La storia di Ittica '90, da piccola a grande impresa con Coop

Scritto da Laura D'Ettole |    Maggio 2000    |    Pag.

Giornalista. Specializzata in argomenti di carattere socioeconomico, dal 1997 al 2015 ha collaborato anche con l'ufficio stampa di Unicoop Firenze. Ha lavorato per il settimanale economico ToscanAffari, Il Sole 24Ore Centro Nord e il Corriere Fiorentino.
La sua carriera come giornalista è iniziata nell'89 sulle pagine del Sole 24 Ore, ed ha al suo attivo numerose collaborazioni con quotidiani ed emittenti televisive, per le quali ha realizzato trasmissioni di carattere divulgativo legate ai Centri per l'impiego, su temi come la formazione e l'orientamento professionale.
Laureata in filosofia, ha un lungo percorso come ricercatrice nel campo della sociologia applicata, che l'ha portata nel '92 a collaborare per quattro anni al progetto Unicef "Il bambino urbano".

Da bottega a centro di distribuzione
Ogni mattina partivano in quattro fratelli, alla ventura, su un camioncino con la scritta "La bottega del mare"; era il 1976 e andavano a vendere il pesce in giro fra la gente di Empoli e dintorni, gridando: "pesce fresco!". Oggi si chiamano "Ittica '90" e sono uno dei più importanti ingrossi di pesce del comprensorio. In cifre: 35 dipendenti che lavorano in una struttura di 13 mila mq situata a Cerreto Guidi, una cinquantina di clienti sparsi per la Toscana, un fatturato di 30 miliardi nel '99, e si preparano anche a sbarcare su internet.
La chiave di questo successo, messo insieme pezzo per pezzo, è stato il rapporto con la moderna distribuzione commerciale, in particolare con Coop.
Il giovane presidente, Massimo Manzi, 39 anni, ricorda ancora quei tempi, neanche troppo lontani, in cui si svegliava a mezzanotte per cominciare il lavoro: "Ho smesso di andare a scuola a 15 anni, perché ero innamorato di questo mestiere. Erano momenti felici in questo settore, perché la domanda era superiore all'offerta, anche se il pesce, in proporzione, costava molto più di adesso e le varietà vendute non erano tante".
Il rapporto con Coop comincia quasi per caso. Visto che l'attività andava bene, i quattro fratelli decidono di aprire un negozio vicino al supermercato di via della Repubblica a Empoli, mentre la casa del padre continuava a funzionare come ingrosso del pesce. Allora i rapporti con Coop erano quelli che legano affittuario e inquilino, niente di più. Fino al 1988, quando fu deciso di sperimentare la vendita del pesce nel supermercato Coop di via Cimabue a Firenze. "Credevamo molto all'inserimento del pesce nei supermercati. Ma soprattutto ci credeva l'Unicoop, che voleva rilanciare i reparti di prodotti freschi nei supermercati".
Era un rapporto basato tutto sulla parola, sulla fiducia reciproca. Per la Coop era la prima esperienza nella vendita di prodotti ittici, quindi era una specie di salto nel buio. Ma fu questione di poco. Perché l'esperimento in via Cimabue fu un vero successo. Da lì il problema fu solo quello di imparare a diventare grandi.
Oggi il pesce arriva in camion dall'Italia e dall'estero, alle tre di mattina. Sono sessanta tonnellate settimanali di prodotto, che deve essere sottoposto a verifiche secondo la normativa europea: dalla temperatura dei container allo stato degli imballaggi. In più sono da effettuare una serie di controlli imposti dal protocollo d'intesa con Coop. Vale a dire controlli di qualità e test a campione con analisi batteriologiche. Coop, da parte sua, oltre alle varie verifiche quando il pesce arriva nei punti vendita (temperatura, pulizia, stato batteriologico, controllo a campione), esegue dei controlli a sorpresa in azienda e nei magazzini.
"Sono regole molto severe - dice Manzi - ma d'altra parte questo è l'unico modo di stare sul mercato in modo efficiente". E anche ad Ittica '90 hanno le migliori intenzioni di andare ancora avanti. Oltre a vendere il pesce su internet, si stanno dotando di una struttura di management alla quale delegare una parte del settore commerciale: "Perché c'è un grande potenziale di domanda che ancora non riusciamo a soddisfare", continua Massimo Manzi. Che non prova fatica ad alzarsi ancora alle tre di mattina, quando la gente comune è ancora nel primo sonno, né a uscire dall'azienda alle otto di sera quando quasi tutti guardano il telegiornale.
Perché quando vede un pesce sa dire perfino dove lo hanno pescato. Perché esorta tutti a curarlo "come un neonato". Insomma, perché questo mestiere lo fa con una passione indicibile.