Intitolato a Nelson Mandela, è uno spazio dove non si fa solo musica. La collaborazione con Unicoop Firenze

Scritto da Bruno Santini |    Febbraio 2008    |    Pag.

Attore e giornalista. Attore teatrale (con esperienze al fianco di S. Randone, E. M. Salerno, A. Asti...), cinematografico (in film di Pieraccioni, Monicelli, Panariello, Vanzina...) e televisivo (in fiction come 'La squadra', 'Carabinieri 2", "Vivere", "Questa casa non è un albergo"...). Giornalista dal 1990, è anche speaker ed autore radiofonico. E' il conduttore del programma televisivo "InformaCoop".

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Cosa c'è dietro il biglietto per il concerto dell'artista, o dell'incontro sportivo, che abbiamo in mano? Se l'evento si svolge al Nelson Mandela Forum di Firenze davvero tanto... a cominciare dalla filosofia che portò alla trasformazione, avvenuta compiutamente nel novembre 2004, da Palasport a quello che rappresenta l'attuale struttura.
Un cammino affascinante ma anche lungo e difficile, che proviamo a ripercorrere con Massimo Gramigni dell'Associazione Nelson Mandela Forum che gestisce la struttura.

Qual era la situazione del Palazzetto dello Sport di Firenze?
«Le condizioni d'abbandono erano palesi. Era dal 1985 che nessuno aveva dato una mano di vernice. La prima relazione tecnica effettuata sentenziava: "ci piove dentro". Era meglio comprare un cd piuttosto che venire a vedere un concerto... Io e il mio socio Claudio Bertini partivamo da un dato inconfutabile: il Palazzetto dello Sport di Firenze ha quattro ettari e mezzo di superficie ed è il settimo impianto per capienza d'Italia... ma per la morfologia della stessa regione può contare su un bacino di spettatori non elevatissimo (1.500.000 abitanti con l'aggiunta di circa 30.000 studenti universitari fuori sede). Situazione aggravata da una viabilità assai complessa: basti pensare che in Italia, oltre a Firenze, ad avere un'analoga struttura situata in città è solo Bologna... Tutti gli altri Palasport sorgono in aree periferiche».

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Con quali obiettivi avete iniziato la vostra opera di trasformazione?
«Il primo intento che volevamo raggiungere - prosegue Gramigni - era quello di trasformare lo spettatore in cliente e per far questo dovevamo garantire una serie di cose come confort e attrezzature all'interno della struttura, servizi igienici per persone diversamente abili, un'ottima acustica e, non ultimo, facilitare la mobilità con treni e pullman speciali, parcheggi. In ragione di ciò abbiamo anche intensificato la rete di vendita dei biglietti; basti pensare che siamo presenti in ben 8 supermercati Unicoop della Toscana, che diventeranno 25 nei prossimi mesi. Il secondo intento che c'eravamo imposti era quello di ricordare allo spettatore il suo ruolo di "cittadino". Perché non far trovare all'interno della struttura un punto informazione, anche un semplice banchino, dei servizi alla città, uno spazio destinato ad un'associazione di volontariato che facesse la propria azione civile senza scandali o dimostrazioni drastiche? Non ritenevamo che fosse un azzardo... E in questa direzione abbiamo operato!».
Ne sono una palese dimostrazione le mostre permanenti ospitate all'interno della struttura di cui ci occupiamo in un box a parte.

Come è nata l'idea di dedicare la struttura a Nelson Mandela?
«Coltiviamo il sogno di rianimare il terreno comune sul quale gli uomini possono incontrarsi e scoprirsi diversi: perché dove gli uomini si incontrano per davvero nasce il senso dello stare assieme, dell'essere una comunità aperta, globale, multiculturale. Per dare un nome e un volto a questo grande sogno abbiamo guardato ad un esempio vivente che incarna lo spirito umanitario di questi tempi: Nelson Mandela. "Chi lo conosce - ci siamo detti - apprezzerà, e a chi non lo conosce lo insegneremo noi". In nessun altra parte del mondo, oltre al Sudafrica, esiste un Nelson Mandela Forum: la nostra è l'unica concessione rilasciata dalla sua Fondazione... ed il tutto è sancito con un contratto contenente solo cinque articoli; se penso alla complessità di una qualsiasi nostra polizza assicurativa!».

Quali interventi avete realizzato?
«Il Mandela Forum è un progetto di lungo periodo che cresce in modo organico, quotidianamente, per piccoli grandi passi: sono stati portati avanti interventi fondamentali per ospitare al meglio tutte le attività - di sport, spettacolo ma anche di "inclusione sociale". Sono stati realizzati interventi di riqualificazione della struttura ponendo particolare attenzione al risparmio energetico, idrico e alle più recenti innovazioni nel campo della bioarchitettura».

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Certo che per costruire tutto questo devono essere stati necessari grossi investimenti...
Abbiamo speso fino ad ora € 3.450.000, senza però avere mai interrotto l'attività. Il 29 agosto del 2007 abbiamo ospitato un incontro con 5.500 buddisti, mentre 124 operai lavoravano senza disturbare le loro preghiere. Questa è la forza della funzionalità».

La collaborazione con Unicoop Firenze come è nata? E che valore ha?
«Fondamentale - è la lapidaria risposta di Gramigni - Ci presentammo all'appuntamento con il presidente Campaini senza neanche un pezzo di carta scritta... e con la preoccupazione che ci proponesse di chiamarlo "PalaCoop". Io raccontai candidamente il nostro sogno, il mio socio allargò le braccia come per dire: "Che ci vuol fare, lui è fatto così!" e Campaini disse: "Noi ci siamo!", sposando in pieno quella che era la nostra filosofia. Dopo alcuni giorni ricevemmo una telefonata che ci comunicò che il Consiglio di amministrazione di Unicoop Firenze aveva approvato all'unanimità la scelta e quello fu l'inizio di una grande responsabilità che ancora oggi è sorretta dal personale del Forum e dai tanti dirigenti, donne e uomini, di Unicoop Firenze».

Scegli, nell'album dei ricordi, quello che potrebbe essere il più emblematico legato alla storia del Mandela Forum...
«In questi quattro anni abbiamo ospitato i più grandi nomi dello spettacolo a livello internazionale, ma io ricordo con piacere alcuni atleti giovanissimi che partecipavano ad un campionato di judo: si stavano facendo una foto ed avevano scelto come sfondo i pannelli della mostra sui diritti umani. Lì ho capito che il sogno si era davvero realizzato».



Mostre permanenti

i diritti dell'uomo
I diritti dell'uomo

All'interno di quel percorso civile già evidenziato nell'intervista a Massimo Gramigni riportata in altra parte della pagina, il Nelson Mandela ospita alcune mostre permanenti di assoluto valore.
Al piano inferiore della struttura è allestita la Mostra sulla Shoah: un percorso didattico e divulgativo che si potrebbe definire micro-museale e che comprende: una sezione che introduce il tema attraverso il significato di alcune parole chiave (olocausto, antisemitismo...), due stanze adibite al racconto della storia della Shoah attraverso testi, immagini emblematiche e supporti multimediali.
Il professor Marcello Flores ha invece ideato e curato "Il Muro dei Diritti": un cammino interattivo per comprendere e ricordare le motivazioni che hanno portato alla necessità di formulare una base comune di diritti a tutti gli esseri umani.
In conformità con l'impegno di sviluppare un progetto continuativo di promozione e informazione sui valori e le idee che Nelson Mandela rappresenta nel mondo si colloca la mostra "Mandela - Il ritratto di un uomo".
Infine nel maggio 2007, nell'ambito dell'Africa Day, sono state inaugurate due mostre fotografiche: "A testa in sud" (storie del sud del mondo raccontate dalle immagini di Marco Quinti) e "La vita a fuoco", scatti realizzati da ragazzi delle township di Cape Town, Sud Africa, a cura di Margherita e Ludovico Guarnieri.

Tutte le mostre sono ad ingresso libero e sono visibili negli orari di apertura del Nelson Mandela Forum.

Info: tel. 055678841