La Toscana prova a ridere negli anni di piombo. Nasce l'ambientalismo, si riscoprono i borghi rurali

Scritto da Pier Francesco Listri |    Settembre 2005    |    Pag.

Giornalista e scrittore Caporedattore per oltre un ventennio del quotidiano "La Nazione", è stato collaboratore del "Ponte" e de "L'Espresso". Profondo conoscitore della storia fiorentina e toscana, alla quale ha dedicato numerosi volumi. Ha curato a lungo i problemi della scuola, redigendo manuali e fondando le riviste "Tuttoscuola" e "Palomar". Ha diretto a Firenze l'emittente televisiva Rete A, al suo attivo ha anche una collaborazione trentennale con la RAI.

Da Amici miei a Benigni
Gli anni Settanta
segnano la fine della guerra del Vietnam, l'ascesa al pontificato di papa Wojtyla, e alla presidenza della repubblica di Sandro Pertini. Sono anche gli anni della contestazione, del terrorismo e del delitto Moro, dei referendum su aborto e divorzio.
Nasce (1975) il quotidiano "La Repubblica" e la Rai è riformata (1976) dopo la lunga era Bernabei: prendono avvio le tv libere e commerciali.
Agli inizi del decennio, decisiva anche la crisi energetica mondiale. Anche la Toscana registra la fine dell'utopia dello sviluppo illimitato, la nascita dell'ecologismo e dell'ambientalismo. In Toscana in questi anni vigoroso è il recupero delle antiche case coloniche, c'è l'aurora dell'agriturismo; si decreta la fine dell'esclusiva centralità turistica di Firenze e Siena e la riscoperta di borghi e cittadine ricche di paesaggio, arte e storia.

Il primato toscano del decennio va forse, paradossalmente, ascritto all'ambito dello spettacolo. Ad apertura del decennio, 1970, esce il film "Metello" di Bolognini, trascrizione del celebrato romanzo omonimo di Vasco Pratolini.
A metà decennio (1975), Monicelli gira il primo episodio di "Amici miei", film cult che segna il trionfale ingresso - che dura tuttora - della nuova comicità toscana nel panorama nazionale.
Sulle scene del teatro appare "Cioni Mario di Gaspare fu Giulia", di Benigni e Bertolucci, grande monologo dell'ancor giovane genio di Vergaio, esemplare scenario fra angoscia e comicità nella provincia toscana.
Una storica casa editrice fiorentina, la Giunti, rilancia i libri di Emilio Salgari, del ciclo di Tarzan, che lo schermo televisivo ha riproposto.
Ma il '75 si colora insieme, nell'ambito della cultura, di gloria e di tragedia: Eugenio Montale riceve il premio Nobel nel '75 e, quasi contemporaneamente, Pier Paolo Pasolini (voce e coscienza dell'Italia migliore) muore assassinato sul lido di Ostia.

I gravi problemi e i tragici eventi del decennio si riverberano sul quotidiano con contrastanti emozioni. L'arte fa la sua parte in una Firenze dove il turismo non è scoraggiato dalla scena internazionale. Nel 1978, anno del sesto centenario della nascita di Brunelleschi, si investiga sulla ancora misteriosa struttura della splendida e arditissima Cupola. In chiave poi con gli spiriti del decennio, che lega arte e politica, Palazzo Strozzi ospita la più grande rassegna retrospettiva del grande pittore di murales Siqueiros.
La squadra della Fiorentina traversa un lungo decennio travagliato che vede sulla panchina succedersi gli allenatori Oronzo Pugliese, il glaciale Nils Liedholm, poi Gigi Radice, Nereo Rocco, Carletto Mazzone e Paolo Carosi: nonostante tanta varietà la squadra veleggia verso i bassifondi della classifica; le redini dell'azienda passano alla fine alla famiglia Pontello; il cuore dei tifosi è tutto per l'angelo biondo Giancarlo Antognoni.
Nel '77 Firenze ha un sussulto alla morte di Giorgio La Pira, grandiosi i funerali. Nella Chiesa fiorentina, al ritiro per limiti di età di Ermenegildo Florit (1977), succede l'arcivescovo pratese Giovanni Benelli, già sostituto alla Segreteria di Stato vaticana e personalità di spicco non solo italiana.
Anche negli anni di piombo Firenze non rinuncia alla grande musica. Nel 1971 per la prima volta il maestro Muti inaugura il Maggio, con "L'Africana" di Meyerbeer; l'anno dopo ancora è sulla scena il "Guglielmo Tell" e "L'Ulisse" di Dallapiccola. Inaugurata una nuova gestione nel 1974 con la direzione di Massimo Bogianckino (futuro sindaco di Firenze), nel '76 si avrà uno strepitoso "Orfeo" di Gluck, con il trio Muti-Ronconi-Pizzi.

Nasce ora il nuovo ospedale di Torregalli a Scandicci e si inaugura lo Space Electronic di via Palazzuolo, arena simbolica dell'aggregazione giovanile. Il nuovo viadotto dell'Indiano, unica campata di ferro con 210 metri di luce, ricorda gli antichi (e ahimé sciaguratamente a suo tempo distrutti) due ponti di ferro sull'Arno di leopoldina memoria. Nasce ancora sull'Arno il ponte di Varlungo a due piani di percorrenza.
Quando il decennio finisce, forse solo attorno all'ampliato mercato di San Lorenzo e in qualche parte dell'Oltrarno ancora si riesce a cogliere l'aria, intima e plebea, calda, artigiana, generosa e beffarda di "Firenze com'era".
La globalizzazione, nevrotica e presto consumistica, si annuncia: Firenze pare solo subirne i disagi senza coglierne occasioni e invenzioni.