Marzemino, Teroldego e Vino Santo. Una terra dove la produzione vinicola è notevole

Scritto da Carlo Macchi |    Luglio 2004    |    Pag.

Esperto di enogastronomia Uno dei pochi italiani in corsa per il prestigioso titolo di Master of Wine, rilasciato a Londra dall'omonima associazione. Scrive per alcune riviste italiane ed estere specializzate nel vino e nell'enogastronomia (Terre del Vino, Enotime, Merum). Ha condotto una trasmissione su Telemontecarlo sul cibo e sul vino, chiamata "Gnam". Curatore di Vini Buoni d'Italia, la prima guida italiana ai vini da vitigni autoctoni, alla seconda edizione.

Dai banchetti ai draghi
Come banchetto non andò a finire bene,
ma la colpa non fu certo del vino. La cena a cui mi riferisco è quella del secondo atto del Don Giovanni di Mozart, dove questo signore, nonostante faccia servire "L'eccellente Marzemino", fa senza dubbio una brutta fine. Figuriamoci se in tavola c'era un vinaccio che cosa gli poteva succedere!

Al contrario, se voi avrete in tavola una bella bottiglia di Marzemino andrete incontro sicuramente... ad un vino profumato di mammola, rotondo e fresco, che senza dubbio farà fare una finaccia... ai vostri intenti di fermarsi al primo bicchiere. Questo vino rosso dai profumi inconfondibili e suadenti nasce nell'unica regione italiana che fa rima con vino, il Trentino.
Dal punto di vista di noi toscani il Trentino è meta di passeggiate estive o sciate invernali, mentre in realtà è terra fondamentalmente agricola e produce una serie di vini veramente notevoli.

Dai banchetti ai draghi 2
Partiamo dal Marzemino,
che nasce in molte parti della regione e che nel Settecento era il prodotto più di moda alla corte asburgica. Per me è il classico rosso che piace alle signore, grazie alla sua morbidezza ed ai profumi di fiori e frutta di bosco.

L'altro grande rosso della regione, il Teroldego, non è legato ad un grande compositore ma ha comunque una leggenda dove qualcuno fa la solita finaccia. In questo caso non si tratta di un essere umano ma di un drago che, dopo aver terrorizzato per anni la zona di Mezzocorona, venne affrontato e sconfitto da un valoroso eroe. Si narra però che alcune gocce di sangue del drago, cadendo sul terreno, dettero origine alle viti di Teroldego. Guardando il vino nel bicchiere sembra esserci qualcosa di vero nella leggenda.
Ha un color porpora talmente profondo che sembra proprio sangue. In bocca si mostra (ovviamente) più sanguigno e corposo rispetto al vino mozartiano.
Una cosa che mi affascina in questo vino è che viene bene solo in una zona ristrettissima: la cosiddetta piana Rotaliana, quel lembo di terra che si sviluppa poco a nord di Trento. Qui il terreno è completamente alluvionale, cioè formato da grossi ciottoli portati nei secoli dai fiumi. Sarà il terreno, sarà il clima, ma il Teroldego vien bene solo lì. Probabilmente il sangue del drago non ha effetto oltre una certa distanza.

Nessun animale mitologico sfiora invece la storia di un altro grande vino locale. Subito dal nome si capisce che si ispira a tutt'altri parametri.
Sto parlando del Vino Santo trentino, l'unico vino al mondo che ricorda il nostro tanto amato Vinsanto. Questo vino passito, che nasce da uve Nosiola, non è solo Santo perché le uve messe ad appassire in settembre vengono (e venivano) pressate durante la settimana santa pasquale, ma è legato a filo doppio ad altre cose sante (o quasi). Per dirla con un termine moderno, è stato il vino ufficiale del Concilio di Trento, più volte citato e lodato da molti prelati per aver alleviato (durante i banchetti, per carità!) le fatiche conciliari.
Ma quali sono le caratteristiche di questo vino? Intanto è passito e quindi piuttosto alcolico: nei profumi, grazie a note di frutta secca, noce, miele e mandorle, ricorda molto da vicino i grandi vini dolci siciliani. In bocca è potente ma anche elegante e si abbina benissimo ai dolci secchi. Attenzione però: il primo che prova ad inzupparci un cantuccino gli faccio fare la fine di Don Giovanni o del drago!