La storia del vino di Montalcino. I risultati della degustazione

Scritto da Michele Franzan |    Gennaio 2001    |    Pag.

E' un "toscanaccio"
Da vermiglio a brunello
che in breve tempo si è conquistato un posto d'onore sulle tavole di mezzo mondo, tenendo alta la bandiera dell'enologia tricolore. E che è stato capace di dare un enorme contributo all'economia regionale, attirando al suo cospetto pacifici sciami di turisti. Stiamo parlando del Brunello di Montalcino, uno di quei prodotti tipici di cui il Belpaese va indiscutibilmente orgoglioso perché è un vivido esempio di quel "rinascimento" sociale ed economico che l'Italia ha vissuto dopo la fine del secondo conflitto mondiale.
A Montalcino, per la verità, il vino si produceva da sempre. Ma era un prodotto che aveva ben poco a che fare con il grande rosso dei giorni nostri. Si chiamava "vermiglio", e come è facile intendere, aveva le caratteristiche di un vino dal colore tenue e dal sapore leggero, da bersi a tutto pasto. Per realizzarlo, i contadini del luogo adoperavano sia le uve rosse che quelle bianche, ottenendo un prodotto da bersi nell'immediato, non adatto all'invecchiamento.
La parola Brunello compare per la prima volta a metà dell'Ottocento, ed indica quella varietà di uva sangiovese tipica di questi luoghi. Il primo viticoltore ad utilizzare solo questo vitigno per ottenere il vino di Montalcino è Ferruccio Biondi-Santi, un garibaldino che crede fermamente nelle potenzialità dell'uva e del territorio ilcinese. Ufficialmente la saga del Brunello nasce qui, ma il suo percorso trova due ostacoli insormontabili: le malattie della vite, che distruggono tutti i vigneti europei fino agli anni Trenta del Novecento, e le due guerre mondiali. E' con il boom economico che la cavalcata verso il successo riprende serrata: l'ottenimento della Doc (denominazione di origine controllata) nel 1966 è solo il primo della lunga serie di riconoscimenti che attendono il Brunello. Nel 1980, dopo essere entrato a pieno titolo nel "cuore" degli appassionati italiani e stranieri, è il primo vino italiano a conseguire la Docg (denominazione di origine controllata e garantita), marchio che ne attesta l'assoluta e indiscutibile qualità.
Il Brunello è ottenuto dal vitigno toscano per eccellenza, il sangiovese, presente a Montalcino in una particolare varietà, dagli acini più robusti. E in generale si presenta di colore rosso rubino, che assume una tonalità aranciata con l'età; sprigiona profumi intensi di ciliegia, prugna e viola mammola, e in bocca risulta potente e alcolico. Questo sia per la particolarità del clima e del territorio ilcinese, sia per la particolare tecnica di vinificazione del Brunello, che giace minimo due anni in contenitori di rovere e minimo quattro mesi in bottiglia prima di essere commercializzato. Un vino che gli enologi definiscono di grande "struttura", insomma. Ideale complemento per le pietanze dal sapore deciso e dalle cotture elaborate quali l'agnello al forno, il cinghiale in umido ed il brasato, solo per citarne alcune.

Assaggiati per voi
La degustazione dei Brunello di Montalcino che si trovano negli scaffali della Coop (l'assortimento più ampio è negli Ipercoop) ha riguardato le annate attualmente in commercio: il 1994 ed il 1995. L'immissione al consumo, infatti, per i Brunello d'annata avviene dopo il 1° gennaio del sesto anno successivo a quello della vendemmia. Mentre per le Riserve occorre attendere dodici mesi in più.

Castello Romitorio 1995
Punteggio 85
prezzo di riferimento L. 49.000.
Alla vista si presenta di colore rubino con dei riflessi porpora. I profumi che sprigiona sono dolci e morbidi: ricordano la ciliegia e la mora giustamente mature. Una soavità che riscontriamo anche al palato, assieme ad una grande concentrazione che rende il vino molto persistente. Ottimo già adesso, si può conservare a lungo in cantina.

Biondi Santi 1995
Punteggio 84
prezzo di riferimento L. 95.000.
E' il manifesto dei Brunello "antica maniera": colore rubino/granato non eccessivamente concentrato, profumi di ciliegia matura impreziositi da note speziate, una bocca che è un velluto.

Villa dei Lecci 1994
Punteggio 82
prezzo di riferimento L. 44.000.
Di colore rosso rubino, con sfumature granata che appaiono sul bordo del bicchiere. Emana profumi di ciliegia matura e liquirizia, mentre al palato risulta avvolgente ed alcolico. Nel finale si percepisce un piacevole gusto di frutta secca.

Castelgiocondo 1995
Punteggio 80
prezzo di riferimento L. 45.000.
Di colore inchiostro, impenetrabile. Al naso regala sentori di menta, pelliccia e ciliegia matura, mentre in bocca risulta giustamente astringente e succoso. Ha nerbo e personalità.

Castello Banfi 1994
Punteggio 78
prezzo di riferimento L. 42.000.
Mostra un colore diverso dagli altri vini presi in esame sino adesso: è di un rosso scuro ed impenetrabile. Portando il naso sopra al bicchiere si avvertono dei profumi di mora matura e di spezie. In bocca regala un gusto ricco e prolungato, mantenendo un ottimo equilibrio.

La Magia 1994
Punteggio 77
prezzo di riferimento L. 42.000.
E' un Brunello di stile tradizionale. Lo si nota dal colore, un rosso rubino non molto carico, dai profumi che ricordano quelli tradizionali del sangiovese maturo (confettura di ciliegia e tabacco) e dal gusto asciutto e caloroso al tempo stesso.

Fattoria dei Barbi 1994
Punteggio 76
prezzo di riferimento L. 39.000.
Si presenta di un bel rosso rubino, impreziosito da nervature tendenti al color arancio. Al naso appaiono evidenti le note di frutta matura: prugna e ciliegia su tutte. Al palato si avverte una certa astringenza, ed una buona dose di calore data dall'alcol.

La giuria
I Brunello di Montalcino sono stati presi in esame da una commissione di degustatori professionisti, un pool di esperti che dopo attente valutazioni ha espresso il proprio giudizio sulla qualità dei prodotti.
La degustazione "tecnica" è un'operazione che si compone di tre momenti. La prima fase riguarda la valutazione del colore del vino, la seconda l'intensità e la qualità dei profumi che sprigiona; con la terza si giudica il gusto. Il punteggio che ne risulta, espresso in centesimi, dice in sostanza se e quanto un vino è "buono". Per risultare gradevole, infatti, oltre a non presentare difetti — il celebre sentore di tappo è uno di questi — deve possedere un insieme di qualità che contribuiscono a creare ciò che comunemente chiamiamo "piacevolezza": in genere i grandi vini sprigionano vari profumi e regalano la classica "esplosione di gusto", che persiste a lungo in bocca.
Pur seguendo un metodo standard, il punteggio assegnato dalla commissione è relativo unicamente alla degustazione in oggetto, e non è confrontabile con altri punteggi ottenuti in altre occasioni. In pratica si è cercato di fare una "classifica" fra i vini degustati. Il prezzo, infine, è quello normale di vendita e può variare in relazione a particolari promozioni oppure per variazioni di mercato fra quando si scrive e il momento della lettura del giornale.