Il primo dizionario italiano fu di un pistoiese

Scritto da Giancarlo Fioretti |    Novembre 2002    |    Pag.

Giornalista

Dal dizionario alla strada
Policarpo Petrocchi rappresenta per molti pistoiesi solo il nome di un importante viale cittadino, fiancheggiato da graziose villette in stile liberty. Non sono molti coloro che conoscono l'importanza che questo pistoiese illustre ha avuto nella storia della nostra cultura nazionale. Si deve infatti a Petrocchi il primo vocabolario della lingua italiana, pubblicato a dispense fra il 1884 ed il 1890 a Milano dalla casa editrice dei Fratelli Treves, allora la più importante del giovanissimo regno d'Italia. Nato a Castello di Cireglio, nel comune di Pistoia, nel 1852, Petrocchi dedicò i suoi cinquant'anni di vita all'insegnamento e agli studi filologici, lasciando ai posteri come principale eredità il suo celeberrimo vocabolario. "Il Novo dizionario universale della lingua italiana" fu per oltre mezzo secolo il vocabolario più diffuso in Italia, perché dava l'indicazione esatta della pronuncia, separando nettamente la lingua viva dalla lingua morta ed era ricchissimo di esempi raccolti dalla stesso autore. Lo scopo del Novo Dizionario era quello, cominciando fin dai banchi della scuola elementare, di unificare linguisticamente un paese scarsamente alfabetizzato e diviso dai dialetti.
«Attenendoci ad una sola misura, stando a una sola parlata, faremo come tanti bravi soldati intorno a una sola bandiera - scriveva lo stesso Petrocchi -. Faremo finalmente un vocabolario, una grammatica sola, chiara, facile anche per gli stranieri che trovan tanto indigesta la nostra lingua... E non ci avverrà più di scambiare quelli del nostro paese per inglesi e tedeschi».
Fu proprio grazie a quest'opera che i maestri e le maestrine sparse in tutte le scuole d'Italia poterono insegnare una lingua uniforme alle giovani generazioni. Quelle giovani generazioni che, imbevute di retorica patriottarda, furono poi inviate nelle trincee della prima guerra mondiale.
Colto ed intelligentissimo, Petrocchi fu, per la sua epoca, un vero e proprio anticonformista. Si innamorò di una donna sposata, che peraltro aveva già una figlia, e con lei visse "more uxorio" per oltre vent'anni.
Di idee libertarie, non esitò ad appoggiare in politica le forze repubblicane, radicali e socialiste che riteneva essere le sole in grado di poter migliorare le condizioni di vita della gente. Vedendo però che i tempi non erano maturi per certe ideologie, non esitò a frugarsi nel portafoglio per dotare almeno il suo piccolo borgo natio di quelle infrastrutture (come la scuola, il telegrafo ed alcune piazze e strade) che le amministrazioni preposte non riuscivano a realizzare e che anche le teorie più avanzate per l'epoca avrebbero compiuto chissà quando.
Per elevare le condizioni morali e materiali dei suoi compaesani fondò, nel 1880, la Società Onore e Lavoro che oggi, di concerto con il Comune di Pistoia ed altri enti operanti sul territorio, organizza il ciclo di celebrazioni per il 150° anniversario della nascita ed il 100° della morte.
Sul finire d'agosto, una sentita cerimonia ha riconsegnato, completamente ristrutturato, il monumento a quest'illustre letterato, posto nella piazza principale del paesino. In settembre è stato provveduto ad intitolare la scuola elementare del piccolo borgo al nome di Petrocchi, mentre il 16 novembre si terrà a Pistoia un convegno di studi sull'attualità del suo pensiero.
Grazie all'analisi dei suoi manoscritti, conservati presso la Biblioteca Forteguerriana, eminenti studiosi e linguisti cercheranno di evincere nella cultura contemporanea le tracce dell'operato di Petrocchi, il cui vocabolario, giova ricordarlo, restò in uso fino al 1952.

Ancora oggi l'opera del Petrocchi, esaurito il suo compito pedagogico, resta la testimonianza più viva e più ricca dell'uso del fiorentino (e del toscano) parlato tardo ottocentesco.

Info: Biblioteca Forteguerriana, piazza della Sapienza 5, Pistoia, tel. 0573 24348