La storia e le passioni di un popolo in una danza che si balla in coppia, ma da soli

Scritto da Giulia Caruso |    Aprile 2006    |    Pag.

Giornalista Si è formata professionalmente come collaboratrice stabile della cronaca toscana de l'Unità, redazione cultura e spettacoli, dal '90 al '97, per la quale si è occupata di musica - in prevalenza rock - moda, costume e cinema. Attualmente collabora con il Corriere di Firenze per il quale è corrispondente per la cronaca locale da Empoli, e per il mensile Rockstar. Esperta di linguaggi e culture giovanili, di viaggi e turismo, è inoltre appassionata di enogastronomia.

Cuore gitano
Passione turbolenta e frenetica magia.
Il flamenco è un baile ma è anche musica, canto e poesia. La poesia del corpo, il ritmo del respiro e il battito di una sensualità raffinata e a volte selvaggia.
Il flamenco nasce in Andalusia, ultimo lembo di Spagna a due passi dall'Africa, terra di invasioni e miscuglio di etnie arabe e gitane. E proprio ai gitani è stata universalmente attribuita la paternità di questa ammaliante danza. Ma l'avventura del flamenco non ha un percorso così semplice. Il racconto può iniziare quando i gitani fecero la loro apparizione in Spagna verso la metà del 1400.
Per tutto il secolo, e buona parte di quello seguente, fu loro imposto di esercitare solo il mestiere di braccianti agricoli, ma il popolo gitano, ballerino e musicista nell'anima, non rinunciò alla sua vocazione per la musica e la danza e continuò a praticarle entrambe, spesso in clandestinità e con la complicità della popolazione locale. Assimilò così tutti i balli andalusi ed africani e i vari stili musicali autoctoni, tra cui fandango, jaleo e seguidilla, creando nuove forme musicali e coreiche.

Il flamenco si sviluppò su un terreno ispirativo i cui temi erano le difficoltà della vita, il destino avverso, l'amore contrastato e la morte. Le cose cominciarono a migliorare nel 1784 quando il governo concesse ai gitani la libertà di movimento, e soprattutto la libertà di esercitare apertamente la musica e la danza. Sul flamenco riuscirono così a costruire una forte identità culturale.

Poiché dal punto di vista della melodia nella musica flamenca e soprattutto nel canto si ravvisa una forte affinità con la vocalità spirituale araba, è stato quasi inevitabile per i musicologi provare a teorizzare la composizione altrettanto araba del cante stesso. I movimenti della danza invece sono diretta emanazione delle tradizioni coreiche andaluse e in particolare del fandango. Un'altra teoria vuole che il flamenco cantato derivi dal cante hondo, un canto popolare che i gitani andalusi avrebbero creato su basi musicali ebraiche.

Il flamenco è un ballo individuale che si balla in coppia, in pratica è un ballo di coppia a distanza. Nel baile la dama è libera, forte dei movimenti erotici delle anche e impreziosisce la performance con le complicate figurazioni delle mani e delle braccia, l'esibizione spavalda della parte superiore del corpo, la spinta verso l'alto insieme al vorticoso movimento delle gonne. I movimenti del partner, che esprimono comunque forza, sicurezza e determinazione, sono però più pacati, contribuendo così a mettere in risalto l'esibizione della dama. Le regole scritte di questo ballo sono poche, ma il suo fascino sta nella capacità di interpretazione personale.
Il flamenco è un'arte difficile, proprio perché il ballerino deve possedere una grande padronanza di un linguaggio del corpo, fatto di pochi segni convenzionali ma di grande capacità individuale di trasmettere emozioni. I movimenti dei piedi, importantissimi, sono stati accuratamente codificati, ma i movimenti del corpo sono concepiti liberamente e hanno un peso decisivo sull'effetto complessivo della performance. Tutto il corpo è coinvolto, compreso lo sguardo che diventa veicolo delle emozioni che si vogliono rappresentare, così come le contrazioni del volto, che devono essere a tempo con la musica, per cui è importantissima l'intesa tra danzatori e musicisti.
Esiste un rapporto particolare fra la parte cantata, la musica e l'esecuzione coreica, che si alternano: per esempio durante il momento musicale la chitarra diventa protagonista, il ballo si raffredda, il canto tace. Durante il momento cantato, invece, assume rilevanza il significato profondo del testo poetico. La sequenza di questi tre momenti, di volta in volta concordata fra ballerino e suonatore, è una sequenza variabile ma comunque è congegnata in modo da assicurare la scena e il primo piano a ciascun protagonista, secondo il tempo necessario.

Passi di tacco
I danzatori di flamenco sono innanzi tutto attori. Nel flamenco odierno si distinguono due stili. Uno è quello classico, composto, dove ha importanza la ricerca dell'eleganza formale ed estetica. Il secondo, più vicino alle origini gitane, è fatto di improvvisazione, intuito, istinto, scatti eccessivi e repentini. I passi del flamenco hanno avuto nel corso della storia un'evoluzione continua. Per cui il baile odierno è molto diverso da quello delle origini.
Uno dei movimenti dei piedi più significativi, fra quelli codificati fino ad oggi, è lo zapateado (da zapato, scarpa) ovvero la percussione ritmica delle scarpe sul pavimento che produce suoni differenziati a seconda che si batta il tacco, la pianta o la punta. Lo zapateado si distingue in redoble, di breve durata, e cobilla, di durata prolungata. Desplantes è invece la cascata di passi a percussione potenziata; punteado è una serie di passetti leggeri, concepiti per lasciare il primo piano all'esecuzione musicale della chitarra.

Altrettanto affascinante è la geografia del flamenco, che si snoda su un itinerario che va da Cadiz a Jerez de la Frontera - dove sorge il Centro Andaluz de Flamenco, una vera accademia di livello internazionale con tanto di Cátedra de Flamencología, fondata nel 1958 -, passando attraverso la sua capitale naturale, cioè Siviglia. La metropoli andalusa continua a dedicare al baile un vero e proprio culto. Basta citare la Feria de Abril, che si svolge una settimana dopo la semana santa (la settimana santa), quest'anno è dal 23 al 30 aprile. Il barrio Los Remedios si trasforma in un vortice di musica eseguita dalle migliori orchestre gitane. Tutte le donne, di qualsiasi estrazione sociale, anche le bambine, indossano los trajes de flamenca (il costume da flamenco) e ballano ad ogni angolo. C'è poi la Biennale del flamenco che ogni due anni richiama appassionati e curiosi da ogni parte del mondo (quest'anno dal 13 settembre al 15 ottobre), e una Feria mundial del flamenco che si svolge annualmente, più o meno nello stesso periodo della Biennale.

I corsi - principianti, intermedio, avanzato - si tengono a Firenze (La cueva flamenca, via San Zanobi 57, info: 339 5951505); Prato (Scarpetta rossa, viale Montegrappa 210, info: 339 5951505); Pistoia (a Pieve a Nievole, presso il Laboratorio accademico danza, via don Minzoni 19, info: 0572 80987).

Si chiama Fundaciòn Flamenca Andaluz (www.fundacionflamenca.it), ed è un'associazione culturale nata a Firenze nel 2005 per promuovere la cultura del flamenco, in tutte le sue forme: canto, chitarra e ballo.
Info: 339 5951505