Uno spazio libero per una città industriosa

Scritto da Pier Francesco Listri |    Settembre 2003    |    Pag.

Giornalista e scrittore Caporedattore per oltre un ventennio del quotidiano "La Nazione", è stato collaboratore del "Ponte" e de "L'Espresso". Profondo conoscitore della storia fiorentina e toscana, alla quale ha dedicato numerosi volumi. Ha curato a lungo i problemi della scuola, redigendo manuali e fondando le riviste "Tuttoscuola" e "Palomar". Ha diretto a Firenze l'emittente televisiva Rete A, al suo attivo ha anche una collaborazione trentennale con la RAI.

Dai banchi ai cavalli
Né la sua vastità,
fra le maggiori di Toscana; né la sua vetustà (ha più di mille anni) hanno salvato lo splendido Mercatale, tuttora amatissimo dai pratesi, dal divenire, purtroppo, un capientissimo garage all'aperto.
Ciononostante, questo immenso e decentrato spazio urbano miracolosamente serba un'antica solennità fusa con il colore domestico della collettiva vita quotidiana.
Fu in antico il pratese Mercatale una plaga periodicamente alluvionata dalle frequenti esondazioni del vicino Bisenzio: del resto, era stato creato in una sua ansa. Forse per questo i Romani non provvidero a sfruttarlo. Poi lentamente questo grande spazio, che in ogni città è sempre prezioso, cominciò ad essere scenario per occasioni ed eventi diversi, primo e più duraturo s'intende, come del resto dice il suo nome, quello del mercato. Ma non l'unico di Prato che, con saggia diversificazione, stabilì nella piazza del Duomo (allora si chiamava della Pieve) la vendita di pollame e carni bianche; in piazza del Comune il mercato delle biade, e qui la compra e vendita del bestiame grosso (antiche fotografie ancora lo documentano).

Fu anche altro il Mercatale. Si prestò lungo i secoli come scenario per fiere e processioni, per cerimonie, proteste e cortei, per fondaci di ramai (che vi rimasero lunghissimamente fino a ieri), per giuochi di bimbi e corse al trotto e infine anche per esecuzioni capitali (di un soldato disertore si ricorda l'esecuzione nel lontano 1650).
Risaliamo indietro nel tempo. Vi erano in antico qui diverse chiese. Del Trecento era quella notissima di San Bartolomeo, distrutta dalle bombe dell'ultima guerra, e quella di Santa Margherita, che sorgevan non distante dalla Porta Mercatale costruita nel 1308. Più tardi vi ebbe casa il grande Filippino Lippi, pittore pratese figlio dell'ancora più grande maestro Filippo, che per il Mercatale dipinse la bellissima Madonna del tabernacolo (anch'esso distrutto dalla guerra ma dai pratesi amorevolmente ricomposto).

Verso la fine del Seicento il patronato del Ceppo, la generosa e provvida istituzione che ha accompagnato la storia di Prato, costruì quel fondale barocco che erano le ben note Case Nuove. Fra Sette e Ottocento il pratese architetto Valentini diede pristina identità al bell'ovale della gran piazza, abbattendo fra l'altro gli antichi tiratoi e disponendo pilastri e panchine.
Fu una giunta socialista del primo Novecento a decretare (per il godimento del popolo) l'alberatura del lato occidentale della piazza; mentre in epoca fascista sorgerà anche l'urbanisticamente poco congrua Casa del Fascio.

Ma Mercatale non è solo una piazza con la sua pur ricca storia urbanistica; è soprattutto un luogo dell'esistenza collettiva, è lo stemma vitale della vitalissima Prato. Merita rammentare due eventi, di diversa durata e peso, ma entrambi caratterizzanti questa piazza. Più recenti, ma sempre affollate, furono dalla fine dell'Ottocento le corse dei cavalli che battevano una pista circolare e sterrata mentre popolo e notabili assistevano dalle tribune mobili allestite dalla Società delle Corse. Più antica, celebrata non solo dai pratesi e tutt'ora in vita, resta quella gran Fiera che, ogni anno a settembre, ha per scenario il Mercatale in occasione della più amata festa pratese, quella della Madonna del Sacro Cingolo, preziosa e antichissima reliquia conservata nel Duomo. Già nel Settecento un visibilio di venditori, mercanti, bancarelle, avventori, curiosi e viaggiatori, giocolieri e guardie stipavan la gran piazza che a stento conteneva, fra le sue quinte di altezza diseguale, tanto fervore di vita e di festa.

Prato, Manchester italiana, capitale internazionale del tessile e perciò nota nel mondo, serba però fra le sue mura anche straordinari tesori d'arte: dal grandioso Castello dell'Imperatore alla stupenda, rinascimentale, Santa Maria delle Carceri, dai supremi cicli pittorici del Lippi al pulpito di Donatello, dal teatro Metastasio fino a costruzioni storicamente significative come il gran Collegio Cicognini e l'opificio del Fabbricone. Ma solo il Mercatale, forse, serba, per chi lo abita o vi giunge la prima volta, la stessa forza suggestiva che lega indissolubilmente passato e presente civico.