bordo della sua jeep americana.
«Comodità niente - ci dice -, ma come va questa... nessun'altra automobile!».


60° ANNIVERSARIO DELLA LIBERAZIONE
Le iniziative

Firenze, 18 aprile, Teatro del Cestello, ore 21.30: “La cantata della Liberazione di Firenze” – concerto con voce, fisarmonica e violino. Seguirà un incontro con alcuni partigiani e gappisti fiorentini e la presentazione di un CD prodotto in collaborazione con Anpi Oltrarno e assessorato alla cultura del Comune di Firenze.

Sesto Fiorentino, 23 aprile, Aula Magna ITC Calamandrei, ore 10, "Europa: l'orizzonte della pace, l'orizzonte della libertà", i ragazzi delle scuole di Sesto Fiorentino incontrano Dagmar Roth-Behrendt, vice presidente del Parlamento Europeo.

Bruscoli (Firenze), 24 aprile, ore 15: esposizione di veicoli d'epoca, militari e civili. A seguire corteo con deposizione di una corona ai martiri della famiglia Cavicchi.

Firenze, 25 aprile, Teatro del Cestello, ore 21.30: spettacolo “Da parte a parte”, rievocazione della drammatica parabola che dall'oppressione portò alla liberazione d'Italia.

Vicchio, 25 aprile, Teatro Giotto, ore 21.30: presentazione del video ”Guerre vicine, guerre lontane”, realizzato dagli studenti delle scuole medie nell'ambito del progetto di educazione alla pace promosso dal Comune.

Scandicci, 25 aprile, Palazzetto dello Sport, ore 21.30: concerto commemorativo.

Sesto Fiorentino, 25 aprile, ore 15-20, Piazza V. Veneto, “Note Resistenti 1945 - 2005", concerto con i gruppi musicali giovanili di Sesto Fiorentino.

Museo Storico Etnografico
Via della Chiesa 4 - Bruscoli (Firenzuola – FI)
Aperto i giorni festivi dalle 15 alle 18.30
Info: Emanuele Stefanini, tel. 055818110,
http://digilander.iol.it/museobruscoli