Il museo della vite e del vino a Carmignano

Scritto da Isabella Puccini |    Aprile 2000    |    Pag.

Giornalista

Primavera, si risveglia la natura e torna la voglia di andar per gite. Un'invitante possibilità è quella di percorrere la strada dei vini medicei in quel di Carmignano. Dolci colline fanno da cornice all'itinerario che porta dritto dritto in piazza Vittorio Emanuele, dove ha sede il "Museo della vite e del vino".
"Avevamo in progetto di realizzare questo museo già da qualche anno - dice Paola Rosati, assessore alla cultura del Comune di Carmignano -. L'idea era venuta a Paolo De Simonis, studioso della cultura contadina, e finalmente lo scorso settembre l'abbiamo realizzata. Obiettivo era valorizzare il buon vino che, fin da tempi remoti, viene prodotto sulle nostre colline".
Curiosando fra i reperti citati nel museo si ha la conferma che la storia e la tradizione del "Carmignano" vengono da lontano. Suppellettili di epoca etrusca raccontano di antiche mescite e, spulciando i documenti storici, salta fuori niente meno che il nome di Giulio Cesare, il quale tra il 50 e il 60 a.C. assegnava ai suoi veterani i terreni della zona, coltivati a vite. Ma le prime vere "chicche" compaiono nel 1300, periodo in cui il celebre mercante pratese Francesco Datini giudicava il "Charmignano" un nettare di ottima qualità, pagandolo circa quattro volte di più rispetto ai vini più prestigiosi dell'epoca.
Saltiamo qualche secolo, e arriviamo al fatidico 1716, anno dei massimi fasti. Il Granduca Cosimo III de' Medici, infatti, glorificò il prodotto dei vitigni di Montalbano, assegnandogli un'equivalente dell'attuale Doc. Nel bando si stabilivano precise e severe norme per la vendemmia, delimitando con precisione la zona di produzione. Un altro episodio eclatante avvenne nella Londra della metà del '700, quando il vino del Cartei sbaragliò due contendenti, gli apprezzatissimi Borgogna e Bordeaux.
Il museo è allestito nelle antiche cantine di Ippolito Niccolini, che già nel 1880 esportava in gran parte dei paesi europei. Le caratteristiche volte a botte creano un'atmosfera perfetta. Nelle prime stanze ci sono le collezioni Datini e la raccolta di Federico Melis. Nel corridoio, organizzato come un viaggio a tappe, alcuni pannelli illustrano l'excursus storico del vino. Una curiosa poesia ateniese del IV secolo a.C. descrive bene l'approccio che si dovrebbe avere con il vino. Eubolo scrive così:
Miscelo tre crateri solo per le persone ragionevoli
Il primo ad essere svuotato è per la salute
Il secondo è per l'amore ed il piacere
Il terzo è per dormire
Il quarto non è più per me, ma per l'eccesso
Già all'epoca si davano consigli utili! Completano la raccolta strumenti di lavoro: zappe, vanghe, rastrelli, giunchi, forbici, che trasudano storia.

Il vino
Il Montalbano fa parte di una delle sette sottozone del Chianti. Una caratteristica importante è che qui l'uva matura in un territorio particolare, sia per la composizione del suolo che per l'esposizione al sole. Caterina de' Medici aveva inoltre portato in Toscana uve di Francia, dette "francesche". E così già da quell'epoca il Carmignano si faceva anche con le famose uve Cabernet e Sauvignon. Un'altra curiosa storia è quella del "vin ruspo", meno nobile ma altrettanto importante. La sua origine è legata a filo doppio alla mezzadria. Durante la vendemmia il mezzadro, con la scusa che era tardi, rimandava al giorno dopo il trasporto delle uve alla fattoria. Durante la notte "ruspava" (spillava di soppiatto) il mosto, che poi finiva, senza essere governato, nella cantina del mezzadro. Il risultato era un vino rosato e versatile, leggero e frizzantino, e soprattutto a buon mercato.

Museo della vite e del vino
Piazza Vittorio Emanuele, Carmignano (Prato), tel. e fax 0558712468
Orario: da martedì a domenica 9-12 e 15-18. Chiuso il lunedì